Considerando il rapporto che lo lega al suo successore Paolo Dosi, si può solo pensare che l’ex sindaco Roberto Reggi non lo abbia fatto apposta. Certo è che la partecipazione di due anni fa dell’allora primo cittadino al maxi-abbraccio alla Pertite – con tanto di sorrisi, flash fotografici e qualche promessa un po’ leggera – costituisce oggi un’eredità piuttosto scomoda per il suo “delfino”. Se in più consideriamo che Dosi si è lasciato andare a una firma un po’ troppo facile – quella del “documento” legato alla promessa di attuare una variante al Paino regolatore – allora è più facile comprendere come il sindaco oggi sia messo all’angolo. Questo in estrema sintesi il quadro di un percorso, quello che sulla carta dovrebbe portare in futuro al Parco della Pertite, sempre più accidentato. Tanto che ora, dopo essersi presa l’ennesima raffica di critiche (nell’incontro pubblico di martedì scorso alla Fondazione) e nuovamente punta nell’orgoglio, l’amministrazione comunale ha iniziato ad attuare un timido contrattacco. Ha questo senso il lungo comunicato, denso di cifre, diramato nei giorni scorsi in cui stila elenco e spese del Comune negli ultimi dodici anni per le aree militari. Oltre 5 milioni di euro. Il comitato della Pertite non viene mai citato, ma è chiaro che il destinatario è lui. Fuori dalle righe il Comune sembra dire: “Signori del comitato, guardate che le autorità militari non le regalano le proprio terre, e nemmeno hanno intenzione di svenderle”. Si prendi il Parco della Galleana. Un esempio non casuale. E’ costato, nel 1997, qualcosa come 6 miliardi di vecchie lire. Operazione conclusa dalla giunta Guidotti, ma iniziata quando il sindaco era Stefano Pareti. Già, proprio uno di quelli che oggi è in prima fila a chiedere il parco alla Perite e la variante subito. Com’è che Pareti fa lo “struzzo” su operazioni economiche dispendiose di questo tipo, sembra dire Palazzo Mercanti.
E poi, ragionando sempre con la testa di un amministratore, ci sono da considerare altri due elementi. Il primo, più incidentale, è legato ai costi di una relativa bonifica della Pertite. Ammesso dunque che l’area arrivi poi occorre scavare per vedere lo stato del sottosuolo. Quanto costerebbe? Chi paga? Al Parco della Galleana ancor oggi è severamente vietato andare sotto i 20 centimetri perché non si sa cosa vi sia sotto. Il secondo elemento, decisamente più strutturale, riguarda la visione complessiva di Piacenza e del futuro. Giustissimo puntare sui polmoni verdi nel cuore della città. Chi potrebbe dire di no (e infatti nessuno lo fa)? Giustissimo assecondare chi si è espresso con un referendum. Sacrosante tutte le istanze ambientaliste che operano per la salvaguardia del pianeta e per le possibilità di andare al lavoro in bicicletta. Ma, signori, un’amministrazione non può non tener conto anche dello sviluppo economico del proprio territorio a beneficio della comunità, dei suoi cittadini. Per renderlo più appetibile di quanto non sia, per trattenervi ricchezza, per evitare che il pendolarismo sia l’unica alternativa possibile. Non può non considerare che la modernità e la globalizzazione hanno anche altri passi e, purtroppo, altri prezzi. Infatti, come è giusto che sia, l’amministrazione sta considerando il tutto. Proprio per questo l’imbarazzo è manifesto. Ma forse ci si doveva pensare prima dei facili abbracci e delle firme leggere. (cp)




