“Moderazione e centro sono categorie politiche necessarie Fondazione Democrazia cristiana afferma questi valori”

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Bruno Cassinari responsabile regionale. Critica la divisione tra due poli: per noi lo schema non può essere quello degli Stati Uniti

Non è un’operazione nostalgia ma la necessità sempre più stringente di affermare i principi e i valori di un’identità democratica cristiana che esiste nel paese e che oggi è schiacciata da una scelta obbligata verso due poli che semplificano eccessivamente e appiattiscono le diverse sensibilità.

Ne sono convinti i promotori della “Fondazione Democrazia cristiana” che ha preso avvio nel 2019 di cui fa parte – come  rappresentante regionale – il piacentino Bruno Cassinari, un passato nella Dc a cominciare dall’organizzazione giovanile.

Della Fondazione presidente nazionale è Gianfranco Rotondi.

“La Fondazione è un’associazione culturale – spiega Cassinari – non ha una struttura politica, né simboli elettorali ma ha lo scopo di promuovere la conoscenza della cultura politica dei democratici cristiani e delle personalità più significative che hanno caratterizzato il pensiero e le azioni della Dc. Diverse le iniziative già avviate tra cui – illustra Cassinari – convegni di studio su Alcide De Gasperi, Aldo Moro , Giorgio La Pira, Don Luigi Sturzo e il più recente, che si è svolto a Saint -Vincent, dedicato alla figura di Carlo Donat-Cattin”. Ora dalla Fondazione ha preso vita un’altra associazione “Verde è popolare”: un nuovo progetto per unire democristiani, popolari e ambientalisti. Tra i promotori Gianfranco Rotondi, la sindaca di Assisi Patrizia Proietti e la leader storica dei verdi Paola Balducci.

La parola chiave resta moderazione e la collocazione fa riferimento di conseguenza al centro. L’obiettivo non è un partito ma far emergere le istanze democratiche cristiane nel dibattito politico attuale nel quale non trovano voce e valorizzazione. Dove si trova il centro nelle dinamiche politiche odierne? Non è rappresentato adeguatamente in nessuna delle due coalizioni secondo la posizione di Fondazione Democrazia cristiana. “Deve esserci la possibilità di scegliere anche il male minore e quindi se in una formazione politica è espresso un discorso più identitario che segua i valori che dicevo cerco di avvicinarmi a questo”.

La sua critica prende spunto dal mondo della scuola “A cui tengo molto” sottolinea. Ebbene in questi decenni – segnala Cassinari – una parte del movimento progressista è indubbio che abbia prodotto dei danni dal punto di vista pedagogico. Perché? “Ha deresponsabilizzato gli allievi – dice – mettendo in discussione l’autorità”. Insomma il punto restano scelte politiche frutto di una mediazione politica “non o di qua o di là”. Così allo stesso tempo anche nel centrodestra rileva posizioni lontane: “sovranismo e nazionalismo non fanno parte del nostro modo di pensare”.

Quindi la critica alla divisione netta tra due poli: lo schema politico – aggiunge – non può essere quello degli Stati Uniti cioè due partiti, destra e sinistra. Enormi contraddizioni esploderebbero nel momento in cui prevalessero spinte non moderate. E l’esempio lo abbiamo avuto in America con Trump, episodi come quello di Capitol Hill mettono in crisi un intero sistema.

E poi ci sono i riferimenti europei: PPE e CDU tedesca in particolare. Riferimenti solidi come Angela Merkel. “Merkel – segnala Cassinari – ha rappresentato con la CDU lo spirito autentico dei democratici cristiani”. E’ in quel quadro che si colloca anche la storia dei democratici cristiani italiani, rivendica Cassinari. Da qui la Fondazione Democrazia cristiana, spazio di discussione e riflessione che se guarda alla storia alle spalle punta l’osservazione anche sulle dinamiche politiche in divenire. Con una consapevolezza – si dice convinto Cassinari – che è il centro lo spazio in cui la politica può trovare attuazione concreta.

Oggi in Italia c’è bisogno di Dc?

“Una Dc come l’abbiamo conosciuta in Italia credo non sia più riproponibile, non ci sono le condizioni. Penso invece che si dovrebbe trovare la modalità per rappresentare all’interno di una forza politica popolare e riformista anche la componente democratico cristiana”.

Rappresentare politicamente un pensiero democratico cristiano esce da un concetto di politica laica. Non è così?

