Inceneritori e salute, lo studio regionale
presenta zone d’ombra

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La notizia è questa: le pezze d’appoggio di coloro che sostengono la necessità degli inceneritori sembrano sfilacciarsi poco a poco. Lo studio Moniter sugli effetti ambientali e sanitari degli inceneritori, promosso dalla regione Emilia Romagna e coordinato da Arpa (durato sei anni e costato 3,5 milioni di euro pubblici, come denunciato dai grillini), giudicato “rassicurante” dall’assessore regionale alla Salute, dovrebbe escludere secondo i sostenitori di questi impianti qualsiasi rischio sanitario ma in realtà presenta parecchie zone d’ombra e sembra confermare i timori di coloro che alla presenza dell’inceneritore imputano l’aumento di patologie, anche gravi, sulla popolazione.
Lo studio ha riguardato 230.000 persone della nostra regione, residenti nei dintorni degli inceneritori, pari al 5 per cento della popolazione regionale. La ricerca si è occupata di effetti relativi a un’esposizione di breve durata e di effetti relativi a un’esposizione di lunga durata. Per i primi l’attenzione si è concentrata sugli esiti della gravidanza, tra i quali anche l’incidenza della abortività spontanea e il numero delle malformazioni congenite. Per i secondi, ovvero per coloro esposti a lungo agli effetti dell’inceneritore, è stata valutata la mortalità e l’incidenza di malattie tumorali su tre coorti di residenti nelle vicinanze degli impianti, differenti per dimensioni e durata dell’esposizione.

La pubblicazione, in questi giorni, del sesto libro della collana “Quaderni di Moniter” (sfogliabile e scaricabile dal sito www.arpa.emr.it), ha offerto il destro alla giunta grillina di Parma per rilanciare le proprie convinzioni anti-inceneritore. L’assessore all’Ambiente Folli a questo proposito ha rilevato le criticità contenute nel documento: l’esponente del Movimento 5 Stelle sottolinea la correlazione tra la popolazione esposta e il numero di parti prematuri, malformazioni e aborti spontanei (pagina 104 del rapporto); incidenza di linfomi non-Hodgkin nel campione modenese (pag. 23) e mette in evidenza anche quello che appare come un limite della ricerca medesima: la ricerca degli inquinanti nell’aria trascura le matrici biologiche, ovvero ciò che potrebbe risultare da prelievi di sangue, dall’analisi di uova e dal monitoraggio degli animali, domestici e d’allevamento. Si cita, infine, l’invito della Federazione degli Ordini dei Medici dell’Emilia Romagna “a un approccio di precauzione a proposito della creazione di nuovi impianti”.
A Piacenza il dottor Miserotti docet. Da gran tempo.

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