Piacenza in declino, Bolzoni scuote la politica: “Serve uno scatto d’orgoglio”

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“Se anche la politica avrà lo scatto d’orgoglio che tutti stiamo aspettando potremo farcela”. E’ con questa convinzione, che contiene però una sferzata a quanto (non) fatto fino ad ora, che il presidente di Confindustria Piacenza Emilio Bolzoni ha risposto su Libertà ad una serie di taglienti osservazioni sul declino della città espresse qualche settimana fa – al quotidiano locale – dal vicedirettore del Corriere della Sera, il piacentino Giangiacomo Schiavi.
“Vedo la mia città indietreggiare, incespicare, diventare – ha scritto Schiavi – un cimitero infinito di chiusure e fallimenti. Vedo scivolare verso il basso l’attenzione ambientale con sfregi al paesaggio e minacce al corso di fiumi e torrenti. Vedo impoverirsi la montagna, svuotarsi la collina, crescere il caos urbanistico intorno alla pianura. Trovo spettrale il deserto delle vecchie caserme, prive di vita e di prospettiva. E conto gli addii: troppi, esagerati. Rdb, simbolo fallito di un’imprenditoria che sembrava destinata a lasciare il suo marchio nel mondo; il Piacenza calcio, travolto senza gloria da scandali e miserie societarie; la Cassa di risparmio, inghiottita dall’ astuzia intraprendente di Parma e cancellata nella nomenclatura cittadina; Caorso, monumento al nucleare che non c’è. E poi la Provincia, resa periferica dai bilanci e dai numeri, calamitata in Emilia quando avrebbe bisogno della Lombardia”. Un impietoso (e purtroppo sintetico) elenco che – secondo Schiavi – rende “giusto domandarsi se la solida base sulla quale la città ha vissuto per anni, talvolta in splendido isolamento, stia subendo un’erosione. Errori, azioni disinvolte, mancanza di regia si sommano a una crisi devastante. Non bastano i talenti e i cervelli che Piacenza continua ad esportare. Non basta lo sforzo di un sindaco o di un assessore. Bisogna fare squadra. Bisogna contrastare l’idea del declino, la rassegnata accettazione di scivolare verso il basso e non essere più arbitri del proprio destino”. Partendo dalla constatazione per cui “rischiamo di essere annessi di nuovo al Ducato senza però avere più il nome in ditta (non più Parma e Piacenza ma solo Parma, oppure la maxi provincia Emiliana)”, Bolzoni risponde avvertendo che “potremmo avere altre situazioni difficili e non solo a Piacenza”, ma ricorda che “a Piacenza ci stiamo difendendo meglio di altri con una disoccupazione al 4,8%” e che il lieve (+1%) incremento occupazionale del primo semestre 2012 rispetto allo stesso periodo del 2011 dimostra che “le aziende piacentine sane” hanno saputo dimostrare vitalità e intraprendenza per le quali “Piacenza e il suo settore manifatturiero sono state dalla stampa nazionale come esempio virtuoso”. Bolzoni rileva che “negli anni abbiamo perso diverse occasioni e qualche centro decisionale importante ed il rischio di essere relegati ai margini è sempre dietro l’angolo”, garantendo che “il mio impegno di presidente è quello di fare in modo che Piacenza sia agganciata in maniera molto più decisa a Milano, dalla quale dista solo 60 Km con un collegamento ferroviario uguale a quello che si trova in altre città europee, con corse veloci (30 minuti PC-MI) frequenti e cadenzate” avvertendo però che il progetto “richiede molta determinazione ed unità d’intenti” e concludendo che “tanti colleghi imprenditori mostrano ancora tanta determinazione” ma richiamando la politica a quello “scatto di orgoglio” senza il quale, par di capire, ogni sforzo sarà inutile.
Spunti condivisi da Schiavi, che a sua volta risponde auspicando anche “la valorizzazione degli straordinari beni ambientali del nostro territorio e la nascita di un polo universitario da esporre come modello per i giovani”, perchè “Piacenza è una capitale smart che può legare, meglio di altre, il sapere tecnico e industriale con la qualità della vita”. Stavolta, per la politica, è davvero l’ultima chiamata.

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