di Bernardo Carli – “lI dati sulla popolazione residente nella provincia di Piacenza ed in particolare quelli degli stranieri (14% rispetto alla popolazione storica), meritano qualche considerazione, prima che qualcuno soffra per non sentirsi più “cittadino” nella propria città. Le ragioni del fenomeno, diffuso in tutto il modo occidentale, seguono l’evolversi dell’economia e della politica che la regola, rispetto a circostanze ineluttabili quanto prevedibili. La politica stessa ha fatto fatica a comprendere il fenomeno, facendo sì che ci si trovi impreparati di fronte ai cambiamenti che i flussi migratori comportano. La diversa ed ingiusta distribuzione della ricchezza globale del mondo, con lo sfruttamento delle risorse naturali da parte dell’occidente, ha determinato forti crisi nei paesi più poveri, la prolificazione di regimi autoritari, il sorgere di conflitti, spesso fomentati dai nostri interessi. La nascita di regimi democratici nei paesi dell’Africa, del Medio Oriente e in parte dell’America Latina è difficile ed poco “conveniente” da chi intrattiene rapporti con fini speculativi: è meglio trattare con pochi dittatori, ricompensabili con armi utili al mantenimento del potere, piuttosto che confrontarsi con democrazie impegnate nella distribuzione equa del reddito Una maggiore giustizia nei paesi poveri favorirebbe l’incremento dei prezzi delle esportazioni, nonché la pretesa di accedere ai nostri mercati. I conflitti sono spesso “funzionali” all’occidente. A chi, pur con spirito di soccorso, sostiene che le popolazioni soggette a migrazione per indigenza dovrebbero essere aiutate nei propri paesi, si oppone un disegno di ingiustizia generale e il fatto che la nostra Italia brilli per i ritardi nella devoluzione di risorse. La delocalizzazione di tante nostre aziende, che crea evidente disoccupazione, sono alla portata solo di quelle che se lo possono permettere sia per oggettive peculiarità produttive, che per disponibilità economia. Vi sono settori nei quali è impossibile “delocalizzare”, agricoltura in primis, se non a costo di distruggere la produttività locale acquistando prodotti dall’estero. Queste solo alcune delle ragioni dell’incremento degli stranieri nei nostri territori, alle quali si aggiunge la necessità di manodopera in settori dove i lavoratori europei non vogliono né possono trovare impiego (edilizia, sanità, ecc.). Se per un verso la presenza di un alto numero di stranieri è inevitabile, per altro richiede d’essere governata attraverso i “nostri” strumenti di legalità (la Costituzione e il diritto internazionale). Dal godimento dei diritti nasce il sentimento di appartenenza ad una comunità, che educa ai doveri che ogni cittadino ha nei confronti della comunità stessa. Non è possibile che da noi alcuni “abitanti” vengano privati del diritto essenziale della cittadinanza, che è padre di tutti i diritti. Si deve comprendere che i fenomeni di devianza e delinquenza sono propri di chi non gode di diritti. L’assistenza offerta dalle associazioni di volontariato è utile, ma non sufficiente.
La nostra storia ci insegna e se non vogliamo sopportare problemi peggiori di qualche oggettivo “fastidio”, è indispensabile un disegno globale di ricompattamento sociale.
L’associazione “Via Roma città aperta”, pur nella propria infinitesima misura, opera con tali principi, chiedendo alla politica locale, di adoperarsi rispetto alle proprie se pur piccole possibilità, per costruire quelle condizioni che promuovono un nuovo welfare”.




