
In seguito all’elezione a sindaca di Piacenza di Katia Tarasconi, Patrizia Barbieri è decaduta dal suo incarico come presidente della Provincia di Piacenza ed è stata sostituita dal vice, Franco Albertini, ad interim. Mentre il Consiglio provinciale è già stato rinnovato all’inizio dell’anno, alle elezioni amministrative dell’ottobre 2021 e del giugno 2022 il centrosinistra ha riguadagnato diverse posizioni nella provincia e questo potrebbe avere un peso sull’elezione del presidente a inizio autunno.
Dalla riforma delle Province del 2014, la cosiddetta Legge Delrio, il destino di questo ente è stato escluso dai dibattiti pubblici. Nonostante si sia parlato a lungo di “abolizione” delle Province, in realtà sono state abolite solo alcune loro caratteristiche e funzioni, come l’elezione diretta del presidente. Le Province continuano a costituire l’ente intermedio tra Comuni e Regioni, occupandosi di difesa del suolo e tutela dell’ambiente; tutela delle risorse idriche; gestione della viabilità e dei trasporti; valorizzazione dei beni culturali; protezione della fauna e della flora; smaltimento dei rifiuti; edilizia scolastica; assistenza amministrativa ai comuni; promozione dell’attività produttiva ed economica.
La riforma delle Province è stata pensata come una legge transitoria in attesa del referendum del 2016, promosso dal governo di Matteo Renzi per chiedere tra le altre cose di eliminare la parola “Province” dalla Costituzione, che però non si è verificato per la vittoria del No. La mancata approvazione della proposta ha lasciato quindi incompleta la riforma che avrebbe dovuto definire meglio le competenze delle Province depotenziate. La legge Delrio è rimasta in vigore, causando notevoli difficoltà nella gestione di settori importanti di competenza delle Province, poiché non è stato colmato il vuoto normativo. Il mantra “abolire le Province” appartiene a un decennio fa, che in piena recessione economica fece propria la causa di ridurre i costi della politica, ma per motivi di consenso prettamente elettorale e che si può dire del tutto superato. Nel 2017 la Corte dei Conti ha definito irragionevoli i tagli ai servizi e alle risorse delle Province. L’assenza di un ente intermedio “forte” tra i Comuni e la Regione ha compromesso varie procedure di pianificazione sul territorio, e in particolare lo studio delle opere troppo grandi per essere considerate comunali e troppo piccole se valutate in ambito regionale.
L’11 maggio scorso si è tenuta a Roma l’Assemblea dei presidenti delle Province italiane, con la precisa volontà di rilanciare il complesso sistema provinciale, essendo questo un ente costitutivo dell’Italia unita. Proprio intervenendo all’Assemblea capitolina, la ministra degli Interni Luciana Lamorgese ha annunciato che il Disegno di Legge di riforma del Testo unico degli enti locali, che interviene a risolvere alcune delle attuali criticità delle Province, è stato trasmesso al Consiglio dei ministri: una volta discusso e approvato, inizierà l’iter parlamentare. La Provincia verrebbe “ristrutturata” con la reintroduzione della Giunta provinciale e allineando i mandati di Consiglio e presidenza a cinque anni, per tornare ad essere un ente in grado di concentrare la promozione degli investimenti territoriali e i servizi di assistenza ai Comuni. Anche il Consiglio provinciale di Piacenza ha approvato all’unanimità la proposta. Che sia la volta buona?




