No alla centralina di San Salvatore,
l’intervento del geologo Marchetti

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L’opposizione al progetto di un impianto idroelettrico a San Salvatore di Bobbio, in verità trasversale alle istituzioni e animata da un comitato di cittadini e associazioni tra cui Legambiente e No Tube, annovera tra le voci contrarie quella del noto geologo piacentino Giuseppe Marchetti. Il professionista e docente universitario motiva così, per Corriere Padano, la sua contrarietà all’intervento nell’alveo del fiume Trebbia.

Non voglio, almeno allo stato attuale,  entrare nel merito tecnico del progetto e della sua strutturazione, anche se tante sarebbero le cose da dire e da obiettare, soprattutto sotto l’aspetto geologico e geomorfologico, affrontato in modo del tutto approssimativo, marginale e inadeguato.

Al di là di questo mio personale giudizio, scuote comunque il buon senso dei comuni mortali il fatto che, nello Studio di Impatto Ambientale (S.I.A.), l’iniziativa non sia stata presentata nella sua vera veste (“Impianto idroelettrico”), quanto piuttosto come un …progetto di recupero idroelettrico delle opere idrauliche abbandonate nell’alveo del Fiume Trebbia in località San Salvatore di Bobbio.

Questa proposizione è sostenuta dai proponenti, forse nell’improvvido tentativo di giustificare un intervento in un’area che, si presume, non poteva, data la sua spettacolarità, non  essere intuitivamente giudicata  di elevatissimo valore naturalistico-ambientale. Nulla vieta di pensare che i progettisti siano stati indotti a riversare sugli altri un loro incauto, intimo e improprio convincimento: “Sì, si tratta di una donna meravigliosa, forse di Miss Mondo, ma ha il viso toccato da una piccola ferita; ci sentiamo allora autorizzati a restaurarlo, questo viso, anche a costo di capovolgerne gli originali splendidi lineamenti …”

In più occasioni ho definito ‘Tempio geologico’ questo tratto di Val Trebbia: se così è (come non dubito sia), per esso era ed è da escludere qualsiasi tentativo di profanazione e snaturazione.

Fra le ragioni di questo ‘religioso’ convincimento, ne annovero alcune molto personali e nostalgiche: per oltre 40 anni ho condotto a visitare questi luoghi, illustrandone le peculiarità,  interi pullman di studenti e docenti di Scienze Geologiche, di Scienze Naturali, di Scienze Biologiche, di Lettere Classiche e di altre facoltà, umanistiche e non, per non parlare di insegnanti e alunni di  scuole medie inferiori e superiori, provenienti da svariatissime località dell’Italia settentrionale. Cosa dire poi delle tappe compiute in questi luoghi da studiosi stranieri, provenienti da tutto il mondo, felici di poter aggiungere ai loro ricordi quello dei Meandri di San Salvatore, incastonati nelle omonime Arenarie, da individuare quale profondo e ‘giovanile’ nucleo della “Finestra tettonica’ di Bobbio”?

Vale la pena di ripeterlo ancora una volta: il tratto di valle interessato soddisfa le esigenze dei due principali requisiti richiesti dall’Unesco per rientrare nel novero dei siti dichiarati Patrimonio mondiale dell’umanità.
Esso soddisfa, infatti, i requisiti richiesti dalla procedura di iscrizione: a) Presentare fenomeni naturali eccezionali o aree di eccezionale bellezza naturale o importanza estetica. b) Costituire una testimonianza straordinaria dei principali periodi dell’evoluzione della terra… di processi geologici in atto nello sviluppo delle caratteristiche fisiche della superficie terrestre o di caratteristiche geomorfiche o fisiografiche significative.

