Il presidente del consiglio provinciale Roberto Pasquali, di ritorno dall’incontro romano con i ministri Filippo Patroni Griffi e Annamaria Cancellieri, ha annunciato il “De profundis” dell’ente Provincia di Piacenza. Sull’altare della spending review verrebbero immolati 150 anni di storia di “Piacenza Primogenita”. Merito (?) che Pasquali avrebbe reclamato a gran voce senza però impressionare nessuno. Beata ingenuità. La storia ci racconta che Piacenza chiese l’annessione al Regno di Sardegna per sfuggire all’influenza di Parma, non per altro. Allora, molto semplicisticamente ma efficacemente, Carlo Alberto di Savoia pensava di conquistare al massimo la Lombardia e il Veneto, l’Italia non era nei suoi pensieri. Quindi facciamola finita con questa manfrina di Piacenza Primogenita. Aggiungo che solo nel 1942 Piacenza fu insignita della Medaglia d’oro come benemerita del Risorgimento, in ordine cronologico ventisettesima ed ultima. Il riconoscimento era stato istituito nel 1898 e l e prime città ad ottenerlo furono Milano, Brescia e via discorrendo, che si distinsero per la resistenza sanguinosa agli oppressori, non certo per sfuggire a Parma. Di quel opportunistico gesto nessuno si ricordò: fu una congrega di nobili ed ecclesiasti a mettere in moto la diplomazia vaticana per ricordare al re Vittorio Emanuele III il gesto piacentino. Risulterebbe che a Casa Savoia nessuno ne fosse a conoscenza. Pensare che, a distanza di settant’anni, quel titolo si possa ancora spendere è un’ingenuità che ad un amministratore, per di più presidente del consiglio provinciale ed ex sindaco di Bobbio, non si può perdonare.
La proposta dell’assessore provinciale Pier Paolo Gallini di aumentare la capienza della provincia ispirandosi alla formazione della Diocesi di Piacenza e Bobbio che comprende anche i comuni di Bardi, Bedonia e Albareto ha tutta l’aria di essere dettata dalla disperazione. Per sfuggire a Parma le sottraiamo tre comuni, confidando nel loro consenso senza considerare il castello procedurale che occorrerebbe mettere in piedi. Che dire? Nulla.
Le poche righe che rimangono vorrei spenderle per accogliere tra gli “expo scettici” il presidente della Camera di Commercio Giuseppe Parenti (benvenuto) e per sottolineare la realistica ed efficace iniziativa di Confindustria di trattare con Trenord l’allungamento della tratta già programmata Milano – Lodi fino a Piacenza per ottenere più corse e facilitare l’integrazione di Piacenza nell’area metropolitana di Milano. Evidente il contributo per lo sviluppo del nostro territorio. Una proposta, come ha sottolineato il presidente Emilio Bolzoni, che non si può comprendere tra le attività di lobby dell’associazione, ma per la crescita del sistema Piacenza. Aggiungo, proposta che supera quella stucchevole disputa, anacronistica e perditempo, alimentata impropriamente in modo anonimo, circa l’utilità di abbandonare la Regione Emilia Romagna per traslocare in Lombardia. Argomento questo che riprenderemo tra quindici giorni, quando torneremo in distribuzione. Ci prendiamo una breve vacanza.




