Mentre la “scia di sangue” di via Roma catalizza l’attenzione riportando sotto ai riflettori il binomio stranieri-sicurezza, questa settimana, in concreto, un gruppo di stranieri resterà certamente senza tetto. Si tratta di una trentina di persone, di cui due neonati. E come finiranno? In molti se lo domandano, qualcuno propone soluzioni, altri, a pochi chilometri di distanza, le mettono in pratica.
A Bologna, per esempio, l’emergenza profughi sta avendo un esito forse inatteso, ma per alcuni, come l’“Associazione via Roma città aperta”, di buon senso. Nello specifico, il Comune, su proposta dell’Asia Usb (sindacato degli inquilini e degli assegnatari), si è mosso affinché una pubblica proprietà venga assegnata in convenzione gratuita agli ex rifugiati che provvederanno in autonomia alla sua gestione. Gli ex profughi autogestiranno e riqualificheranno lo stabile e l’esperimento potrebbe diventare la base per un nuovo profilo di gestione dei problemi abitativi del capoluogo regionale emiliano-romagnolo.
A Piacenza, “Via Roma città aperta ha proposto la stessa soluzione al Comune, con cui finora non è stata trovata unione di intenti. A ricordare ancora una volta il problema al sindaco Paolo Dosi, questa mattina – su Facebook – è stato il rappresentante dell’Associazione Maurizio Bottigelli, che ha postato sulla bacheca del primo cittadino: “A proposito dei profughi del Nord Africa che in settimana debbono lasciare il Ferrhotel… Dove andranno? A Bologna, Paolo, hanno trovato una soluzione…”.




