Piacenza; il balletto dei direttori sportivi.Cerri l’ultimo invitato

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CERRIPanchine e scrivanie che scottano al Piacenza calcio. Dopo 4 allenatori in due stagioni anche il ruolo di direttore sportivo presenta un via vai da piu’ da ipermercato che formazione di calcio con mire al professionismo. Marzio Merli, Gianni Rubini, Andrea Bottazzi ed ora Massimo Cerri protagonisti al gran ballo degli strateghi di mercato con un susseguirsi quasi schizzofrenico. Che in societa’ le acque non siano mai molto tranquille lo dimostrano le continue capriole di sentimenti in essere dopo ogni sconfitta : la fatal Gozzano per Viali, lo sfogo dei Gatti post-Correggese, la cacciata di Monaco dopo Este, la rivoluzione invernale nella settimana del tracollo ad Imola ed infine i mal di pancia di De Paola a Rovigo. Certo che e’ difficile costruire un futuro attendibile se tutti viene messo in discussione alle prime debacle, evidentemente l’esperienza dei vicini di casa del Pro Piacenza e’ stata di scarso insegnamento in via Gorra ancora alla ricerca dopo tre anni della giusta quadratura manageriale. Massimo Cerri e’ sicuramente un uomo di esperienza ed un buon conoscitore del calcio nostrano, la sua scelta ripercorre quella fatta a suo tempo con Gianni Rubini vale a dire piu’ uno scout-osservatore che funga da consulente che un vero e proprio direttore sportivo a tutto campo, evidente la scelta dei Gatti di accentrare su di loro la gestione sportiva della societa’ sia per motivi di passione sia per scelta dirigenziale, e’ lampante come si tratti di una decisione sui generis quella di avere un Presidente-Direttore Sportivo ma che sembra ormai inevitabile. Dopo la sconfitta di Rovigo Luciano De Paola ha mostrato piu’ di un disappunto non tanto per l’esito del campo ma per la prospettiva futura nutrendo dubbi sulla reale competitività nella prossima stagione. I problemi appaiono sostanzialmente due: di budget e di organizzazione. Sul primo punto Rimini, Correggese e Porto Tolle hanno messo sulla bilancia investimenti probabilmente superiori e De Paola sa bene che ad oggi il gap per centrare la Lega Pro con le squadre di vertice e’ ancora significativo e solo una condizione fisica e atletica di prim’ordine puo’ garantire un minimo competitivita’ col rischio, come avvenuto nell’annata appena conclusa, di arrivare spremuti agli appuntamenti determinanti. Dal punto di vista organizzativo l’impressione e’ che il mister biancorosso abbia puntato l’indice sulla mancanza di una figura professionale che segua il mercato a tutto tondo a stretto contatto con l’area tecnica, scelta non condivisa dalla proprieta’ che con la nomina di Cerri sposa una linea “aziendalista” ed autarchica. La posizione di De Paola e’ a questo punto appesa ad un filo: incominciare a studiare una nuova annata sportiva con l’obbligo di vittoria senza la piena sintonia societa’-allenatore rischia di essere un boomerang letale cosi come per il Piacenza iniziare da nuovo dall’inizio con un nuovo allenatore e con una squadra da rifare rappresenterebbe un nuovo azzeramento del lavoro di quest’anno. Sullo sfondo il ricordo della tribolata stagione estiva con il rifiuto di ben tre allenatori (Parlato,Franzini e Bagatti) prima di arrivare alla scelta finale di Monaco a campionato concluso. Errori da non ripetere.

 

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