In tutta Italia i bandi per le attività di accoglienza ai migranti stanno andando deserti.

Il motivo è legato all’abbassamento dei costi per l’accoglienza, decisa dal ministro degli Interni, Matteo Salvini. Si è infatti passati di 35 ai 21-26 euro. Un taglio netto di oltre il 40 per cento. A Piacenza il bando da a 23.845.050 euro per la gestione di novecento richiedenti asilo e 200 eventuali nei cosiddetti “centri collettivi” scadrà il 29 aprile ma, a queste condizioni, nessuno dichiara di voler partecipare. Così come a Reggio Emilia, Modena, Genova, Savona, Treviso, Ferrara, dove le cooperative che dovrebbero svolgere le attività di accoglienza e integrazione non si stanno presentando alle gare che, così, finiscono per andare deserte. Le prefetture, per prendere tempo, hanno deciso di rinviare o prorogare i termini di presentazione alle gare, come successo a Siena e Bologna, ma il rischio che questa protesta silente continui è più che probabile. “Non è un discorso economico, non è mai stata questione di business – spiega Francesco Millione di Caritas Piacenza – Alle condizioni attuali potremmo solo fare i guardiani. Vengono meno progetti dignitosi, percorsi di integrazione… E noi a queste condizioni non ci stiamo, anche se ovviamente ci stiamo ancora pensando”. “Non possiamo – ha dichiarato Simone Ferretti, responsabile immigrazione dell’Arci – fare accoglienza soltanto per garantire pasti e posti letti. C’è un livello di dignità collegata all’accoglienza che con questo bando scompare. Non è una questione di soldi ma di qualità dell’accoglienza”.
E molti amministratori stanno dalla parte delle cooperative. “Fanno bene le cooperative che non vogliono partecipare ai nuovi bandi per i centri per migranti. Come si fa a garantire un servizio con venti euro al giorno?», ha twittato nei giorni scorsi il sindaco di Bologna, Virginio Merola.




