scritto da Francesca Lombardi Lug - 12 - 2018 TAG:

L’area dell’ex Consorzio

Il motivo del contendere è sempre lo stesso: come conciliare l’esigenza di sviluppo, rinnovamento, modernizzazione della città con l’imperativo di non stravolgere i già fragilissimi equilibri ambientali, economici e sociali?
La città naturalmente è la nostra e il piano di riqualificazione – che porta il nome di Terrepadane, dal consorzio che lo promuove – riguarda una consistente porzione di città, quadrante Nord, tra la Lupa e via Colombo. Tutta l’area, insomma, del vecchio Consorzio Agrario e dell’ex mercato ortofrutticolo, 130mila metri quadri complessivi destinati ad ospitare aree direzionali, residenziali e commerciali. Il progetto, licenziato dalla precedente giunta, è già stato accolto dalla nuova (non senza qualche perplessità) e passerà al vaglio del Consiglio comunale per la definitiva approvazione entro questo mese. E proprio in vista di questa decisiva scadenza fanno sentire la loro voce, nettamente contraria e tesa a lanciare un sonorissimo allarme, Legambiente e Italia Nostra. Attraverso comunicati distinti, le associazioni mettono in guardia contro una serie di pericoli fra loro collegati: ulteriore e forse esiziale colpo al commercio tradizionale, desertificazione del già sofferente centro storico, aggravamento della situazione sul fronte del mercato immobiliare, probabile peggioramento della qualità dell’aria.
I comunicati di Legambiente e Italia Nostra, naturalmente, si propongono di sensibilizzare la cittadinanza e si rivolgono in modo particolare al Consiglio comunale affinché fra pochi giorni, in sede di voto, ribalti i pronostici opponendo a Terrepadane una solenne bocciatura. Nel mirino delle associazioni ci sono innanzitutto 14.550 metri quadri destinati a commerciale. Scrive Legambiente: “Per parlare di riqualificazione urbana non basta demolire vecchie costruzioni e costruirne di nuove”. Per gli ambientalisti qualsiasi intervento si proponga di riqualificare la città deve tenere conto dei suoi fabbisogni . Bene, e quali sono i fabbisogni di Piacenza, e in particolare dell’area Nord? E “possiamo permetterci di affidarci allo studio di fattibilità del proponente?” è la domanda retorica di Legambiente, alla quale ovviamente risponde che no: “Questo intervento – prosegue la nota – rischia di produrre effetti devastanti sulla mobilità dell’asse di via Colombo e un ulteriore peggioramento della qualità dell’aria”. L’associazione ambientalista, che a Piacenza porta il nome dell’indimenticato architetto Emilio Politi, si spinge oltre parlando di un intervento che “rischia di produrre effetti sulla struttura stessa della città e della sua vita sociale”. Effetti, secondo Legambiente, fatalmente negativi. Il documento, analizzando il trend demografico della città nel quindicennio 2001-2016, osserva quanto segue: “Negli anni in oggetto la popolazione della provincia è cresciuta del 7 per cento, con una presenza di stranieri del 14 per cento. Anche la popolazione di Piacenza capoluogo è cresciuta del 7 per cento ma con una componente della popolazione straniera [febbraio 2018] pari al 18,6 per cento. Quindi – osservano gli ambientalisti – oltre al saldo naturale negativo della popolazione piacentina abbiamo assistito a una vera e propria fuga dalla città verso i comuni di cintura dove la popolazione, nello ste4sso perido, è aumentata del 27 per cento”. Il punto, in presenza di dati come questi, riguarda il gran numero di alloggi già esistenti ma vuoti: “In presenza di una città con quasi 10mila alloggi inutilizzati, il Comune continua ad autorizzare nuove urbanizzazioni che determinano un potenziamento dell’offerta residenziale nella ‘periferia’ come se ignorasse la reale condizione di crisi del mercato immobiliare, come se ignorasse che i piacentini hanno cercato casa per decenni nei Comuni limitrofi e che esiste una emergenza abitativa per la popolazione straniera che non verrà sicuramente soddisfatta da simili interventi di riqualificazione”. E se questa è l’argomentazione che Legambiente oppone alla quota di funzione residenziale prevista da Terrepadane, ancor più allarmante è per l’associazione la ricaduta che si avrà sull’economia commerciale. “Con la popolazione – continua il documento – diminuisce anche la domanda rivolta al commercio al dettaglio. […] 14.500 metri quadri di commerciale nell’area dell’ex Consorzio, 4.750 nella riqualificazione dell’ex Manifattura Tabacchi di via Montebello (q.re Infrangibile, ndr), 1.500 in via Calciati, a due passi dall’Esselunga e dal nuovissimo Penny Market) e forse in via Emilia Pavese […] rappresentano una valanga di oltre 20mila metri quadri che rischiano di desertificare l’offerta commerciale del centro storico e dell’intera città, con possibili effetti a catena devastanti”.
Condivide nella sostanza l’allarme di Legambiente anche Italia Nostra. La storica associazione sorta a tutela dei beni ambientali e paesaggistici del nostro paese, concentra il suo messaggio sul danno diffuso che il progetto in questione contribuirà ad alimentare. Danno anche economico: “Migliaia di vani sfitti in città, mentre sono già partiti o sono approvati ulteriori palazzi e quartieri , vuole dire abitazioni invendute, sia nuove che usate, che devono essere svendute o, vuote per anni, vanno incontro al degrado”. La conclusione di Italia Nostra consiste nella sottolineatura dei rischi connessi a un intervento di queste proporzioni: “La ricaduta e gli effetti negativi riguarderanno altre aree della città, compromettendo il vantaggio complessivo derivante sia da tale riqualificazione sia dai finanziamenti del Bando Periferie che tale intervento consente”. Italia Nostra, infine, sottopone all’attenzione dei cittadini il rischio di perdere qualcosa anche dal punto di vista del patrimonio storico-architettonico: “Diversi edifici, anziché di demolizione, potrebbero essere oggetto di una accorta riqualificazione, come pure l’intera area dell’ex mercato ortofrutticolo, interessante esempio di archeologia industriale e di architettura razionalista degli anni Trenta”.

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