“Cambio di passo”. E’ stato questo il motto-clou della politica piacentina in questo 2014 che si sta per chiudere senza troppa gloria e con parecchie incertezze all’orizzonte. Il primo a pronunciare l’inflazionatissima espressione era stato nel gennaio scorso il sindaco Paolo Dosi per giustificare l’imminente rivoluzione in giunta dopo un Natale 2013 trascorso a meditare il da farsi: cambiare o non cambiare una giunta litigiosissima? Un dilemma risolto a inizio anno con l’azzeramento dell’esecutivo, la “scomunica” del trio ribelle Cacciatore-Palladini-Romersi e l’ingaggio in un colpo solo di quattro nuovi player: Giorgio Cisini, Stefano Cugini, Giulia Piroli e Luigi Gazzola. “Più confacenti ai moduli del mister”, si direbbe in ambito calcistico, quello dove l’espressione “cambio di passo” trae origine. Sul fatto che i nuovi assessori si stiano dimostrando dei “top player” in grado di facilitare l’agognato “cambio di passo” del sindaco, le opinioni sono ampiamente discordanti e forse il responso migliore arriverà nel 2017, se e quando Dosi si ripresenterà di fronte all’elettorato piacentino per richiedere la fiducia. Tuttavia un aspetto, dopo dodici mesi, sembra incontrovertibile: le liti in giunta e i musi lunghi di qualche tempo prima non ci ne sono più.
Quelle si sono spostate nel partito. Nel partito Democratico, si intende, visto che a parte l’exploit della Lega Nord alle ultime regionali, le altre formazioni politiche faticano a batter colpi. Non che nel Pd piacentino le liti siano mai mancate, certo che no, ma da quando Dosi ha attuato il maxi-rimpasto di cui sopra lo scontro si è fatto ancor più aspro e promette un 2015 caldo. Il successone delle Europee a maggio non è stato ripetuto alle Regionali e così la minoranza interna sta gonfiando il petto: tra voci di nuovo congresso e richieste di dimissioni al segretario Gianluigi Molinari (nel frattempo diventato consigliere regionale), l’ala non renziana del partito medita il ribaltone. Lo medita in particolare Paola De Micheli, leader di quest’ultima anima del Pd, che poche settimane fa ha assunto il prestigioso incarico di sottosegretario all’Economia. A lei e a tutto il Governo Renzi (da cui è uscito Roberto Reggi per intraprendere l’altrettanto prestigiosa avventura di direttore dell’Agenzia del Demanio) il “cambio di passo” lo chiedono gli Italiani. Magari al più presto, visto che le difficoltà economiche sono dietro ogni angolo.
Tra gli enti più in difficoltà, le Province meritano la palma della “sfortuna 2014”. Drasticamente ridimensionate dalla criticatissima riforma Delrio e passate attraverso improbabili elezioni settembrine (Frncesco Rolleri è diventato il nuovo presidente), le attuali Province sono state lasciate praticamente al verde: il futuro dei dipendenti è un grosso punto interrogativo, i sindaci dei Comuni minacciano ribellioni a ogni piè sospinto, mancano perfino i soldi per gli spazzaneve. Hai voglia a chiedere il “cambio di passo” alla nuova Regione, da novembre guidata da Stefano Bonaccini. Nonostante i quattro consiglieri eletti (Gigi Molinari, Paola Gazzolo, Matteo Rancan e Tommaso Foti), il neo presidente non sembra orientato a scegliere assessori piacentini, la punizione inflitta alla nostra città, l’unica dove ha perso dallo sfidante leghista Alan Fabbri.
Chi invece il “cambio di passo” lo ha promesso con la dovuta umiltà e, quel che appare da marziani, sembra darvi seguito con i fatti è il nuovo presidente della Fondazione, il notaio Massimo Toscani. Dopo mesi e mesi in cui l’ente di via Sant’Eufemia ha fatto parlare di sé in tutt’Italia come peggio non poteva, sembra vivaddio giunto il periodo della svolta. Qualche giorno fa da Toscani sono arrivate in Consiglio comunale parole chiare e coscienziose. In grado – udite, udite – di aquietare anche i più verbosi consiglieri comunali. “La Fondazione non sarà più un bancomat, saremo al fianco dei più deboli” ha detto con sorriso serafico e rassicurante. Tra i primi atti intrapresi il taglio drastico delle indennità di tutti i consiglieri. Più che un “cambio di passo”, è un “doppio passo” alla Cristiano Ronaldo.




