MCL Piacenza: “Ha ancora senso festeggiare la festa del lavoro?”

0

Il primo Maggio che ci apprestiamo a festeggiare è carico di inquietudini , porta con se molte incertezze .L’impatto della pandemia sul mondo del lavoro è  stato devastante ed è un punto di svolta di carattere storico che segna un “prima ” e un “dopo”. L’unica certezza che abbiamo è che nulla “sarà come prima “, un’affermazione ripresa anche nel Messaggio dei Vescovi Italiani per la festa del 1 maggio. Anche se alcuni si azzardano a fare previsioni , a snocciolare cifre sulla perdita dei posti del lavoro o sulla contrazione del reddito e degli altri dati economici, la verità è che ancora neppure riusciamo a immaginare che cosa accadrà , ne possiamo immaginare come ciascuno di noi reagirà una volta terminata la quarantena .

Viviamo un’attesa inquieta esasperata dalla fragilità delle nostre istituzioni .In questo  clima viene da porsi una domanda :cosa festeggiamo il 1 maggio ?che senso ha festeggiare la festa del lavoro in una situazione come questa ?Nonostante tutto e , forse proprio per la tribolazione che stiamo attraversando , ha senso oggi più di ieri ,celebrare il lavoro e la sua festa perchè è proprio dal lavoro bisogna ripartire .Anche se negli anni della sbornia della finanza senza freno lo abbiamo dimenticato , il lavoro rimane” la chiave essenziale di tutta la questione sociale “, come scrisse San GIOVANNI PAOLO||nella grande enciclica sul lavoro Laborem Exercens , punto di riferimento dell’azione che il nostro movimento ogni giorno con passione e determinazione attualizza a favore del mondo del lavoro del nostro territorio. La pandemia ,con le tragiche morti che si è portata dietro anche nella nostra Piacenza , con la segregazione forzata di tutti noi , ha mostrato che questo sistema non è adeguato all’uomo , poichè non solo non risponde alle esigenze più profonde , ma ha diversi problemi anche con quelle più superficiali .Vivevamo un’effimera sicurezza ,ma adesso il re è nudo .Abbiamo, quindi  di fronte a noi una grande occasione ripartire con un altro passo , mettendo al centro la persona partendo dal lavoro , affinchè sia promossa la dignità di ciascuno e il bene di tutta la casa comune .Non si tratta di dare dei correttivi perchè di fronte a un male cosi grande come quello che che stiamo affrontando , non bastano gli ammortizzatori (necessari )o lo smart working (necessario anch’esso ),occorre, invece un cambio di paradigma degno del cambio d’epoca che la pandemia ha accelerato .

Non a caso la voce di PAPA FRANCESCO , che di questo cambio di paradigma è l’alfiere , risuona l’unico appiglio nel mare dell’ inquietudine .Nel già citato messaggio per il 1 maggio , i vescovi hanno indicato nel primato del lavoro degno , nella lotta del lavoro nero e allo sfruttamento dei migranti , nella cura della casa comune , nello sguardo positivo verso la tecnologia , nelle responsabilità delle istituzioni e dei cittadini , nel ruolo della società civile , alcuni aspetti da cui ripartire per rispondere in maniera adeguata ai tempi che stiamo vivendo . Ci attende una sfida epocale resa ancora più drammatica dall’inadeguatezza (almeno per ora)delle risposte delle istituzioni e dal rigurgito statalista che, approfittando della situazione vorrebbe azzerare i corpi intermedi e il poco di sussidiarietà rimasta (i recenti provvedimenti portano tutti in questa direzione ). Cosi occorre ripartire dalle basi , puntando sul rapporto tra persona e comunità che solamente una visione dualista come quella nella quale siamo immersi vede contrapposte.

Nel mondo del lavoro , oggi più di ieri , si percepisce l’importanza di alcune intuizioni come la centralità della persona che lavora , il lavoro degno, un sistema di relazioni industriale di carattere collaborativo , la partecipazione dei lavoratori alla vita dell’impresa , la priorità della sicurezza , il ruolo dell’impresa e la sua responsabilità all’interno di una comunità , la salvaguardia del creato e la promozione del lavoro , la lotta allo sfruttamento e per la legalità . Eppure , tali importanti intuizioni , da sole non bastano se non facciamo il grande salto culturale capace di riconoscere il primato del lavoro e il suo ruolo essenziale per lo sviluppo , aspetti che sono già presenti nella nostra indole e che sono riconosciuti dalla nostra Costituzione . Il senso di questo primo maggio , forse sta proprio nella presa di coscienza della responsabilità del mondo del lavoro , poichè in gioco, assieme al futuro delle persone, delle famiglie , della comunità, c’è anche la tenuta delle nostre istituzioni democratiche . Agli inquietanti sbandamenti autoritari , favoriti sia dalla paura che dalla politica che da tempo ha perso la sua rappresentatività perchè ha stoltamente reciso i legami con  i corpi intermedi e il territorio , il mondo del lavoro può rispondere mettendo in gioco tutta la sua ricchezza . Una ricchezza di opere e relazioni che sono stati i segreti della nostra ricostruzione , che lo saranno per la ricostruzione che ci attende. Ci auguriamo che il primo maggio di quest’anno o sarà diverso , o sarà una giornata persa .

Noi del movimento cristiano lavoratori guardiamo all’autorevole richiamo di PAPA FRANCESCO ,che avverte a gran voce che dalla tragica crisi usciamo tutti insieme o non ne usciamo affatto , che l’economia dello scarto va rigettata , e nociva anche a quelli che l’hanno sostenuta . Deve essere un primo maggio della consapevole responsabilità , un nuovo inizio che apre gli spazi alle iniziative costruttive di donne e uomini di buona volontà .

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.