
Francesca Silvestri è all’ultimo anno del Liceo Gioia di Piacenza, indirizzo scientifico, ma il
suo cuore batte da sempre per la musica e il mondo dello spettacolo. Voce e mente
creativa della GioiaWebRadio, la web radio del liceo, Francesca ha contribuito a ideare
rubriche su cinema, libri e, più recentemente, musica, dando vita a un vero e proprio
Festival musicale e a talk con protagonisti della scena culturale locale.
Non solo: da circa un mese collabora anche con Siamo un magazine, rivista indipendente
di musica italiana nata a Torino, e suona nella band Sourgrapes.
Con la stessa passione che l’ha accompagnata finora, Francesca è pronta a proseguire il
suo percorso alla IULM di Milano in Comunicazione media e pubblicità, dove inizierà gli
studi universitari per trasformare la sua passione in una professione.
Com’è nata e come si è evoluta nel tempo, anche grazie a te, la GioiaWebRadio?
La radio nasce nel 2015, quindi ormai sono 10 anni, da persone che poi comunque in
parte hanno continuato il loro percorso in questo ambito, hanno continuato facendo proprio
giornalismo, hanno continuato lavorando nell’ambito audiovideo. Tutto questo è nato
appunto da un bisogno di questi ragazzi di creare qualcosa che non c’era e che
effettivamente si è rivelato una scelta vincente, perché li ha li ha spinti ad approfondire
questo ambito che li ha portati anche ad affacciarsi sul mondo del lavoro. Personalmente
mi ci sono approcciata in seconda superiore, perché nel 2020 si è dovuta interrompere, e
quindi poi abbiamo dovuto farla rinascere sotto la guida di Selma Licina e Virginia
Tarantino. Nel 2021 non c’erano ancora delle rubriche ben definite, di cui ora sono molto
fiera e che sono state introdotte e mantenute attive con un’ottima collaborazione negli anni
successivi anche grazie a me e alla mia attuale co-direttrice Emilia Craciun. Infatti, quello
che emerge al Gioia è che questo tipo di attività extracurricolari è completamente
autogestito, e dà ampia libertà di espressione sperimentazione: e quindi in studio ti trovi ad
avere uno spazio con un microfono, con un mixer in cui puoi registrare totalmente quello
che vuoi, senza pretese di produrre un prodotto che si diffondi su ampia scala, cosa non
necessaria ma che comunque mi auguro che succeda sempre più nei prossimi anni.
Delle rubriche di cui tu hai parlato, di quali ti occupi personalmente?
Ho portato in radio una serie di interviste a musicisti e alcuni esponenti della città di
Piacenza, che hanno immancabilmente qualcosa di cui parlare, come l’assessore alle
politiche giovanili Francesco Brianzi e la consigliera comunale Costanza De Poli. Il mio A
talk with…, però, ha ad oggi relativamente pochi episodi, non solo dato il fermo per le
ristrutturazioni alla scuola, ma anche perché tento di puntare su una qualità alta dei
contenuti, che sono pubblicati su Spotify, Spreaker e altre piattaforme minori (escluso
Apple Podcast). E, senza uno studio, abbiamo dovuto sviluppare una certa creatività: ci
siamo buttati sull’ambito live, idea da cui è nato l’ATOMICFest. Oltre a questo, quattro
Atomic talks sono stati organizzate dal vivo, all’interno delle aule della scuola e con ospiti
che hanno a che fare con la scena dello spettacolo piacentino, in ambito musicale sui temi
di media, spettacolo e musica.
Parliamo del Festival musicale: com’è organizzare un evento su una potenziale
larga scala?
L’ATOMIC si è svolto lo scorso 19 ottobre, ma l’organizzazione parte dall’inizio dell’estate.
Collegare una piccola radio di un liceo con la realtà che la circonda è una sfida dal grande
potenziale, e voler promuovere dei giovani musicisti, comunità di cui io faccio parte, a un
pubblico di coetanei non è, purtroppo, semplice: il festival, tra performance e interviste alle
7 band e alla solista, è stato il nostro tentativo di creare un momento di aggregazione, non
a caso svolto ai Giardini Sonori, appoggiato dalle scuole di musica della città e ovviamente
finanziato ove strettamente necessario dalla scuola. Per me questo è un piccolo tassello
nel cambio generazionale che sta avvenendo nell’industria creativa, soprattutto in
provincia; all’evento, che spero si ripeta in futuro, ci voglio affiancare anche un progetto di
divulgazione sempre musicale che esordirà il primo maggio a Piacenza, chiamato
Schegge. Queste realtà esistono davanti ai nostri occhi, ma spesso passano inosservate,
e mi sono posta così il compito di rendere giustizia e arricchire quell’”imprenditorialità
giovanile” che ci contraddistingue.
Ora che stai per concludere le scuole superiori, come vedi il futuro della radio?
Ora che sto per concludere il mio percorso al liceo, mi chiedo quale sarà il futuro della
radio. Frequentando perlopiù persone più grandi di me, conosco pochi studenti più giovani
con interessi simili, ma sono sicura che le future direttrici della radio, con cui ho
collaborato molto bene in questi anni, sapranno superare ogni aspettativa. Dovranno
muoversi in un’epoca in cui le tendenze cambiano sempre più velocemente, e chissà se il
concetto stesso di radio sarà uguale al nostro tra cinque anni, considerando anche
l’impatto crescente dell’intelligenza artificiale sull’industria creativa. Mi domando: come può
una macchina sostituire la creatività umana? In un panorama che sembra privilegiare la
quantità alla qualità e il click facile al processo creativo autentico, sarà ancora più
importante difendere l’approfondimento, l’individualità, la libertà di sperimentare. Ad ogni
modo, attendo con entusiasmo di vedere una nuova edizione dell’ATOMIC, anche se sarà
organizzata dai miei successori… E anche se si chiude un ciclo, non intendo certo
abbandonare i miei progetti: anzi, a fianco dell’università ho già molte idee in serbo e tanta
voglia di continuare a dare voce alla mia creatività, ovunque mi porterà il futuro.