I meandri descritti dal Trebbia nel tratto S. Salvatore-Brugnello, incastrati nelle dure “Arenarie di San Salvatore” sono forme “ereditate”; esse ripetono infatti un antico, sinuoso, pigro e lento procedere di un corso d’acqua, impostato su una superficie subpianeggiante (“paleosupeficie”) (Fig. 1), poi interessata da un sollevamento (inarcamento), con conseguente ringiovanimento dell’attività erosiva del Trebbia. Si è così generato un progressivo e lento infossamento del corso d’acqua, che ha mantenuto il suo andamento serpeggiante, fino a sprofondare nell’attuale posizione (Fig. 2).
Fig. 1 Probabile ricostruzione del meandreggiamento del fiume Trebbia nel Pleistocene superiore (200.000 anni fa circa)
Fig 2 Situazione attuale; il fiume si è infossato dando luogo a una profonda e stretta valle

Per prendere atto che esso soddisfa il primo dei requisiti citati (area di eccezionale bellezza naturale), è sufficiente sporgersi da un qualsiasi balcone, naturale e non, in grado di consentire l’osservazione dall’alto dello splendido serpeggiare della corrente fluviale (con ritorno su se stessa!) sul fondo di una valle a versanti dritti e scoscesi, la cui base ripete l’andamento fantasticamente sinuoso della corrente. Qualcuno  potrebbe dire:  “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”. Ebbene, in questo caso, il “bello” è oltretutto “testimonianza straordinaria” dell’evoluzione geomorfologica (“sviluppo delle caratteristiche fisiche”), che la valle ha subito a partire da alcune centinaia di millenni fa! I meandri descritti dal Trebbia nel tratto S. Salvatore-Brugnello (incastrati, come anticipato, nelle dure “Arenarie di San Salvatore”) sono forme “ereditate”; esse ripetono infatti un antico, sinuoso, pigro e lento procedere di un corso d’acqua, impostato su una superficie subpianeggiante (paleosupeficie) (Fig. 1), poi interessata da un sollevamento (inarcamento), con conseguente ringiovanimento dell’attività erosiva del Trebbia. Si è così generato un progressivo e lento infossamento del corso d’acqua, che ha mantenuto il suo andamento serpeggiante, fino a sprofondare nell’attuale posizione (Fig. 2), come il perimetro stellare del tagliolino quando la nonna lo schiacciava  per intagliare gli anolini.

FIG3
Fig 3 La foto evidenzia la particolare morfologia della zona sulla quale sorge oggi l’abitato di Brugnello. Questa zona coincide con il resto di una antica superficie sub-pianeggiante sulla quale il Trebbia, circa 200.000 anni fa, scorreva pigramente e con andamento sinuoso

Un lembo/testimone della vecchia superficie sub-pianeggiante, dentro la quale si sono incastrate le anse meandriche, è ben visibile e ben conservato in corrispondenza del dolce ripiano sul quale insiste il famoso nucleo abitato di Brugnello (Fig. 3), con il margine orientale (sede della Chiesa) a picco sul fondovalle (Fig. 4).

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Fig 4 La chiesa di Brugnello, esposta a picco sull’alveo del Trebbia. Alla sommità del versante, a sinistra delle case, è ben evidente la dolce morfologia del piano di campagna

Sempre in tema di “straordinarie testimonianze”, l’Unesco ricorda che sono senz’altro degni di essere annoverati fra i siti d’interesse anche quelli nei quali è possibile cogliere evidenti e tangibili prove dei “principali periodi dell’evoluzione della terra”: ebbene, il tratto di valle prescelto per l’installazione dell’impianto elettrico risponde pienamente anche a questo requisito.
Infatti, i meandri di cui ci stiamo occupando sono intagliati, come abbiamo più volte ricordato, nelle Arenarie di San Salvatore. Queste fanno capo all’unità geometricamente più profonda (occupa il fondovalle) rispetto a tutte quelle intercettate dall’alveo del Trebbia durante la progressiva apertura e approfondimento del suo squarcio erosivo (ossia durante l’apertura della sua valle): proprio l’unità cui appartengono le Arenarie di S. Salvatore è, sorpresa fra le sorprese, quella geologicamente più recente!

