
Negozi sfitti, sfida alla grande distribuzione: perché non farne mini punti vendita a servizio della residenza? Occasione per rimarginare la ferita urbana dei mega centri commerciali e ricostruire un tessuto sociale ormai logoro
Punto uno. Siamo circondati da una cintura di strutture di grande distribuzione formata da supermercati, centri commerciali che inglobano tante vetrine con diverse tabelle merceologiche.
Una fotografia che si replica lungo tutta la via Emilia, per stare sul territorio regionale. Ma la stessa immagine si ripete in tutte le vallate della provincia.
Punto due. Di fronte a questo dato di fatto – negli anni cresciuto e ingigantito – parallelamente ci si interroga su un altro scenario del tutto nuovo. Si è affacciato di recente un dibattito politico sociale e urbanistico frutto delle tendenze del momento. Dalla voglia di gigantismo, ora ci si sta rivalutando un vecchio tema: piccolo e vicino è più bello. Il progetto di cui si discute riguarda come ridefinire la città in 15 minuti. Tempo nel quale da casa propria si riesce a fare la spesa, le commissioni necessarie senza doversi spostare sulle quattro ruote.
Una sfida di grandi proporzioni. Ben più complicata di quanto sia stato il ridimensionamento della rete dei piccoli negozi, cuore pulsante dei centri storici, spesso ridotti a mangimifici mordi e fuggi. Al tempo le vie centrali cittadine le si definiva un centro commerciale naturale. Non si comprende a fondo come mai, nonostante questo riconoscimento, lentamente, sia avvenuto un irreversibile spopolamento di attività commerciali ed artigiane.
Corto circuito logico
Tra il punto uno e il punto due sembra innescarsi un corto circuito logico: come possono andare d’accordo e compenetrarsi centri commerciali esistenti e una prospettiva di là da venire che prevede l’esatto contrario per fruire dei servizi commerciali in 15 minuti? Come uscirne? Come tornare indietro?
Una possibilità potrebbe essere quella di “riaprire” alcuni dei 370 negozi chiusi, pari a 623 vetrine nelle vie cittadine per creare dei punti vendita “shop o a km zero” col marchio degli stessi supermercati o discount contenuti nei centri commerciali delle vaste aree periferiche.
Potrebbero diventare piccoli negozi, spot al servizio di una residenza (il problema forse è più macroscopico nel centro cittadino) di persone anziane che vivono sole, non hanno possibilità di spostarsi con l’auto e nessun familiare che li possa aiutare.
Un’idea che potrebbe unire, su uno stesso progetto, l’esistente e la prospettiva e al contempo ridare fiato a un commercio quotidiano, alimentare (ma non solo) del tutto scomparso in alcune vie del centro. Oltre a ritessere quella rete di relazioni che attorno a un negozio da sempre si crea e sopravvive. Inutile ricordare via Calzolai con le tristi serrande abbassate destinate – forse (in qualche caso è già successo) a trasformarsi in box per automobili -.
Quei negozi sfitti, 370 di 1.526 pari al 24% rappresentano una macchia nera che impegna anche la progettazione della nuova città di cui si discute nella stesura del Piano urbanistico generale. I dati sono recentissimi, sono stati raccontati durante un incontro con le categorie economiche del settore di cui la stampa ha dato notizia.
Una recente ricerca sulla nuova frontiera
Ma ci si interroga su come vanno le cose. Lo ha fatto una ricerca pubblicata in questi giorni realizzata dall’Istituto Tagliacarne in collaborazione con il Sole24Ore. Il tema dell’indagine era l’indice di accessibilità ai servizi commerciali di vicinato.
Dai dati risulta che la provincia di Piacenza si colloca al 42esimo posto su 107 province nella classifica delle città a passo pedonale di 15 minuti e la città al 30esimo posto. a Piacenza che, con 128 esercizi 11 ogni 10 km, permette al 55,9% di accedere a un negozio sotto casa. Quanto alla grande distribuzione secondo la ricerca sono 59 equivalenti a una presenza di 5 ogni 10 km. Diversa invece la situazione nel resto della provincia piacentina dove i piccoli negozi sono 241: 1 ogni 10 km e l’accesso sotto casa è possibile per il 22,8% delle persone residenti.