“No. Affatto. Nell’ambito delle tematiche economiche e sociali il punto di riferimento sono i valori di un’economia sociale di mercato che del resto ha forti affinità con il riformismo socialista. Qualificante e frutto della nostra cultura poi è il diritto alla salute con un sistema sanitario pubblico. Va detto che il sistema sanitario europeo e quello italiano in particolare sono certamente tra quelli più avanzati”.

Su certi temi però l’assonanza con quell’area è difficile se non impossibile…

“Su alcune tematiche ci sono posizioni che non si conciliano. Per fare degli esempi la legislazione sulle droghe leggere di cui si sta parlando in questi giorni o il decreto Zan. La critica in questo caso è su come è stato gestito. Non s’è vista la capacità di trovare una mediazione e un equilibrio per non far passare una legge troppo radicale. E le mediazioni c’erano. Sono arrivate anche dall’area più progressista del mondo cattolico che riguardava il coinvolgimento della scuola. Ecco su questo aspetto perplessità sono venute dal mondo laico e anche preoccupazioni sono state espresse anche dall’interno del Pd”.

Su certi argomenti sensibili di cui si discute tanto e non si arriva mai a una conclusione. Non è un processo d’interdizione?

“Interdizione? Non è questo il punto. Noi chiediamo la mediazione: l’unica strada per riuscire a far passare le cose. Ancora una volta faccio un esempio che dimostra come l’approdo concreto si ottiene proprio così. Nel Pd quando si è posta la questione delle unioni civili chi aveva rappresentato il punto di equilibrio tra posizioni estreme era stata Rosy Bindi. Anche sul decreto Zan Pier Luigi Castagnetti aveva avanzato l’ipotesi di discuterne con il cardinale Parolin ma non è stata presa in considerazione”.

L’idea dell’affermazione del centro come luogo politico primario torna ciclicamente. Un centro ago della ilancia che di volta in volta potrebbe allearsi con la sinistra o con la destra?

“Qui si apre un capitolo importante che riguarda il sistema elettorale e da alcuni paletti indispensabili che vanno posti…”

Cosa intendi per paletti?

“Il sovranismo, la linea sovranista espressa da Matteo Salvini e Giorgia Meloni che è dominante nel centrodestra è incompatibile con le nostre posizioni. In quella formazione c’è una spinta antieuropeista e una nazionalista e sappiamo dove questo potrebbe portare. L’altra questione riguarda l’atteggiamento che quelle forze hanno tenuto nei confronti della pandemia. Dapprima la delegittimazione della scienza promuovendo posizioni libertarie o anarcoidi che si sono ritrovate anche in vari sovranismi a livello globale. E’ significativo a mio giudizio che sulla grave questione della pandemia Pd e Forza Italia abbiano tenuto una posizione decisamente a favore della scienza e della campagna vaccinale diversamente da quanto fatto da alcune componenti della destra sovranista. Va detto però che la posizione della Lega potrebbe essere in divenire”…

In che senso?

“Se dovessero prevalere le posizioni di Giorgetti e dei governatori Zaia e Fedriga, le cose potrebbero cambiare. E qui torna l’immagine dell’esperienza europea. L’unica destra europea di governo che dal dopoguerra ha contribuito a realizzare quello stato sociale (concretizzato da democristiani e socialisti in Italia) è stata la destra gollista francese che oggi è collocata nel PPE. E aggiungo che quando nelle passate elezioni presidenziali dovettero decidere da che parte stare tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen non ci furono dubbi, scelsero Macron. Il punto è che diciamo no alle formazioni senza confini politici. Il confine del centro è la moderazione”.

Come fa a trovare spazio una Fondazione politica al tempo dei social quando basta un tweet per incrinare un governo?

“Certo non è facile, passano solo le posizioni urlate, esasperate. Diventa difficile impostare un ragionamento… tuttavia ci sono pagine Facebook che si richiamano alla tradizione e agli amici della Dc come “Amici del valori della Dc” e l’altra “Democristiani quotidiani” con adesioni trasversali. Ci sono tantissime persone che fanno riferimento a questa a questa tradizione culturale e politica”.

E’ un’operazione vintage?

“No perché? Come esiste “Italiani ed Europei” fondata da D’Alema anche la nostra Fondazione prende posizioni organizza dibattiti sui contenuti politici. Arricchisce il confronto. Tra l’altro online viene diffuso anche il giornale “La discussione” fondata da Alcide De Gasperi” in forma online.

Antonella Lenti

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