Legge salva borghi e cooperative di comunità salveranno i piccoli comuni e il territorio di montagna? Sono arrivate nelle scorse settimane alcune, flebili, risposte allo spopolamento dei piccoli centri e all’abbondono del territorio di montagna. Una è l’approvazione della legge cosiddetta salva borghi 158/17, un pacchetto di misure per il rilancio e la valorizzazione delle realtà locali sotto i 5.000 abitanti. La legge prevede, per le aree oggi in condizioni di maggior difficoltà, uno stanziamento di 100 milioni di euro per il periodo che va dal 2017 al 2023. Si tratta, nelle intenzioni dei promotori (è una legge bipartisan), di un’opportunità per tutto il Paese per un’idea di sviluppo che punta sui territori e sulle comunità e coniuga storia, cultura e saperi tradizionali con l’innovazione, le nuove tecnologie e la green economy. Il piano per scongiurare la morte dei paesi più piccoli (cioè del 70 per cento dei comuni italiani) prevede fondi che potranno essere sfruttati per la messa in sicurezza delle strade, l’estensione della rete a banda larga, la tutela dell’ambiente, il potenziamento dei servizi scolastici, la sistemazione delle scuole, l’acquisizione di edifici in abbandono, la promozione dei prodotti agricoli locali, e a filiera corta, nonché la creazione di strutture turistiche, di itinerari campestri, montani e naturalmente piste ciclabili.
Ma chi saranno i beneficiari? Beh, i piccoli comuni. Dunque: per piccoli comuni si intendono centri fino a 5.000 abitanti ma, per poter beneficiare dei finanziamenti, il dato demografico non è sufficiente: devono essere comuni situati in aree interessate da dissesto idrogeologico, da costante decremento della popolazione residente, da disagio insediativo, da inadeguatezza dei servizi sociali essenziali. È prevista, inoltre, la facoltà di istituire, anche in forma associata, centri multifunzionali per fornire servizi in materia ambientale, sociale, energetica, scolastica, postale.
“Finalmente è stata approvata una legge fondamentale, un primo passo per cercare di invertire il trend devastante dell’abbandono del territorio”. Questo il commento di Massimo Castelli, coordinatore Anci dei piccoli Comuni e sindaco di Cerignale, comune di 127 abitanti. “Finalmente – prosegue Castelli – si capisce che l’abbandono e lo spopolamento sono un grave problema e che mantenere vivi questi territori è una priorità nazionale. Questa legge introduce il chilometro zero, alcune agevolazioni per fare impresa, per lo sviluppo sostenibile, per gli alberghi diffusi, per il recupero dei centri storici. Manca un tassello importante da recuperare: la fiscalità di vantaggio e i cosiddetti bonus. Noi siamo felicissimi di questa legge, ma, sottolineo, è un punto di partenza, non di arrivo”.

La ricetta per contrastare lo spopolamento dei piccoli Comuni?
“Investire sulle rinnovabili, sul turismo sostenibile, sulle manutenzioni ambientali, far diventare i residenti manutentori del territorio. E sarebbe opportuno fare delle tassazioni differenziate: non possiamo pensare che il carico fiscale sia uguale per un negozio in centro a Roma e per uno sull’Appennino”. Altro passo avanti contro lo spopolamento è lo stanziamento – notizia dei giorni scorsi – per le cooperative di comunità, neo costituite o già attive, e loro consorzi, deliberato da Fondosviluppo, società di sistema di Confcooperative: 500 mila euro per la promozione, animazione e sensibilizzazione della cooperazione di comunità quale strumento di coesione sociale e sviluppo sostenibile. “Questo investimento è finalizzato a sostenere il ruolo delle cooperative, sentinelle del territorio, capaci di intercettare, più di ogni altra impresa, i bisogni delle comunità – commenta Francesco Milza, presidente di Confcooperative Emilia Romagna -. Le cooperative di comunità – prosegue Milza – con la loro natura di imprese multifunzionali rappresentano un’opportunità per salvare i piccoli centri isolati e non disperderne il grande patrimonio, mantenendo per le popolazioni i servizi essenziali e fornendo risposte occupazionali”. “L’approvazione della legge ‘salva-borghi’ sui piccoli Comuni – prosegue Milza – rappresenta un importante passo in avanti verso la tutela delle aree interne e la salvaguardia di paesi a rischio spopolamento. In questo contesto, le cooperative di comunità possono giocare un ruolo da protagoniste nel mantenere i servizi e i presìdi e nel fornire risposte occupazionali alle popolazioni dei territori emarginati. Senza imprese che creano lavoro, i piccoli Comuni non possono rinascere”.




