
Crescere in qualità umana, urbana, ambientale: la sintesi della discussione sul Piano urbanistico generale (PUG) è proprio questa in particolare perché si pone l’obiettivo ambizioso (nelle intenzioni) di diventare il perimetro entro cui sviluppare la città futura.
Un perimetro che spazia a tutto campo in servizi, ambiente, sociale, urbanistica, cultura… l’elenco potrebbe essere infinito e nel completarlo potrebbero aiutare i desiderata e i rilievi su ciò che non va oggi e quello che si spera espressi dai cittadini nei tavoli di confronto che si sono riuniti nel corso degli appuntamenti partecipati che hanno costellato l’intero 2023.
Al percorso partecipato attorno al PUG è stato dato un ultimo approdo con l’incontro aperto alle categorie economiche e che ha centrato il tema sul lavoro e, come conseguenza, anche l’interrogativo su quale lavoro si prospetterà e per chi considerato che, come è stato rilevato, a mancare è il lavoro femminile che può essere il valore del futuro.

La macchina urbanistica, declinata tenendo conto delle emergenze di oggi – sostenibilità prima di tutto legata ai cambiamenti climatici – deve mettere al primo posto il tema del lavoro, dell’economia e di come si potranno conciliare i parametri che garantiscono la crescita con quelli che devono inquadrarne uno nuovo: quello della sostenibilità, dell’aspetto sociale che non può essere sacrificato al mercato. Lo hanno sottolineato i protagonisti dell’incontro dei giorni scorsi al Laboratorio aperto che si è svolto nell’ex chiesa del Carmine, coordinato da Gian Luca Rocco direttore editoriale di Libertà a cui hanno partecipato l’assessore regionale Vincenzo Colla, il responsabile di Cresme Lorenzo Bellicini e il professor Mariano Bella, direttore del centro studi nazionale di Confcommercio. Dopo un lungo excursus di dati, valutazioni e considerazioni sullo stato di salute dell’economia e degli scenari internazionali (tante volte difficili da affrontare), il messaggio arrivato dagli esperti è stato inequivocabile: le città saranno il motore del futuro sviluppo e del suo cuore pulsante. Quindi una forte responsabilità e una grande assunzione di protagonismo che tenga fede al proposito di impostare una via nuova. “Spesso ho avuto modo di sottolineare come la visione della città che guarda al futuro sia, per me e per l’Amministrazione di cui sono alla guida – ha sottolineato la sindaca Katia Tarasconi in apertura dell’incontro – necessariamente improntata al dinamismo e alla capacità di conciliare due elementi imprescindibili: la tutela dell’ambiente e lo sviluppo, inteso nell’accezione più ampia e inclusiva del termine come crescita economica, produttiva, occupazionale ma, proprio per questo, anche come crescita sociale, in termini di qualità di vita, di opportunità per i giovani, di valorizzazione delle competenze e delle specializzazioni, nel solco di quell’impegno che peraltro vede innanzitutto la Regione Emilia Romagna in prima linea e tra le aree più innovative e competitive a livello globale. In conclusione poi l’assessora all’urbanistica Adriana Fantini ha posto l’accento sul cuore del problema: la sostenibilità.

“Quando parliamo di sostenibilità abbiamo ben chiaro che deve essere ambientale economica e sociale. La posta in gioco – ha ricordato Adriana Fantini – non è di poco conto: la possibilità di tracciare una convergenza tra mercato e sostenibilità può agevolare la transizione verso modelli economici capaci di una nuova relazione con l’ambiente. Ancora, la sostenibilità sociale delle trasformazioni in corso è decisiva se riteniamo che lo sviluppo del sistema delle imprese debba essere accompagnato da un altrettanto significativo sviluppo del benessere dei territori che accolgono quelle stesse imprese, a fondamento di uno sviluppo che possa autenticamente qualificarsi durevole”.

A questo punto si apre un mondo di prospettive. Sarà su come declinarle che si concentreranno le difficoltà. C’è poi un altro elemento che emerge dalla riflessione che riguarda direttamente Piacenza. Uno scoglio indispensabile e molto difficile da attuare è rappresentato dall’impegno a far sì che l’osservazione e le conseguenti enunciazioni si traducano in un tracciato fattibile e non restino – come tante volte è accaduto – uno dei tanti tomi da tenere in bella vista in biblioteca a far mostra di sé.
Dire e fare subito dopo: è la sfida che mette di fronte a tutti questo Piano generale urbanistico ricco di presupposti e tasselli molto diversi da quelli che ci hanno abituati i vari PRG o PSC del passato. Se in quegli ambiti il cuore del problema era l’espansione e quindi lo sviluppo era quasi direttamente proporzionale alla quantità di aree indicate come urbanizzabili, oggi sembra che la questione sia opposta. Riguarda la valorizzazione, l’utilizzo “in qualità” dell’esistente inutilizzato e dismesso, sia esso di valore storico, di archeologia industriale, militare con l’obiettivo vitale di ridurre il consumo di suolo.

Impegno ideale anche se nei fatti – mentre le lettere della legge regionale proclamano questo impegno – l’espansione territoriale sta procedendo ugualmente. Comunque sia si sta preparando -le indicazioni emerse dagli interventi al laboratorio del Carmine sono queste – un cambio di visuale di grande portata su cui Piacenza si dovrà misurare. E i rappresentanti delle categorie economiche – che hanno animato la tavola rotonda finale dell’appuntamento al Laboratorio aperto del Carmine – hanno dato un assaggio dei temi caldi che secondo il loro punto di vista dovrebbero essere i gangli di questo futuro sviluppo nella sostenibilità invitando anche “ad alzare l’asticella” degli obiettivi per le questioni sociali come la casa, per una città più verde e anche l’invito a non ignorare la presenza nella nostra realtà di persone portatrici di altre culture. Come dire un invito “a volare alto” per riuscire a impostare un futuro impegnativo. Chissà.




