Mio Post – Devoti: Piacenza Calcio ed Europei,
una riflessione controcorrente

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di Carlo Devoti – Sono consapevole che questo mio intervento risulterà poco gradito a tutti i ” tifosi” del calcio ma sono altrettanto consapevole che ci siano sempre più persone disincantate che hanno colto il significato del calcio oggi e che lo abbinano con quello della politica, settori entrambi coinvolti in un sistema di similari pratiche truffaldine.

Da una parte, dunque, devo dire che non mi sento rappresentato dalla squadra nazionale che indossa la maglia azzurra negli europei in Ucraina e tanto meno nei suoi alfieri Buffon e Cassano che, a mio avviso, screditano la nostra immagine nel mondo. Da cittadino italiano, inoltre, non vorrei che una possibile vittoria italiana  facesse pagare ancora una volta il disastro morale ed economico, del mondo del calcio, sulle spalle di noi inermi cittadini spalmando il tutto nelle nostre tasche.

La seconda riflessione che pongo ai lettori si riferisce alle vicissitudini del Piacenza calcio il cui mancato salvataggio viene attribuito alla indifferenza dei piacentini facendo ricadere sugli stessi la responsabilità della ” mazzata” per non essersi adoperati a sostenere economicamente il salvataggio.

Per me invece sarà questa l’ occasione che si presenta agli appassionati del calcio e tifosi del Piacenza per adoperarsi a costruire un nuovo rinascimento del calcio piacentino partendo dal basso e con la mentalità giusta che non è certo quella rappresentata dalla corruzione in cui affonda il calcio, in particolare, e dove, alcuni interessati, avrebbero voluto farci risprofondare.

Pongo, per tale ragione, sia alla squadra nazionale di calcio che ai tifosi del Piacenza e sopratutto al popolo ucraino lo scritto di Eduardo Galeano che ricorda il significato del monumento posto all’ ingresso dello stadio della Dinamo di Kiev. Un recentissimo film del regista russo Andreij Malyukov, ” La Partita”, appena uscito nelle sale, mette in discussione alcuni aspetti di questa testimonianza che a me piace credere vera e che fa riflettere non poco anche sulla carneficina inflitta dagli ucraini su animali inermi per pulire, disinfettare e disinfestare il tutto in occasione degli europei.

Anche i nazisti trattarono in quel tempo gli ucraini come cani e ciò che loro oggi hanno fatto, sterminando migliaia di cani, fa riflettere sul fatto che la storia non insegna niente e si può correre ancora il rischio di ritornare indietro:

ESTATE DEL ’42

Anni fa, a Kiev, mi raccontarono perché i giocatori della Dinamo avevano meritato una statua. Mi raccontarono una storia degli anni di guerra.
Ucraina occupata dai nazisti. I tedeschi organizzano una partita di calcio. La nazionale delle loro forze armate contro la Dinamo di Kiev, formata da operai della fabbrica di tessuti: i superuomini contro i morti di fame.

Lo stadio è pieno. Le tribune ammutoliscono quando l’esercito vincitore segna il primo gol del pomeriggio; si accendono quando la Dinamo pareggia; esplodono quando il primo tempo termina con i tedeschi che perdono 2 a 1.
Il comandante delle truppe di occupazione invia il suo attendente negli spogliatoi. I giocatori della Dinamo ascoltano l’avvertimento:

“La nostra squadra non è mai stata vinta nei territori occupati”. E la minaccia: “Se vincete vi fuciliamo”.

I giocatori tornano in campo.Dopo pochi minuti, terzo gol della Dinamo. Il pubblico segue la partita in piedi e con un unico ininterrotto grido. Quarto gol: lo stadio quasi crolla.

Improvvisamente, prima del tempo, l’arbitro fischia la fine della partita.

Li fucilarono con ancora addosso la maglietta di gioco, sopra un precipizio.

Carlo Devoti
Maestro di Sport

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