Mio Post – Carli: “Alla nuova giunta chiedo
più attenzione ai disabili”

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di Bernardo Carli – In tempi di congiuntura economica avversa, quando a tutti tocca dover stringere la cinghia, in tempi nei quali i moniti dell’Europa diventano dictat, è indispensabile che non si perdano di vista quelle norme  che hanno distinto il nostro Paese per civiltà e lungimiranza. Mi riferisco alla legge che  tutela i “soggetti deboli”, la 104 del ’92. Non vorrei che questo dover essere europei a tutti i costi cancellasse quell’attenzione ai disabili che dovrebbe essere presa ad esempio dagli altri paesi. La legge in questione restituisce il diritto di cittadinanza a tutte quelle persone che manifestano la necessità di protezione, perché possa realizzarsi il principio di eguaglianza sancito dalla Costituzione. Gli altri paesi dell’Europa non hanno avuto tanta cura nella difesa dei deboli, se ancora esistono sistemi scolastici che differenziano i percorsi per chi non ce la fa a vincere la sfida della tanto invocata meritocrazia. L’Italia, pur con alti costi, non ha permesso la ghettizzazione dei disabili: abbiamo aperto le aule scolastiche a tutti, senza alcuna distinzione, realizzando un sistema educativo di forte integrazione sociale a favore sia dei disabili, che degli altri giovani. Non dobbiamo cedere oggi alla tentazione dei risparmi, perché questi verrebbero pagati da chi non ha possibilità di difendersi, che non sono solo i conosciuti “portatori di handicap”. Anziani, ammalati e disabili mentali incrementano il numero di coloro che necessitano di aiuto e sostegno in un regime che ne deve escludere l’isolamento.

La 104 è frutto della medesima cultura che Franco Basaglia inaugurò ispirando la Legge 180 del ’78, relativa alla chiusura degli Ospedali Psichiatrici: grande e illuminato evento che rese giustizia a tanti cittadini.

Ciò premesso, occorre che il problema seguiti ad essere affrontato in modo serio, nella scuola, come nel contesto sociale. Condizione perché ciò  avvenga è che vi sia volontà politica, intelligenza e risorse. Un qualunque progetto tuttavia non può eludere una analisi della realtà di ciascun individuo, delle sue capacità e delle incapacità. Ecco allora che alcuni termini, brutti e imprecisi neologismi, dovrebbero essere evitati, perché tendono ad edulcorare la realtà, facendone perdere quella misura del reale che è garanzia dei buoni interventi; il termine “diversamente abili”, così abusato, è fuorviante perché propone una realtà falsata. Del resto, tutti possediamo un mix di abilità e disabilità. Personalmente, posto di fronte ad un problema logico matematico come il gioco degli scacchi, faccio fatica a raccapezzarmi, mentre, mi ritengo pienamente “abile” in altri ambiti. “Diversa abilità” da chi chi e da che cosa? E’ abilità diversa dal genere umano la capacità di volare o di sopravvivere nelle profondità marine. Al contrario i “disabili” manifestano capacità minori, se non nulle, in alcuni settori, mentre possono raggiungere spesso o talvolta performance più che accettabili in altri. Un ipovedente sviluppa tecniche che gli consentono di camminare tranquillamente nelle vie cittadine, purché queste, come purtroppo spesso accade, non siano una giungla di trabocchetti d’ogni genere; la sua disabilità è però evidente nella lettura o nella visita ad un museo. Per cieco è tuttavia possibile studiare o  suonare uno strumento con successo, come fare altre mille cose, fino a renderlo prezioso elemento del contesto sociale al pari di “altri”.

Tanto vasto è l’argomento in questione, che mi permetterò di abusare ancora in futuro della pazienza di chi mi legge, perché il problema, oggi più che mai, riguarda noi tutti. Per realismo rammento un solo concetto. La condizione di disabilità, che si presenta spesso dalla nascita, può investire anche gli adulti. Non solo gli incidenti possono causare condizioni di disabilità fisica e mentale più o meno permanente; essa può subentrare a seguito di inaspettati nuovi eventi quali gli ictus, come all’insorgenza di patologie disabilitanti in soggetti che hanno vissuto una esistenza da “normodotati”: ciò avviene talvolta nei malati mentali e più spesso negli anziani. Per questo mi permetterò ancora di ragionare sul tema, sottolineando quanto sia necessario che anche l’amministrazione recentemente insediata nella nostra città ne prenda coscienza alla luce della incipiente indigenza di molti.

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