Siamo al rush finale. Domenica 8 dicembre il Pd sceglierà il suo segretario tra Matteo Renzi, Gianni Cuperlo e Pippo Civati. Come già era accaduto nemmeno un mese fa nell’occasione dell’elezione di Gian Luigi Molinari alla carica di segretario provinciale, anche in questa occasione la storia di ripete. Inutile nasconderlo, stavolta Renzi parte da favorito e così anche l’appeal che il sindaco di Firenze esercita sui militanti e amministratori piacentini è consistente. In molti, tra coloro che nelle primarie di un anno fa per la premiership sostennero il piacentino Bersani, hanno fatto marcia indietro. Non così si può dire di Roberto Reggi, renziano della prima ora.
L’ex sindaco di Piacenza, Carmen Garilli, Alessandro Ghisoni, Katia Tarasconi e Stefano Cugini, compongono la lista dei delegati piacentini a sostegno della candidatura di Matteo Renzi. “Si tratta di cinque amministratori molto apprezzati; non é un caso: quello che chiediamo agli elettori é di restituire la responsabilità a chi é abituato a stare in trincea. Noi non siamo scollegati dalla realtà, siamo abituati ad affrontare i problemi, a dare soluzioni. Siamo quelli che cercano di parlare dando prima l’esempio, sono stanco di sentire persone pontificare quando non dovrebbero neppure parlare”. Reggi punta in grande su questo voto, confidando sul fatto che una vittoria di Renzi potrebbe aprirgli spiragli interessanti in chiave parlamentare alle prossime elezioni (sul quando si potrebbero tenere è impossibile fare pronostici). Per Renzi si è sbilanciato anche l’attuale sindaco Paolo Dosi, cosa che non aveva fatto un anno fa (anche se è lecito pensare che avesse appoggiato Bersani). Sono il sindaco di tutti, mi auguro solo che al Governo vada qualcuno che dia ai comuni un futuro più certo”.
E’ invece così composta la lista a sostegno di Gianni Cuperlo: Giulia Piroli capolista, Francesco Cacciatore, Danila Carella, Gabriele Scagnelli, Claudia Verdiani. Il messaggio lanciato dai cuperliani è chiaro: “Il Partito Democratico non e’ un soggetto su cui si lancia un’opa, ma è un partito da vivere e per il quale impegnarsi. Non deve essere il trampolino di lancio per altri incarichi” ha sottolineato Piroli che crede nel successo: “Se all’inizio venivamo dati al 3%, i recenti congressi hanno visto Cuperlo raggiungere, a livello nazionale, il 40 per cento dei consensi degli iscritti”.
Per Cacciatore “si apre un’importante fase congressuale per il Pd, forse e’ il caso di fare chiarezza: qui non stiamo scegliendo il premier del Paese, ma il segretario di un partito, un partito che adesso è il principale a livello italiano”.




