L’industria piacentina tiene: crescita +0,48%. “Ora pensiamo a riqualificare la nostra città”

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L’indagine congiunturale di Confindustria Piacenza relativa al secondo semestre 2024 ha confermato le indicazioni che già emergevano da qualche mese: il sistema industriale piacentino, nonostante l’incertissimo quadro macroeconomico sia incertissimo, tiene grazie all’export che si conferma punto di forza. Il presidente Nicola Parenti lo ha sottolineato molto chiaramente: “Nel secondo semestre 2024 l’industria piacentina ha retto grazie alla sua diversificazione produttiva, che le ha consentito di ottenere risultati positivi in termini occupazionali e di fatturato, nonostante il complesso contesto che ci troviamo a dover affrontare. Mi riferisco per esempio all’aumento dei costi dell’energia: un anno fa pagavamo 80 euro al megawatt, mentre ora 155. Un costo alto come nel 2022 quando l’incremento aveva messo a rischio la sopravvivenza delle aziende. Ora si torna a soffrire nonostante sia aumentata la produzione di energia da fonti rinnovabili che comunque non basta”.

Parenti ne ha poi sottolineato gli effetti immediati sui prezzi dei prodotti e producendo altresì aumento dell’inflazione soprattutto in un momento di crisi geopolitica come quello attuale: “In particolare per i materiali che vengono trasformati con grande utilizzo di energia, come l’acciaio o il legno”.

Sui dazi invece, Parenti ha mantenuto una posizione interlocutoria: “Se ci sanno faremo le nostre valutazioni. Se non possiamo vendere i nostri prodotti in Russia e gli Stati Uniti impongono dei dazi, sarà difficile non solo per noi, ma per tutta l’Europa”. Il direttore Luca Groppi ha fatto notare come “solo la Spagna va in controtendenza registrando una crescita del Pil del 3% grazie agli investimenti sulle infrastrutture, sui giovani e sulle nuove tecnologie. Oggi ne godono i risultati anche aree deboli come l’Andalusia, paragonabile al nostro Mezzogiorno”.

Ancora Luca Groppi risponde ad una sollecitazione sul Pnrr: “Ci ha modernizzato, ha migliorato parecchie cose, ma non ha ancora cambiato la vita del Paese, anche perché doveva essere accompagnato da due riforme: quella fiscale e quella della giustizia ancora da realizzare. Però ha contribuito a sistemare le nostre scuole che non erano a norma dal punto di vista antisismico”.

Riguardo le valutazioni su Industria 5.0 è Parenti a riportare il punto di vista degli industriali piacentini: “Meglio Industria 4.0 che ha dato sviluppo alle imprese grazie anche alla sua durata di sette anni. Transizione 5.0 ci ha fatto perdere un anno per i decreti attuativi, la possiamo sfruttare solo quest’anno e tra l’altro con valori diversi a cui eravamo abituati”.

Prima di immaginare una prospettiva futura un rapido sguardo ai dati del secondo semestre 2024: a delinearne il quadro dettagliato  Giulia Silva direttrice del Centro studi. Il fatturato complessivo delle aziende manufatturiere è rimasto stabile rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, anzi una leggerissima crescita (+ 0,48%). Alcune difficoltà invece sul mercato interno dove si è registrato un calo del fatturato del 0,36%, primo dato negativo dal 2020.

Andamento positivo per le esportazioni del settore alimentare (+15,46%) e nella meccanica (+ 4,29%). Le aziende dell’Oil&Gas e quelle attive nelle infrastrutture energetiche ottengono risultati positivi. In contrazione il comparto delle macchine utensili.

Bene l’occupazione che si conferma in crescita (+1,63%) rispetto a quanto sta succedendo in altre provincie emiliane, come Reggio, Modena e Bologna dove la crisi del automotive si fa sentire più crudamente. Vivacità nel settore investimenti per impianti, macchine e formazione del personale (+3,09%), soprattutto nel settore alimentare (+7,7%). Dal campione dell’indagine congiunturale si segnala la carenza di personale qualificato (37%) e un livello di domanda atteso insufficiente (35%).

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