
Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, una lettera sulla gestione dell’acqua in provincia di Piacenza dal titolo: ” GESTIONE DELL’ACQUA: CAMBIARE STRATEGIA ” sottoscritta da:
Spinning Club Italia. ENALPESCA Piacenza, Wilderness, FIPSAS Piacenza, Comitato Terme e Val Trebbia, LIPU, Legambiente Piacenza, Circolo Emilio Politi, No Tube Piacenza, Amici del Nure, Italia Nostra
La grave crisi idrica in corso, senza dubbio conseguenza della epocale crisi climatica ed ecologica
in atto, determina la modifica del regime delle piogge non solo come distribuzione ma anche come
quantità ed intensità. Diventa quindi sempre più importante un approccio strutturale del problema,
affrontando le cause e non inseguendo i sintomi, nella consapevolezza che questa situazione tenderà
a peggiorare nei prossimi anni. Soprattutto va fatta una operazione di estrema chiarezza in merito ad
alcuni luoghi comuni, a nostro parere fuorvianti, relativi all’uso dell’acqua, sempre nell’ottica di
arrivare a trovare le migliori soluzioni condivise per una gestione il più possibile a beneficio degli
usi plurimi dell’acqua e dei suoi fruitori:
− L’acqua che non si raccoglie viene sprecata. L’acqua che scorre nei fiumi ha il ruolo
fondamentale di ricarica delle falde oltre che di mantenimento di importantissimi ecosistemi
i cui benefici si estendono a tutto il bacino fluviale. Senza il flusso superficiale non si
alimenta il sub alveo e quindi la tutta falda sotterranea, mettendo quindi a rischio la stessa
acqua che beviamo oltre ai pozzi utilizzati dagli stessi agricoltori per irrigare.
− Il minimo deflusso vitale è inutile perché i nostri fiumi vanno naturalmente in secca.
I fiumi vanno in secca perché i prelievi idrici in generale, sia delle sorgenti per scopi
idropotabili, sia irrigui, sono eccessivi.
Una volta captate le sorgenti di quale acqua può alimentarsi il fiume? Il caso del Nure è
emblematico. Una serie di derivazioni importanti per uso acquedottistico hanno di fatto
messo in secca i suoi principali affluenti ed il Nure è, per la maggior parte della stagione
irrigua, in totale secca. Lo stesso vale per il Po , la cui mancanza d’acqua è sotto gli occhi di
tutti. Se vengono quasi totalmente derivati i principali affluenti per usi irrigui o
acquedottistici cosa rimane della portata? Gli effetti sono la risalita del cuneo salino di 30
chilometri che mette in ginocchio tutta l’agricoltura e il sistema idrico della Romagna.
− Il minimo deflusso vitale serve solo per i pesci. Il DMV è in realtà quella quantità minima
di acqua che permette di mantenere vitale l’ambiente fluviale, compresi ovviamente i pesci,
ma soprattutto garantisce l’alimentazione della falda idrica sotterranea. Per esempio in
Trebbia la quantità di acqua che si infiltra fino ad alimentare le falde è circa di due metri
cubi al secondo, pari circa alla portata estiva. Se si preleva anche una buona parte del DMV,
come accade ogni anno con le deroghe, le falde acquifere vanno in sofferenza. Il rispetto del
DMV su tutti i corsi d’acqua serve dunque a far arrivare l’acqua alla foce, alimentando in
questo modo la portata stessa del Po.
− La soluzione dei problemi è la diga. Le dighe e i grandi bacini, sono, tra tutte le possibili
soluzioni del problema della carenza idrica, le peggiori oltre che le più complesse. Oltre ai
tempi lunghi di costruzione, diversi anni, sono estremamente costose, hanno un impatto
fortissimo sui sistemi idrografici (cronico deficit di sedimenti, con conseguente incisione
degli alvei ed erosione costiera, che hanno determinato danni a ponti e opere di difesa), si
riempiono di sedimenti ed ogni svaso crea danni enormi a tutto il corso del fiume, oltre ai
rischi di incidenti per il territorio. Inoltre in caso di siccità la diga non riesce a riempirsi a
sufficienza, e la fortissima evaporazione – 10.000 mc/anno per ogni ettaro di superficie dello
specchio d’acqua – non la rendono risolutiva del problema siccità.
In merito alle soluzioni serve dunque cambiare approccio, abbandonando ogni visione ideologica e
affrontando le cause in modo diretto e pragmatico sia per quanto riguarda un uso più efficiente della
risorsa, per ridurre le perdite di rete, sia le strategie più opportune per assicurare la necessaria
disponibilità idrica durante la sempre più lunga stagione secca.
− Ridurre gli sprechi: Le perdite delle reti acquedottistiche superano mediamente, nel Nord
Italia il 30%. Le perdite delle reti irrigue sono mediamente del 50% con punte fino al 70%.
Riparare le falle, ridurre le perdite con metodi compatibili, interconnettere le reti è la prima
necessità.
− Cambiare le modalità di distribuzione dell’acqua irrigua e limitare le perdite nei canali
Passare dal sistema attuale in cui l’acqua scorre nei canali indipendentemente dal reale
fabbisogno idrico dei campi, secondo il sistema feudale dei “canali privilegiati” e dei
“canali bastardi”, al sistema a chiamata, facendo scorrere l’acqua quindi solo quando la si
usa, e ridurre le perdite dei canali, pari quasi al 50% dell’acqua derivata, attraverso sistemi di
riqualificazione ambientale.
− Accumulare acqua in prossimità degli usi. Micro o piccoli invasi diffusi sul territorio sia
aziendali (per accumulare l’acqua meteorica o quando passa nel canale) che interaziendali.
Invasi semi-naturali, ottenuti sbarrando piccoli bacini idrografici alimentati da acqua
meteorica o dai fiumi quando possibile in collina. Medi invasi di cava, trasformando gli
scavi dell’attività estrattiva (milioni di metri cubi nella nostra provincia) in laghi a fini
agricoli. I grandi laghi di cava lungo il Po, profondi anche 15 metri e più, da cui attingere
con idrovore magari alimentate da pannelli fotovoltaici.
− Riutilizzare l’acqua di scarico dei depuratori civili e delle acque reflue dell’industria di
trasformazione agricola.
− Impedire alle centrali a biogas di utilizzare colture dedicate (mais e cereali) e vincolarne
l’alimentazione ai reflui zootecnici e gli scarti vegetali, per il ciclo chiuso aziendale o
interaziendale.
− ripensare a quali siano le produzioni agricole meritevoli di essere incentivate e quali invece
da disincentivare, in un’ottica di sicurezza alimentare, privilegiando le colture meno
idroesigenti.
− Risparmiare acqua con un uso più razionale della risorsa, usando tutti i sistemi di accumulo
e riutilizzo possibili (raccolta acque piovane, accumulo delle acque di lavaggio, riciclo
dell’acqua ad uso industriale).
Invertire la rotta è ancora possibile. Bisogna cambiare il paradigma: dalle dighe al risparmio, al
riutilizzo, all’accumulo in piccoli invasi diffusi sul territorio.
− Spinning Club Italia
− ENALPESCA Piacenza
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