Parco della Pertite, contrapposizione ideologica

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Non ha avuto alcun risultato il confronto svoltosi nell’auditorium della Fondazione tra il Comitato Parco Pertite ed il sindaco Paolo Dosi se non quello di evidenziare come le due posizioni sono per il momento inconciliabili, almeno dal punto di vista procedurale, per arrivare a dotare la città di un parco che ripaghi la città di tutte le “violenze” che ha, urbanisticamente, subito negli anni. Il nocciolo della questione sta proprio nella profonda diffidenza che anima il comitato, sta nella storia urbanistica di questa città che non brilla per attenzione alle aree verdi. Ora si chiedono decisioni orientative inequivocabili, una variante al PRG che protegga la destinazione ad area verde della Pertite e non ci si accontenta di vederla inserita in un contesto orientativo più ampio come il PSC. Comprensibile la posizione-reazione del comitato, altrettanto comprensibile la maggior prudenza del sindaco. Dosi, pur condividendo il fine di realizzare il parco, non può trascurare di considerare il tema della Pertite nel  quadro più ampio di tutte le aree militari per finire in quello complessivo, approdo  necessario per ripensare una strategia di lungo periodo che purtroppo ancora non si vede.  I lettori ricordano come da queste colonne ho affrontato, lo scorso numero, la necessità di sviluppare spazi verdi urbani attraverso una miglior simbiosi tra città e campagna che si può riassumere nel percorso di rinaturalizzazione urbana e dialogo con il paesaggio. Se osserviamo, notiamo come le aree verdi più frequentate sono quelle più comode da raggiungere, che si posizionano nel contesto di vita quotidiana, il Pubblico Passeggio, il Parco della Galleana, i giardini Margherita, i giardini Merluzzo, l’area di via Emanuelli, la ciclabile per Gossolengo, ma non il Parco di Montecucco, questo non è frequentato. Sembra svolgere più una funzione di riequilibrio volumetrico per la riduzione dell’impatto edilizio piuttosto che servizio a beneficio dei residenti. Non si può sanare una città “abusata” mettendocene vicino un’altra “vergine”: la prima resterebbe abusata e la seconda morirebbe di solitudine. A mio parere, forse risulterebbe più efficace iniziare ad innervare di verde la città abusata attraverso l’incremento di piccole aree verdi, conservazione, incremento e tutela del patrimonio arboreo, rinverdimento di aree oggetto di ristrutturazione edilizia, messa a punto di un piano di manutenzione sostenibile. A consigliare l’uovo oggi, per la verità sarebbero qualcuno di più, è poi la grande difficoltà a reperire fondi pubblici: non dimentichiamo che le autorità militari in cambio delle aree chiedono quattrini o altri beni in permuta, abitazioni o strutture industriali per riorganizzare gli stabilimenti militari. In un recente intervento il sindaco Paolo Dosi ha ripercorso le procedure di acquisizione e i costi delle aree militari più significative ora a disposizione della città: Parco della Galleana, Arena Daturi, parte dell’area ex Tiro a segno, area cortilizia dell’ex caserma Cantore, un tratto del vecchio binario ferroviario in via XXIV Novembre e via Millo. Alcune indicazioni possono servire per inquadrare meglio il problema: Parco della Galleana 3.338.824 euro, Campo Daturi 1.600.789 euro, Area cortilizia Caserma Cantore e binario ferroviario 3.645.669 euro, quest’ultima operazione realizzata con permute di alloggi alla Besurica. Com’è facile intuire l’operazione Pertite si presenta molto complessa, occorreranno risorse pubbliche e private, ma soprattutto una grande dose di buon senso da entrambe le parti.

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