di Giancarlo Tagliaferri – Il caso Carmine Marrazzo segna l’inizio di una nuova rivoluzione in casa Piacenza Calcio, non la prima dell’era Gatti. Lo scorso anno furono ben tre i traumatici passaggi che contraddistinsero la tormentata stagione: il burrascoso esonero di Viali, il mercato di riparazione di gennaio in cui mezza squadra fu azzerata e il ritorno del mister giubilato in tempo per una mesta uscita ai playoff, il tutto condito da un viavai di direttori sportivi tra Merli, Rubini e l’attuale Bottazzi.
Ora siamo di fronte ad un nuovo “ground zero” della dirigenza biancorossa che gia’ in estate si rese protagonista di un ribaltamento di organico che di fatto cancello’ anche quel poco di buono che rimaneva della passata stagione; nove punti dalla capofila dopo 15 giornate sono un fardello inaspettato, ma quel che piu’ preoccupa sono i tempi e i modi con cui maturano e vengono gestite le crisi in casa biancorossa.
Di Leo, Pani, DeVecchis,Cortesi,Amodeo,Tacchinardi,Nichele,Zanardo,Marrazzo, sono solo alcuni dei nomi eccellenti arrivati a Piacenza con tutti gli onori e poi per un motivo o per l’altro accantonati in malo modo; viene onestamente da chiedersi se sia l’aria del Garilli che improvvisamene ed in maniera inspiegabile “imbrocchisca” i talenti di turno, oppure vi sia alle spalle una gestione troppo umorale e un ambiente troppo pressante che non permetta a taluni giocatori di rendere al meglio.
Certo che la famiglia Gatti ci sta mettendo passione, cuore e soprattutto denaro, a loro va il plauso di aver raccolto le ceneri del Piace Garilliano e di aver restituito alla citta’ una squadra e soprattutto un progetto calcistico credibile e medio termine ma, di contro, non possono passare in sordine le numerose esternazioni ed una condotta societaria troppo spesso in preda agli isterismi del singolo risultato o dell’enfasi del momento.
Ad un dirigente spetta il compito di spegnere gli entusiasmi nella vittoria ma anche di tranquillizzare e rinfrancare l’ambiente nella sconfitta senza perdere mai di vista la pianficiazione societaria e gli obiettivi di lungo periodo e soprattutto cercando di essere meno tifoso ma piu’ manager.
Sicuramente viene difficile raggiungere risultati e preparare le partite in un ambiente ove alle prime difficolta’ tutto viene messo in discussione e cancellato, il caso Marrazzo ad esempio (cosi come Zanardo) andava probabilmente gestito in maniera diversa, evitando che i singoli e reciproci mal di pancia venissero reclamizzati sui giornali o internet ma confinati nel segreto dello spogliatoio. L’impressione e’ che in societa’ manchi il cosiddetto “uomo forte”, vale a dire un dirigente di provata esperienza e di conoscenza calcistica con pieni poteri e piena fiducia cha sappia non solo intervenire sul mercato ma anche fungere tra collante tra la proprieta’ e la squadra e che sappia gestire la pressione di una piazza che spinge e che merita un pronto ritorno nel calcio che conta.




