Profumo: “Conosci te stessa”. Piacenza e l’identità da trovare

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Alessandro Profumo e Alberto Rota

Alessandro Profumo, 62 anni, banchiere e manager di primissimo piano nel panorama europeo, è oggi ad di Leonardo (l’ex Fincantieri), la società a controllo pubblico (il Mef ne detiene il 30 per cento delle azioni) più importante del paese, leader nei settori aerospaziale, della sicurezza, della difesa. Leonardo, per offrire un’idea delle dimensioni, fattura 11,7 miliardi di euro.
Profumo è stato ospite di “Conversazione con…”, l’annuale appuntamento natalizio di Confindustria con big del mondo imprenditoriale, culturale e finanziario. Profumo, intervistato dal giornalista economico del Corriere della Sera Dario di Vico, non ha lesinato opinioni sulla nostra città e sul suo tessuto economico-produttivo: Piacenza, sostiene in sintesi il manager, deve valorizzare ciò che ha, ovvero tradizione (territorio, enogastronomia, turismo) e innovazione (logistica e industria 4.0). Alle perplessità sulla logistica – in questi giorni a Piacenza nel mirino di una parte dell’opinione pubblica che le imputa consumo di suolo, lavoro dequalificato e insorgenza di problematiche assortite, dall’inquinamento dell’aria (camion a go-go) a pesanti attriti socio-sindacali, Profumo risponde che oggi “logistica non può essere sinonimo di camion e magazzino punto e basta, bensì di intelligenza gestionale, sapere sofisticato, ingegneria di sistema”. E ancora su Piacenza, l’ex banchiere genovese ha sottolineato la necessità prioritaria “di pensarsi, capire qual è la nostra identità e su questo lavorare”. E’ dunque questione di capacità di identificazione di indirizzi, di filoni vincenti da seguire e sui quali agire. Tra questi, oltre alla logistica (“si pensi al vantaggio della posizione, e della vicinanza a Milano”) la tradizione alimentare, i salumi dop, un ambiente invidiabile, la storia. Profumo non disconosce una certa difficoltà nel sapersi promuovere (“certo, a proposito dell’alimentare tutti fanno riferimento a Parma”) ma considera basilare, appunto, l’individuazione di una “identità collettiva”: solo allora sarà possibile comunicare con efficacia e investire in un coerente progetto territoriale.
Nel contesto confindustriale – tra i suoi interlocutori il presidente piacentino Alberto Rota – l’amministratore delegato del colosso ex Fincantieri non ha mancato di affrontare la più stringente attualità. Dalla necessità di stare in Europa in modo sempre più organico ed efficace (“è ora di dire forte e chiaro che più Europa vuole dire più lavoro, non il contrario”), contrastando il dannosissimo spread, che ha un impatto negativo sul costo del denaro, dunque sul credito, ed è un guaio per l’impresa così come per chi ha contratto un mutuo a tasso variabile; alla recente, dura, presa di posizione di Confindustria nazionale contro la manovra economica del governo giallo-verde. Su questo aspetto Profumo non si è accodato al lamento di Boccia (presidente in via dell’Astronomia), rivolgendo all’impresa una chiara esortazione: “Ai governi è giusto chiedere la realizzazione e il mantenimento di un contesto favorevole, ma sono poi gli imprenditori a doversi chiedere cosa fare per ottenere risultati, per crescere. Anche il nostro mondo deve abituarsi a dismettere l’idea del supporto finanziario ed economico; diversamente non facciamo il nostro mestiere”.
Alessandro Profumo è nato a Genova, è milanese d’adozione (dagli studi alla Bocconi al lavoro apicale in assicurazioni e istituti di credito) e ora piacentino per scelta, anche se part-time. Ha casa in alta Val Tidone, dove trascorre una parte dell’anno, numerosi week end (“gli amici che mi vengono a trovare sono incantati dalle vostre colline”) e il figlio che ha rilevato e ora conduce l’azienda agricola e la cantina Mossi di Ziano. La costruzione dell’identità, per Piacenza, passa anche dalle valli.
Infine, un ultimo consiglio al mondo dell’impresa: gli imprenditori piacentini devono utilizzare Confindustria come un punto di riferimento e di aggregazione, un punto di aggregazione che diventi “un motore di pensiero in senso ampio, espressione non solo della cultura industriale ma anche di altri mondi e ambienti. L’obiettivo è divenire interlocutori con chi il territorio governa”.

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