
Come mangiano i bimbi a scuola? Benissimo a Cremona, abbastanza bene a Piacenza. Lo attestano gli esperti di Foodinsider, osservatorio sulle mense scolastiche che dal 2015 sonda (attraverso questionari ai genitori e alle commissioni mensa) la qualità del servizio di refezione e la corrispondenza dei menù somministrati ai bambini con i parametri di sana alimentazione raccomandati dall’Oms. A partire dal menù, Foodinsider mappa la qualità della ristorazione scolastica attraverso un sistema “a punti” e promuove attraverso una piattaforma online le best practice, quelle che meglio riescono a coniugare gusto, salute e sostenibilità. Il dato che emerge dal confronto è una lenta ma progressiva tendenza a recepire le Raccomandazioni dell’OMS e del Codice Europeo contro il Cancro. Evoluzione che si coglie con l’introduzione di cereali integrali biologici, una riduzione della carne conservata e dei dolci a fine pasto. Si registra anche una leggera diminuzione di carne, anche se quella rossa domina a dispetto di quanto indicato nelle Raccomandazioni dell’Oms.
Nella terza edizione dell’indagine, che ha preso in esame le mense scolastiche di 51 comuni italiani, Cremona si conferma per il secondo anno consecutivo al primo posto, grazie al suo menu che propone cereali in grande varietà, un buon equilibrio di carni bianche e rosse, niente insaccati, pesce, frutta a merenda. Piacenza si colloca a metà classifica: ventiseiesima su 51.
“Con tutto il rispetto verso Foodinsider – è il commento di Manuela Moreni, dirigente del servizio educativo e formativo del Comune di Piacenza – il nostro sistema di mense scolastiche può contare su un menu di eccellente qualità validato da Ausl. Come comune noi riteniamo che l’unico modello valido sia quello dato dalla nostra sanità locale”.
Foodinsider prende in considerazione diversi dati, dall’introduzione dei cereali biologici alla riduzione delle carni conservate e dei dolci a fine pasto.
“Da noi, in realtà, prosegue Moreni – non ha avuto i dati aggiornati: questi riguardano infatti lo scorso anno scolastico e nel tempo sono stati introdotti elementi “correttivi” e migliorativi come l’incremento di proteine vegetali e di cereali integrali, aggiunti tenendo conto delle direttive dell’Ausl”.
Secondo la mappatura di Foodinsider sono in crescita, a livello nazionale, i comuni che hanno eliminato i salumi: Venezia – ad esempio – ne aveva ben 4 nel 2016 e quest’anno non he ha più. Nel complesso i menu senza salumi che hanno recepito la raccomandazione dell’Oms di eliminare le carni conservate sono il 30%. In Emilia Romagna dove i salumi sono radicati nella cultura gastronomica del territorio, i Comuni analizzati hanno tutti i salumi tranne Rimini dove è l’Ausl ad elaborare un menu che coniuga al meglio gusto, salute e tradizione del territorio.




