
Lo scorso dicembre, il numero 31 della rivista di cultura piacentina L’urtiga esce in libreria segnalandosi ai lettori per un focus dedicato alle demolizioni e sostituzioni edilizie registratesi in città dalla metà del secolo scorso. Un modo per ricordare i dieci anni di ininterrotte pubblicazioni. Il successo di vendite è immediato. Poi la tavola rotonda, coordinata da Valeria Poli, che si è tenuta nella sede degli Amici dell’Arte proprio sui temi già compresi nel sommario della rivista: “La città in cambiamento: conservazione, demolizioni, sostituzioni, riutilizzo”. E’ stato un successo di pubblico e di critica. Cosicché la rivista è andata esaurita. Le sorelle Gobbi, Daniela, Claudia e Marzia, editrici della rivista assicurano che stanno provvedendo alla ristampa.
Va da sé che il direttore Ippolito Negri sia soddisfatto: “La tavola rotonda non è stato solo un modo per intervenire sull’urbanistica ma anche per contribuire all’immaginazione del futuro – ha spiegato – il senso non è solo avere un ruolo di memoria e di racconto, ma anche di proposta, portando l’esperienza del passato come contributo per il presente”. Non risparmia poi di dire la sua su un argomento così divisivo nella nostra città: “Sono per la conservazione di ciò che ha un valore storico-culturale evidente, ma occorre anche considerare la città come un organismo in costante evoluzione e con stratificazioni edilizie di varie epoche”.

La coordinatrice dell’evento Valeria Poli aggiunge: “Con Ippolito Negri, abbiamo pensato la tavola rotonda per confrontare diversi punti di vista, a partire dalla presentazione del nuovo numero de L’urtiga. Credo sia stato importante mettere insieme opinioni differenti. E’ stato un evento partecipato e con un ottimo parterre, dal privato cittadino all’appassionato di storia dell’arte fino all’architetto. Dobbiamo andare nella direzione di un’urbanistica partecipata come ha detto il collega Benito Dodi, coinvolgere tutti gli enti privati, pubblici e la cittadinanza per ripensare l’urbanistica: gli strumenti ci sono e la nostra città è bella anche oggi. Ho i brividi a volte quando leggo sui social di quanto fosse bella la città una volta e poi oggi non si vogliono prendere decisioni, anche scomode o ardite, per cambiare Piacenza. Occorre fare un lavoro anche sui piacentini, che spesso vanno fuori e si meravigliano di città più belle della loro e poi qui si lamentano del centro poco tenuto, della mancanza di parcheggi, di demolizioni, ecc. Certamente sarà necessario coinvolgere anche l’Amministrazione comunale, ma per questo, come dicevo, è necessaria un’urbanistica partecipata.”
L’approdo di Ippolito Negri alla direzione de L’urtiga è maturato nell’ambito di una esperienza giornalistica sviluppatasi nel tempo: da quando era caposervizio a Italia Oggi, poi caporedattore della sezione piacentina de Il Giorno e di quella reggiana de Il Resto del Carlino, ma ha anche dall’esperienza al quotidiano L’Indipendente diretto da Vittorio Feltri e poi quella a L’Informazione. Nel 1996, Ippolito Negri pubblica il libro-inchiesta “La grande abbuffata, mani rapaci sull’Irpinia del terremoto”. Con lo stesso metodo di cronista si è dedicato nei decenni successivi alla ricerca storica e culturale di Piacenza: i suoi usi, costumi e il suo dialetto. Ha curato diverse pubblicazioni della collana Esercizi della Memoria realizzati dal Museo per la Fotografia e la Comunicazione visiva di Piacenza degli archivi storici dello Studio Croce.

L’urtiga ha iniziato le pubblicazioni nel 2012 trattando da subito tutti gli aspetti legati alla cultura del nostro territorio: dalla storia locale al folklore, dalle tradizioni ai proverbi, dalla cucina tipica all’urbanistica. Ippolito Negri racconta: “L’idea era partita dal professor Luigi Paraboschi, scomparso a seguito di una malattia, grande cultore del dialetto, e dal libraio Romano Gobbi, anche lui scomparso da qualche anno. Mi avevano subito coinvolto nel progetto offrendomi la direzione. Eravamo usciti nelle librerie in luglio con il numero zero: la volontà era quella di realizzare una rivista di circa 200 pagine dove trovassero spazio informazioni, ricerche, opinioni, pensieri legati alla cultura del nostro territorio. Il logo ricordo è stata opera di Luigi Paraboschi e Andrea Bergonzi rimasto nel comitato redazionale assieme a Maurizio Cordani, Filippo Lombardi, Luigi Montanari e il sottoscritto. Attorno a questo nucleo hanno ruotato molti altri collaboratori, che in questi anni hanno contribuito in maniera fondamentale alla continuità della rivista, come il presidente della Banca di Piacenza Corrado Sforza Fogliani e, tra gli altri, Giacomo Scaramuzza, Valeria Poli, Marco Horak, Cesare Zilocchi e Alfredo Lamberti. Siamo partiti con una trentina di autori (ricercatori, studiosi e semplici appassionati di cultura locale) e siamo sempre usciti, anche durante la pandemia”.

MARIO GOBBI 
LUIGI PARABOSCHI 
CORRADO SFORZA FOGLIANI
L’aspetto che Negri tiene a sottolineare di più è l’assenza di memoria storica nell’informazione contemporanea: “È un problema che viene da lontano. Prima le generazioni si tramandavano i saperi, gli usi e le fonti, oggi c’è una cesura generale, soprattutto nel giornalismo a causa delle nuove tecnologie. La digitalizzazione dei giornali in tutta Italia ha provocato l’espulsione delle vecchie generazioni di capiredattori, capiservizio, che erano quelle con un bagaglio culturale che garantiva una continuità della memoria storica in questa professione. Oggi si è approssimativi e non si riconoscono più le identità dei luoghi, che sono invece fondamentali per questo lavoro.”

DANIELA, CLAUDIA E MARZIA GOBBI