 

L’importanza della finestra tettonica consiste nel fatto che “ in definitiva, il Trebbia, nel contesto geografico di Bobbio-Marsaglia, ha aperto un varco dentro al rilievo appenninico, varco (o, meglio, “finestra”) che ha consentito di  accertare come questa catena montuosa sia insorta a seguito dell’appilamento geometrico di unità tettoniche, per intervento di spinte orogenetiche (Fig. 5), con quelle più antiche portate via via a sovrascorrere su quelle più recenti: questa “finestra” consente così di “leggere” la successione cronologia dei fatti e degli eventi che hanno portato alla genesi delle nostre montagne e, con esse, dell’intero Appennino ligure-emiliano”
Fig 5 Simulazione delle spinte orogenetiche che provocano l’appiilamento di ammassi rocciosi nella genesi delle montagne

In definitiva, il Trebbia, nel contesto geografico di Bobbio-Marsaglia, ha aperto un varco dentro al rilievo appenninico, varco (o, meglio, “finestra”) che ha consentito di  accertare come questa catena montuosa sia insorta a seguito dell’appilamento geometrico di unità tettoniche, per intervento di spinte orogenetiche (Fig. 5), con quelle più antiche portate via via a sovrascorrere su quelle più recenti: questa “finestra” consente così di “leggere” la successione cronologica dei fatti e degli eventi che hanno portato alla genesi delle nostre montagne e, con esse, dell’intero Appennino ligure-emiliano (Fig. 6 ).

 

Schema genetico della finestra tettonica di Bobbio
Fig 6 Schema genetico della finestra tettonica di Bobbio
1 – Tre complessi rocciosi, diversi anche in fatto di età, sono sottoposti a spinte tangenziali;
2 – Le spinte provocano un anomalo accavallamento dei tre complessi rocciosi;
3 – Il Trebbia apre uno squarcio (“finestra”) all’interno dell’appiilamento, provocando l’affioramento dei tre complessi, appoggiati l’uno all’altro, lungo i fianchi dello squarcio; è così possibile leggerne la distinta natura e la diversa età, constatando che quello più giovane è stranamente il più profondo
Appiilamento schematico di distinte unità tettoniche, conseguente a spinte orogentiche, posto alla base della struttura del nostro Appennino (A, B e C, con età decrescente dall'alto al basso)
Fig 7 Appiilamento schematico di distinte unità tettoniche, conseguente a spinte orogenetiche, posto alla base della struttura del nostro Appennino (A, B e C, con età decrescente dall’alto al basso)

 

Ciascuna di dette unità tettoniche è comprensiva di un certo numero di formazioni litostratigrafiche, legate da affinità genetiche e cronologiche, quasi a costituire una ben precisa famiglia! Questo appilamento fra diverse “famiglie”, ciascuna dotata di proprie caratteristiche ed età, è il tema che domina la struttura del nostro territorio montano (Fig. 7), che, nel caso specifico, trova illustrazione nella Carta Geologica della Finestra di Bobbio, di cui sono coautore e della quale viene riportato uno stralcio in Fig. 8. Vogliamo un esempio di fama e interesse mondiale? il Gran Canyon del Colorado presenta splendidi meandri incastrati (Fig. 9), ma quelli di S. Salvatore, di paragonabile spettacolarità, hanno una ulteriore inestimabile prerogativa: a differenza di quelli del Colorado sono intagliati nelle assise rocciose più giovani di quelle che le sovrastano.
E se questo è poco…

FIG8ST~1
Fig 8 Stralcio della “Carta Geologica della Finestra di Bobbio” (in giallo: le Arenarie di San Salvatore)

 

La peculiarità ed irrepitibilità dei MEANDRI DI SAN SALATORE la possiamo meglio cogliere indicando un esempio di interesse mondiale: il Gran Canon del Colorado. Esso presenta splendidi mendri incastrati (Fig. 9), ma quelli di S. Salvatore, di paragonabile spettacolarietà, hanno una ulteriore inestimabile prerogativa: a differenza di quelli del Colorado son intagliati nelle assise rocciose più giovani di quelle che le sovrastano.
Fig 9 Uno splendido esempio di Meandro incastrato del Colorado. Anche in questo caso di tratta di una forma ereditata: il Colorado ha subito un grandioso fenomeno di infossamento (di quasi 2000 metri!), a seguito di un altrettanto grandioso innalzamento della originaria superficie sulla quale si muoveva. Ma la spettacolarità del fenomeno non ha la sorprendente e incredibile prerogativa del nostro Trebbia a Bobbio: gli strati rocciosi via via intercettati dal Colorado sono (norma nella norma) via via più antichi; a Bobbio, improvvisamente e inaspettatamente, il Trebbia porta alla luce ammassi rocciosi più recenti

Giuseppe Marchetti

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