Proseguono al Ferrhotel gli incontri tra l’Associazione Via Roma città aperta e il responsabile della struttura Carlo Loranzi, da giorni al lavoro per assicurare una chiusura dignitosa a un’emergenza durata due anni e per lungo tempo, secondo Via Roma città aperta, sottovalutata, al punto che oggi, terminato il periodo di ospitalità concesso ai nordafricani, il rischio, come denuncia Loranzi, è che molti di loro “finiscano a dormire ai Giardini Margherita”.
Certo è che dalla città, almeno dalle parti di Via Roma città aperta, ci si sarebbe aspettati una risposta diversa: “La carità cristiana – osserva il componente dell’associazione Fulvio Poggi – non si è vista molto, sarà perché sono mussulmani?”. Fatto sta che “a suo tempo era stata interpellata anche la curia, ma si finisce solo per perdere del tempo, nonostante l’assistenza sociale sia totalmente in mano ai cattolici”. L’unica prospettiva, a questo punto, pare quella di rivolgersi alle istituzioni, “anche se il Comune – prosegue Poggi – continua a sostenere che la questione non sia di competenza di Palazzo Mercanti”. Il problema, invece, come sostiene Via Roma città aperta, è anche di competenza comunale. Per questo, la realtà che opera in uno dei quartieri più problematici della città, ha messo sul tavolo della Giunta una soluzione concreta non solo al problema profughi, ma all’emergenza povertà. Come spiega Maurizio Bottigelli (Via Roma città aperta), “si tratta di una soluzione operativa di microeconomia che permetterebbe di uscire da questa situazione. La soluzione – prosegue Bottigelli – è quella di mettere a diposizione una struttura in disuso di proprietà del Comune che, grazie alle professionalità che abbiamo censito tra i ragazzi ospitatati al Ferrhotel, potrebbe essere rimessa in sesto e messa a disposizione di chi si trova a fare i conti con un’emergenza abitativa”. Oltre a questo, Via Roma città aperta ha in mente un piano di microeconomia che consentirebbe di trovare un’occupazione a questi profughi, che, altrimenti, potrebbero facilmente finire a ingrossare le file delle microcriminalità. Quello che manca, ad oggi, è il sostegno delle istituzioni.
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