“In ogni valle piacentina sarebbe necessaria una centrale a biomassa”. Giampaolo Maloberti (Lega Nord) interviene sul futuro della montagna piacentina con una serie di proposte tra cui quella – destinata a far discutere – di realizzare impianti a biomasse numerosi quanto le vallate della provincia di Piacenza. Recente – ricordiamo – l’ipotesi di realizzare una centrale a biomasse in Val Nure, fermamente osteggiata dal determinatissimo comitato civico sorto a Bettola. “Credo – spiega Maloberti – che anche in questi giorni in cui tornano alla ribalta le emergenze legate alla desertificazione abitativa e alla chiusura delle attività commerciali, sia necessario ribadire la proposta di una serie di interventi mai attuati pienamente per le comunità montane. Un presidio utile alla valorizzazione della montagna sarebbe la costruzione di una centrale a biomasse in ogni vallata, destinata a fornire energia ai cittadini della montagna. E potenziabile, a sua volta, con un sistema di teleriscaldamento. Attivando le centrali a biomasse, si inciderebbe positivamente sull’occupazione e sulla pulizia dei boschi, preservando la qualità e la sicurezza ambientale. Sostenere le comunità montane vuol dire anche sburocratizzare l’abbattimento della selvaggina, trasformando un problema in un’opportunità”. E le dighe, certo. “Erigere nuove dighe per regimentare i corsi d’acqua e realizzare dei parchi intorno agli invasi, capaci di elevarsi a richiamo turistico”. “E poi – prosegue l’esponente della Lega – rivolgo un personale invito agli operatori della zootecnia: chiedo loro di intraprendere l’allevamento in linea vacca-vitello, un’occasione importante per la messa a reddito delle aree di collina e di montagna. Rilanciare la montagna piacentina significa portare avanti una campagna di marketing precisa, finalizzata ad esaltare i prodotti a chilometro zero del nostro territorio. Una tipicità da evidenziare è il nostro grano duro privo di glifosate. Insomma, confezionare un marchio identificativo che ponga delle soluzioni e degli slanci: l’agroalimentare piacentino non ha nulla da invidiare alle province confinanti”.




