L’industria vede rosa: congiuntura positiva
Rota e Betti: “Non toccate il Jobs Act”

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Da sinistra, Cesare Betti, Alberto Rota, Luca Groppi

“Così la triste Piacenza si è trasformata nella capitale del lavoro”, titolava un reportage di “Repubblica” di qualche giorno fa, prendendo spunto da un dato nazionale: il tasso di occupazione – sulla base di dati Istat – qui sfiora il 70%.
“E’ la logistica – si legge sul quotidiano – la prima delle ragioni per cui Piacenza, con un tasso di occupazione del 69,4 per cento (contro una media nazionale del 58,1) si piazza un po’ a sorpresa ai primissimi posti tra le province italiane più laboriose, alle spalle (soltanto) di Bolzano e di Bologna”.
Positiva anche la tendenza dell’economia locale, come confermato dal presidente degli Industriali piacentini Alberto Rota e, soprattutto, dai risultati dell’indagine congiunturale sull’andamento dell’industria nel secondo semestre 2017, nonché sulle previsioni sul primo semestre dell’anno corrente (2018).
I dati sono stati elaborati dall’Ufficio Studi di Confindustria Piacenza su un campione di cento aziende piacentine per un fatturato complessivo di tre miliardi di euro e novemila addetti.
Tutti numeri in crescita, difficili da prevedere anche solo un anno e mezzo fa: nel secondo semestre del 2017 il fatturato complessivo segna + 7,76%, il fatturato interno + 9,83%, il fatturato estero + 5,96% e l’occupazione + 0,83%.
Un risultato – confermano gli industriali – che non si era mai visto negli ultimi tre anni. Bene anche il comparto materiali edili che rivela, per la prima volta, un’inversione di tendenza con un più 0,3%.
Il report dell’industria piacentina è stato presentato dal presidente di Confindustria Piacenza Alberto Rota, affiancato dal direttore Cesare Betti e da Luca Groppi, responsabile dell’Ufficio Studi dell’organizzazione datoriale.
Tra i settori che registrano le migliori performance si segnalano quello agroalimentare, con ottimi risultati sui mercati internazionali (+ 11,09%) e nazionale (+ 10,46%), e la meccanica, con un fatturato interno che cresce del 16,22%. “Il risultato della meccanica – spiega il presidente Rota – settore sempre trainante dell’industria piacentina, si deve anche alla nuova legge Sabatini, al super e all’iper ammortamento, all’industria 4.0; fattori che hanno dato slancio al comparto delle macchine utensili”.
Ancora in sofferenza – viceversa – il settore olio e gas, che sconta la penalizzazione legata ai prezzi del petrolio, mentre il fatturato estero (+ 5,96%) si conferma elemento fondamentale per la crescita delle imprese piacentine anche se, questa volta, è il mercato interno (+ 9,83) a supportare maggiormente la crescita del fatturato. Dopo sei indagini consecutivecon segni negativi, inoltre, si arresta la caduta del settore materiali edili, che – come anticipato – fa registrare un + 0,33%.
La sensazione di ottimismo degli industriali piacentini si estende anche al 2018 appena iniziato, nonostante l’incertezza legata alla formazione difficoltosa di un nuovo governo e alle ripercussioni della Brexit, nonché dei nuovi dazi imposti dall’amministrazione Trump. Un imprenditore piacentino su due, infatti, prevede di aumentare ordini e fatturato nel 2018, uno su tre (sempre riferito al campione preso in considerazione dall’indagine) ritiene che l’occupazione aumenterà. Secondo Rota, significativa è la crescita degli investimenti (+ 15,40% rispetto all’anno precedente): “Le aziende ora credono sia necessario fare formazione, investire in tecnologia per avere rapidità di informazioni e di dati, per fare ricerca e sviluppo ovvero innovazione e ricerca di nuovi mercati e nuovi prodotti per poter essere sempre all’avanguardia”. Sono solo 6 – ha spiegato Luca Groppi (Centro Studi di Confindustria) – i punti che mancano per tornare al settembre del 2008 (i tempi del fallimento di Lehman Brothers che segnò l’inizio della crisi economica). Significa che in dieci anni sono stati recuperati 14 punti dal momento che nel 2008 si andò sotto di 20. La svolta si è verificata un anno e mezzo fa: “E’ stata – confida Rota – una crisi talmente lunga che ha fatto pensare che non fosse più una crisi, bensì una condizione. In realtà gli Stati Uniti hanno ripreso a macinare lavoro e ordini, la Cina non ha mai smesso di tirare, il Giappone è in crescita, l’Europa, tutto sommato, sta lavorando; noi abbiamo difeso la nostra posizione a livello manifatturiero europeo: tutti si sta andando nella direzione giusta e i primi segni positivi si vedono”.
In crescita, come detto in apertura, anche il tasso occupazionale che – secondo i dati Istat del 2017 – porta la provincia di Piacenza al terzo posto in Italia dopo Bolzano, Milano e Bologna. Secondo i dati Confindustria, nel secondo semestre 2017, l’occupazione cresce – repetita iuvant – dello 0,83%: in particolare + 1,73 il settore della meccanica, + 0,39 l’alimentare, + 0,10 gli altri settori. Merito di questi risultati – per i vertici di Confindustria Piacenza – alcuni (anche) provvedimenti adottati dal precedente Governo, Jobs Act in primis. “Non toccatecelo – sentenzia Betti –. A prescindere da valutazioni di carattere politico, siamo convinti della necessità di salvaguardare le riforme che funzionano con i loro evidenti risultati”.
“Per noi – riprende Rota, confermando l’assunto – Il Jobs Act ha cambiato il modo di procedere alle assunzioni: assumere a tempo indeterminato comunica ora una serenità che prima non c’era. Il che non significa che se il dipendente non è valido viene mandato via, tutt’altro. La prospettiva di investimento è però cambiata radicalmente. In precedenza le assunzioni passavano attraverso formule come co co co, stage, tempo determinato. Ora non più perché, comunque e in ogni caso, il contratto a tempo indeterminato offre più tutele. E i risultati si vedono”.

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