Quanto ai supermercati in provincia sono 142 e sono presenti uno ogni 10 km. I residenti però si trovano a 15 minuti dal supermercato in una percentuale bassa pari al 32,5%. Nella graduatoria nazionale in base a questa ricerca sono le città del Sud a permettere ai loro cittadini di avere l’accesso più facile al negozio vicino a casa. Infatti a Barletta-Andria-Trani, Bari e Cagliari Napoli, Foggia e Taranto il 60% dei residenti può raggiungere un punto vendita in 15 minuti. Tra le città vicine Cremona ha una situazione migliore. Qui infatti il 62,7% dei cittadini vive a 15 minuti da un punto vendita, mentre sempre guardando alla Lombardia, i rapporti popolazione- strutture di vendita sono: Pavia il 56,7% Lodi il 54,5, Alessandria il 51,9.
Spopolamento commerciale quando e perché
Il diradamento dei piccoli negozi (esempio mercerie, utensilerie, ferramenta, elettrodomestici, riparazioni, ma anche punti vendita alimentari panetterie, fruttivendoli, macellerie ecc, meccanici per biciclette) ha iniziato a manifestarsi dapprima in modo lento poi è stato sempre più veloce e negli ultimi anni le chiusure dei negozi nell’area storica della città sembra inarrestabile. Nulla di misterioso.
Semplicemente le ragioni vanno ricercate nelle scelte che hanno iniziato a farsi largo ormai 40 anni fa – anni Ottanta – e che nei decenni si sono affermate con la nascita di tantissimi centri commerciali, aree per le grandi distribuzione che sono proliferate intorno alla città o nei paesi dell’hinterland piacentino.
Modello del commercio USA entrato a piè pari – sconvolgendola – in una cultura composta da piccoli e piccolissimi negozi con rivenditori di quartiere che tante volte entravano a far parte del linguaggio, dei gesti e delle storie familiari di ciascuno di noi.
Risultato: spoliazione dei servizi alla residenza e spinta centrifuga sulle quattro ruote quando c’è la necessità di comprare beni di prima necessità per alimentare la famiglia.
Piccola o grande che sia.
Da un lato questa è la realtà delle zone urbane (la scena dell’auto nei grandi parcheggi assolati si moltiplica tanto nelle grandi quanto nelle piccole città o paesi).
Poi ci sono i progetti e gli scenari che si vanno delineando per il futuro: in primis le promesse di una minore cementificazione di aree agricole e una new entry che riguarda le città in 15 minuti come contributo per ridurre l’utilizzo dei mezzi a motore per la mobilità urbana. Per ora solo propositi.
Un forte contributo alla cementificazione
Insieme alla logistica di cui Piacenza è capitale da tempo, anche la presenza di una quantità enorme di grande distribuzione ha alimentato il processo di cementificazione del territorio.
Problema noto ormai a tutti. Nonostante che la legge regionale del 2017 sia definita ottimisticamente a consumo di suolo a saldo zero nel 2050, permette il 3% di utilizzo di suolo. A questo aspetto è legato però un sistema perequativo che ha creato non poche opposizioni secondo cui il comune che non utilizza la sua quota può cedere il 3% a un altro Comune che la richiede..
Tornando al tema del commercio su vasta scala e di grandi strutture, già nello scorso anno si era messo in evidenza la gran quantità di supermercati presenti nel Piacentino. Un rapporto tra residenti e punti vendita tra i più alti della Regione con 0,63 metri quadrati per ogni abitante per la città e 0,69 mq in provincia mentre per l’intera regione il rapporto è di 0,48.
Nuovi criteri riguardanti la grande distribuzione
Quello di Piacenza è il dato più alto in Emilia Romagna dopo Ferrara che è prima nella graduatoria con 0,8 mq. In tutte le altre province il rapporto è inferiore: Parma 0,52 mq per abitante, Modena 0,49, Forlì-Cesena 0,45, Ravenna 0,42, Bologna 0,42, Reggio Emilia 0,39, Rimini 0,38.
Si è inserito, anche in vista della redazione del Piano urbanistico generale, PUG, la necessità di rivedere i criteri per le autorizzazioni per la grande distribuzione. Ed è recente la decisione comunale di affidare il compito al Politecnico di Milano che dovrà analizzare le strutture di medie dimensioni da 251 a 2.500mq visto che quelli esistenti sono datati 2000 e da allora la realtà è molto cambiata anche in relazione ai numerosi punti vendita che nel frattempo sono stati realizzati.
I tempi di consegna sono stretti. Infatti il Politecnico dovrà consegnare le conclusioni entro novembre di quest’anno. Le indicazioni sui nuovi criteri dovranno basarsi anche su un’analisi della situazione esistente in altre città comparabili con Piacenza. Tra queste indicate Brescia, Parma, Reggio Emilia, Bergamo e Mantova.
Antonella Lenti




