Quello della partecipazione dal basso alla politica è un fenomeno che si è manifestato negli ultimi anni in conseguenza alla sfiducia nei confronti delle istituzioni e dei soggetti tradizionali della partecipazione (partiti e sindacati) e si è sviluppato attraverso un movimento erratico e ondivago, tra fasi di entusiasmo collettivo e fasi di riflusso. L’impegno civico, sociale e politico si è riversato in una pluralità di forme, difficilmente sintetizzabili e riconducibili a un denominatore comune, ma che insieme contribuiscono oggi a comporre un fermento partecipativo – non intercettato dai partiti – dalla sicura rilevanza, sul piano qualitativo e quantitativo.
A Ponte dell’Olio e Vigolzone prenderà il via nelle prossime settimane un percorso per promuovere la partecipazione dei cittadini alle decisioni strategiche del Comune grazie a un progetto finanziato dalla Regione Emilia Romagna. Il progetto in fase di attuazione si propone di individuare modalità di lavoro adatte alla situazione locale, capaci di motivare le persone alla partecipazione, di far evolvere semplici idee in progetti concreti e di selezionarli in base a priorità che tengano conto del contesto complessivo. L’obiettivo è quello di creare un laboratorio civico dove i cittadini che hanno idee possano trasformarle in progetti concreti, e vederli poi realizzati dall’amministrazione.
Alessandro Chiesa, consigliere di minoranza del Comune di Pontedellolio, spiega, in una nota, come – dal suo punto di vista – la “partecipazione sia soltanto uno dei molteplici frutti avariati del percorso di degenerazione della democrazia rappresentativa”.
“Quante volte ci siamo sentiti dire che “bisogna partecipare.. , partecipare è importante.. , se non si partecipa succede questo e quest’altro..”? La cosiddetta “partecipazione”, continuamente venerata e ricercata, pare aver assunto oggigiorno un connotato quasi divino. Tuttavia, è ormai un dato di fatto che essa sia soltanto uno dei molteplici frutti avariati del percorso di degenerazione della democrazia rappresentativa. La partecipazione, in quanto concetto virtualmente equidistante sia dai rappresentati che dai rappresentanti, è terreno fertile per una sempre maggiore serie di non-decisioni, delle quali nessuno è più autore o, ancor meno, responsabile. Conviene liberarsi il prima possibile di tutto ciò e ripristinare i corretti ruoli socio-istituzionali. I governanti/amministratori elaborano proposte e prendono decisioni in base all’interesse generale e alle esigenze della collettività.

I cittadini controllano l’operato degli eletti, intervengono mediante gli strumenti consentiti dalla legge e, al termine di ogni mandato/legislatura, esprimono il proprio giudizio tramite il voto. I rapporti tra questi due corpi sociali devono avvenire nel rispetto delle reciproche posizioni, evitando di scambiarsele vicendevolmente. Il continuo ed incessante richiamo ad un ruolo attivo che la cittadinanza, come si è potuto constatare, non vuole e non gradisce rappresenta uno svilimento dell’autorevolezza, della credibilità e della ragione d’essere degli organi politico-amministrativi.
Partecipazione sono le relazioni umane che si costruiscono ed intrattengono nei luoghi del nostro vivere.
Esse non hanno mai avuto bisogno di essere istituzionalizzate o catalogate, oppure rinchiuse in programmi e ingabbiate in contesti ermetici. Oltretutto, e per capirlo è sufficiente osservare i numerosi corpi intermedi (tipo le associazioni), la partecipazione sociale da parte dei singoli è già notevolmente sviluppata e diffusa. Non sembra dunque persistere l’obbligatorietà di fabbricarne un nuovo tipo, forzando il normale stato di cose. La regola è semplice – conclude Chiesa – ciascuno contribuisce alla società nel modo in cui preferisce e nella maniera che gli è possibile.”




