La vittoria al primo turno di Gian Luigi Molinari in una corsa, quella alla segreteria provinciale, macchiata dal caso delle tessere “last minute”; la nuova minoranza interna del partito, cioè i sostenitori di Roberta Valla, che disertano in polemica l’assemblea provinciale; le voci, seppur smentite dal sindaco Paolo Dosi di un imminente rimpasto in una giunta comunale spaccata. Nel Partito Democratico di Piacenza la frattura è ora conclamata. E quel che preoccupa maggiormente è ora l’incertezza legata alle ripercussioni che questo congresso potrà avere sul versante amministrativo del Comune.
Molinari segretario ma la minoranza diserta l’assemblea
Mercoledì sera l’assemblea provinciale del Partito democratico eletto il sindaco di Vernasca Molinari nuovo segretario provinciale del Pd. Ma al contempo l’assise ha fatto registrare il plateale forfait della minoranza, cioè quella parte del partito che ha sostenuto Roberta Valla e che annovera molti big: la parlamentare Paola De Micheli, il vicesindaco Francesco Cacciatore, gli assessori Silvio Bisotti, Giovanna Palladini, Pierangelo Romersi, il capogruppo Daniel Negri. Assenti che hanno affidato le ragioni dello strappo a una nota in cui si definisce la convocazione dell’assemblea, quando ancora si attende l’esito del ricorso sul caso degli iscritti last minute, “una forzatura”.
“La decisione di convocare l’Assemblea con tempi così ristretti (meno di 24 ore) semplicemente per ottemperare ad un formalismo di calendario, riteniamo sia un’inutile forzatura che non consente un adeguato coinvolgimento su temi così rilevanti, che attengono ad una normale e serena attività del partito. Un rinvio, anche solo di qualche giorno (magari sabato prossimo) non avrebbe minimamente condizionato l’esito dell’Assemblea, consentendo invece un confronto più approfondito ed adeguato, valorizzando appieno il tanto decantato concetto dell’inclusività e della partecipazione. Uno spostamento dell’Assemblea sarebbe stato inoltre consigliato dal fatto che il ricorso presentato in merito al notevole incremento del numero degli iscritti registrato in vari circoli, sarà esaminato giovedì anche dalla Commissione Nazionale per il Congresso”. La nota chiude così: “Purtroppo dobbiamo constatare come la più volte annunciata volontà di tenere insieme tutto il partito, si è scontrata con l’intento di procedere a tappe forzate, pensando che la comunicazione sia più importante della sostanza”. Gli unici a presentarsi dell’ala minoritaria sono stati il segretario uscente Vittorio Silva, per ragioni di cavalleria, e Marco Pascai e Christian Fiazza, a simboleggiare la mano tesa.
L’eletto: “Confronto sui contenuti, non sui ricatti”
Nonostante il clima tesissimo l’assemblea che si è comunque rivelata regolarmente convocata con 74 delegati presenti su 108. Molinari è stato proclamato eletto con il 55% del consenso, contro il 34% di Valla e il 10 di Rapetti.
Nel suo discorso di insediamento il neo segretario ha subito ringraziato il suo predecessore Silva, ma ha anche reso onore ai suoi competitor Valla e Rapetti. “Ricordiamoci sempre che anche le tensioni devono essere risolte nel nome della vittoria suprema della democrazia. E’ stato un congresso vero con esito incerto con tensioni spesso palpabili”. Non si è soffermato troppo sulle assenze. Si è limitato a dire che “va ricordato che gli avversari sono fuori e non dentro”. E sul caso del boom di iscritti ha detto: “Si è verificata l’assenza di anomalie sul territorio piacentino, ma gli assaggi usciti in questi giorni hanno gettato fango sul Pd e sulla città”. Ed ha aggiunto: “La presenza di una troupe di Mediaset che correva dietro ai miei cittadini è stata una cosa imbarazzante, però almeno hanno visto il nostro panorama”.
Poi si è concentrato sul lavoro da fare: “Bisogna avvicinarsi alle periferie, sarà un lavoro duro. Piacenza deve diventare un laboratorio di idee, deve saper anticipare le problematiche nazionali. Siamo con le nostre amministrazioni e le difenderemo in qualsiasi occasione. Chi farà parte dell’esecutivo dovrà lavorare tantissimo per recuperare il tempo perso in questi mesi: ascoltare la gente e i territori. D’ora in avanti bisogna cambiare registro. Discutiamo, se è il caso scanniamoci anche, ma nelle sedi opportune. Gli avversari sono fuori e non dentro. I rapporti interni si devono basare sui contenuti, non sui ricatti”.
Colla: “Rimpasti? La giunta deve trottare”
Ma ora tutti si chiedono cosa accadrà nell’esecutivo di Palazzo Mercanti. Voci insistenti parlano di rimpasto con gli assessori Giovanna Palladini (Nuovo Welfare) e Pierangelo Romersi (Bilancio) in bilico. Nei giorni scorsi il sindaco Paolo Dosi (che ha appoggiato la candidatura di Molinari) ha avuto un incontro con gli assessori che hanno sostenuto Valla dopo alcune dichiarazioni che a questi ultimi non erano piaciute (“in giunta mi sento imbarazzato”). Un incontro che tuttavia non sarebbe servito del tutto a chiarire se il primo cittadino abbia intenzione di apportare modifiche alla sua squadra di governo, come vorrebbe una parte dei “renziani” vincitori del congresso, oppure se andrà avanti con questo assetto. Di certo in maggioranza, spaccata anch’essa, c’è molta insofferenza.
Eloquente l’intervento del consigliere comunale Roberto Colla, eletto con la civica dei Moderati per Dosi. Colla si è rivolto al sindaco con piglio deciso. “Non è il momento di parlare di rimpasti. Piuttosto è ora che questa giunta inizi a procedere spedita nella sua azione amministrativa. Anzi, sarebbe meglio che iniziasse a trottare”.




