Deficit idrico, per l’acqua del Trebbia chiedere a Iren

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Insomma, i genovesi saranno anche tirchi ma in questo caso non è solo il loro “braccio corto” a lesinare l’acqua del Brugneto a Piacenza, negando così al Trebbia il minimo deflusso vitale delle acque e agli agricoltori piacentini, sempre irretiti dalle sirene di chi vorrebbe nuove dighe, acqua a sufficienza per l’irrigazione dei campi.
Un breve riepilogo: ogni volta che il fiume Trebbia si rivela un rigagnolo scatta l’accusa. Genova, che controlla l’acqua del Brugneto, dovrebbe rilasciarne in quantità maggiore. Così, anche quest’anno, ecco il ripetersi del vecchio ritornello: Genova deve mollare l’acqua e per farle capir ragione la provincia di Piacenza si è mossa in maniera bi-partisan (centrodestra e centrosinistra uniti nella lotta), con il coinvolgimento di numerosi comuni della Val Trebbia, per sollecitare la Regione Emilia Romagna ad aprire un tavolo finalizzato alla rinegoziazione degli accordi relativi al rilascio delle acque del Brugneto. Ma ecco il punto dolente: tutti a Piacenza sembrano dare per scontato che l’interlocutore sia  il comune di Genova e con esso si debba giungere – auspice la nostra regione – a un accordo migliorativo per Piacenza e il suo territorio perennemente assetato. E, invece, ecco il colpo di scena, “svelato” da uno stupito Umberto Fantigrossi, l’avvocato piacentino da sempre in prima fila nell’impegno ambientalista. “In tutta franchezza – scrive – sono stupito che ci sia tanta disinformazione sul fatto che la diga che trattiene l’acqua del Brugneto è stata ceduta da molto tempo, dal comune di Genova, prima ad una sua azienda e in seguito ad una società privata, la ‘Mediterranea delle acque’. Questa società – prosegue l’avvocato Fantigrossi in una sua lettera al quotidiano locale – è posseduta al 98 per cento da Iren, società quotata in borsa di cui anche il comune di Piacenza detiene una quota”. Dunque, i piacentini, la Provincia, i comuni, la Regione Emilia Romagna le pressioni per rinegoziare un rilascio sufficiente di acqua del Brugneto dovrebbero esercitarle su Iren, e il comune di Piacenza premere almeno in parte – nella misura della sua quota in Iren – su se stesso. Siamo, è evidente, di fronte a uno spinoso paradosso, in grado di sollevare dubbi pure sull’applicazione del referendum di un anno fa relativo all’acqua pubblica: Iren è un colosso pubblico per il 51 per cento del suo capitale azionario, con il restante 49 per cento in mani private. Oltre al comune di Piacenza, il coté pubblico è rappresentato dai comuni di Parma, Reggio Emilia, Torino e… Genova.  E le contraddizioni non sono nemmeno finite qui: “Alla privatizzazione degli impianti – continua Fantigrossi – non è seguita, a quanto mi risulta, alcuna procedura legale per far riconoscere il subentro di Mediterranea delle acque nel rapporto concessorio. Il che significa due cose: che il prelievo è oggi posto in essere senza un titolo legittimo e quindi dovrebbe essere sanzionato; che la concessione dovrebbe essere dichiarata decaduta dal ministero competente, con il conseguente effetto del trasferimento degli impianti in capo allo Stato”. Naturalmente, la conoscenza di quanto sopra non può non essere patrimonio anche di Regione e Provincia. “La documentazione – riprende l’avvocato – è anche in loro possesso e io credo che se non ci fosse di mezzo il gigante Iren il prelievo in questione sarebbe stato messo a norma da tempo, a beneficio del minimo deflusso vitale del Trebbia e degli agricoltori piacentini”.
Sullo sfondo, intanto, si agita anche la nouvelle vague politica di chi potrebbe diventare sindaco fra qualche giorno: a Genova il favorito Marco Doria, divenuto candidato di tutto il centrosinistra in seguito alle primarie, ma a dispetto del Pd, ha già dichiarato di volersi battere per l’acqua pubblica, quindi riportando Mediterranea delle acque e le reti gestite da Iren Acqua e Gas, in mani interamente comunali, dunque pubbliche. Per questo è disposto a fare un passo indietro nella holding (Iren, appunto, oggi controllata al 51 per cento dai cinque comuni citati) pur di rastrellare le risorse finanziarie necessarie all’operazione. Una tendenza, rispettosa della volontà popolare espressa nel referendum, che potrebbe diventare valanga (il sindaco di Reggio, Delrio, interpellato in proposito si è dimostrato possibilista) e sicuramente coinvolgerà il futuro sindaco di Piacenza, sia egli Dosi o Paparo. Si tratterà di sbrogliare “l’intreccio perverso di pubblico e privato”, come lo definisce lo stesso Fantigrossi: “perverso nel senso che utilità e beni pubblici creano grandi profitti privati e alte tariffe per i cittadini”.

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