Cultura, niente voli pindarici
Gazzola: “Valorizzare l’esistente”

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riccioddidi Elisa Calamari – Sostiene che il più grande risultato a livello culturale ottenuto quest’anno da Piacenza è stato mantenere in piedi la stagione teatrale nelle varie categorie, mentre l’obiettivo 2015 dev’essere la promozione delle bellezze di cui la città e il territorio circostante già dispongono. Eugenio Gazzola, membro del consiglio di amministrazione della Galleria d’arte moderna Ricci Oddi, traccia un bilancio a 360 gradi sull’anno artistico-culturale all’ombra dei cavalli del Mochi. E lo fa in maniera oggettiva, senza fronzoli. Il suo è un giudizio indubbiamente importante e non solo per il ruolo che Gazzola rivesta nell’importante galleria piacentina, ma anche per la sfilza di pubblicazioni che può vantare: dai volumi ‘Handmade’ e ‘Sottosservazione, percorsi di lettura della fotografia’ sino ai più recenti ‘Al miglior mugnaio’ e ‘La Madonna Sistina di Raffaello, storia e destino di un quadro’. Si occupa inoltre da anni di organizzazione e gestione di eventi dedicati alla cultura contemporanea (mostre d’arte, rassegne letterarie, convegni e seminari in collaborazione con enti pubblici, aziende e istituzioni private) ma è anche fondatore della casa editrice e società di produzione culturale ‘Scritture’.
Quali sono gli eventi culturali promossi a Piacenza nel 2014 che salva e che si sente di elogiare?
“Beh va premesso che non ci sono state iniziative eclatanti, ma ritengo che debba essere considerato notevole, e per nulla scontato di questi tempi, l’aver mantenuto una stagione teatrale interessante che ha abbracciato varie discipline. E poi mi viene in mente la mostra della scorsa primavera, con le opere acquisite da Giancarlo Mazzocchi della Fondazione di Piacenza e Vigevano, di cui è stato primo presidente. Una collezione che avrebbe dovuto ingrandirsi ma che per varie ragioni, principalmente finanziarie, si è fermata a questo primo nucleo”.
Ha avuto un buon seguito anche la “Notte dei musei”…
“Sì certo, ma non si trattava di un’iniziativa nata e pensata a Piacenza. Credo che sia auspicabile, per la cultura piacentina, che in campo artistico vengano prodotte qua idee nuove, iniziative e non solo mostre”.
Il 2015 sarà l’anno di Expo, può rappresentare una chance per la cultura piacentina?
“Per avere chance con Expo, Piacenza deve promuovere ciò che già ha. Attraverso il profilo della comunicazione, ad esempio. E poi dobbiamo migliorare l’offerta. Trovo inutile progettare mostre per Expo, perché se le spostiamo al livello mondiale come sarà il livello dell’esposizione universale, diventerebbero ‘mostrine’. Se ci saranno euro da investire, investiamoli invece per promuovere e valorizzare quello che abbiamo e mi riferisco alla forma della nostra città con i suoi cortili, i suoi palazzi storici, i castelli della provincia, il patrimonio religioso con chiese, abbazie, pievi; mi riferisco alla Galleria Ricci Oddi che è la migliore collezione che abbiamo. E poi penso che Piacenza non abbia mai investito concretamente nella ricezione. Ecco, credo che in vista di Expo 2015 non sia il caso di promuovere chissà quali eventi artistico-culturali, ma di presentarci in modo degno ai visitatori che ci passeranno sui piedi. Tentando di rendere e mostrare al meglio il nostro patrimonio locale”.
Ma se dovesse guardare ancora più lontano e avesse una ‘bacchetta magica’, quali interventi proporrebbe per migliorare la città dal punto di vista dell’offerta culturale?
“Servirebbe innanzitutto una maggiore varietà nelle proposte e poi credo sarebbe importante ripristinare il sistema di mostre in palazzo Gotico. Più in generale, questa città deve lavorare sulla qualità, sul contenuto”.
Lasciamo per un attimo Piacenza e facciamo un discorso più ampio: crede che la cultura possa rappresentare il volano per l’economia nazionale, lo strumento per rispondere alla crisi?
“E’ senza dubbio uno degli strumenti, lo è il grande patrimonio artistico ma lo è soprattutto quello ambientale. Però da soli non bastano. Quel che è certo è che il ministero dei Beni culturali non può più essere considerato di serie B dal governo. Anzi, insieme al ministero all’Istruzione, devono essere messi ai primi posti”.

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