Le coppie miste a Piacenza, quando l’amore supera confini e differenze culturali

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Sono centinaia le coppie miste residenti a Piacenza, città che conta circa 20mila abitanti di origine straniera, pari al 20% dell’intera popolazione. Le migrazioni verso il nostro territorio sono cominciate all’inizio degli anni ’80 e oggi sono presenti circa 140 nazionalità a Piacenza e Provincia.

Incontriamo Giovanni e Esperanza Martinetti. Lui è un piacentino un po’ all’antica, lei viene dall’Estremo Oriente. “Per un uomo italiano le donne filippine sono il “massimo”, non sono aggressive, sono affabili e precise nei lavori di casa, rispettose e soprattutto non si lamentano mai e sorridono sempre: non tengono il muso come le piacentine”, dice Giovanni che ha conosciuto la sua dolce metà in ambito parrocchiale dove prestava volontariato. Galeotta fu una cena presso la comunità religiosa dei migranti di San Carlo dove pregano i cattolici filippini. “Ma non è stato amore a prima vista, ci siamo frequentati per diverso tempo prima di sposarci nel 2016”, ricorda Giovanni. Esperanza, che adora come molti filippini i picnic e i karaoke, è arrivata 20 anni fa in città. “Amiamo la natura, a Piacenza ci troviamo nei parchi, ormai anche mio marito fa parte della comunità filippina”.

La donna spiega che sin dall’infanzia si insegna alle ragazze filippine a sorridere, in qualsiasi caso e situazione:“E’ una forma di educazione, non di remissività”. In casa Martinetti la lingua ufficiale è l’italiano ma Esperanza parla anche l’inglese.

Marco Corsini è un piacentino di 53 anni che lavora in campo infermieristico. E’ sposato da 16 anni con una donna peruviana. Sua moglie si chiama Elena, ha 44 anni, lavora in una cooperativa di pulizie e viene da Arequipa, la seconda città del paese andino. “Ci siamo conosciuti ad una festa di compleanno organizzata dai peruviani di Piacenza che io già conoscevo”, ricorda Corsini. L’uomo confida di aver trovato una nuova famiglia, una comunità accogliente, aperta e calorosa:”Noi piacentini siamo così diversi, così freddi e indolenti, ormai frequento quasi solo latino-americani”, dice Marco Corsini. La moglie Elena è felice, non ha sofferto il cambiamento culturale e ha trovato l’amore qui a Piacenza:”L’Italia è un paese cattolico in cui si parla una lingua che comprendiamo. Io cercavo una brava persona, un lavoratore. Marco non beve e non fuma, è un uomo credente, leale e rispettoso”, dice la donna.

Francesco e Irina Zambelli si sono sposati nel 1993, hanno due figlie entrambe nate in Emilia, e si sono conosciuti negli Stati Uniti. Lui, 53 anni, è un economista piacentino che collabora con l’Università Cattolica; lei, 49 anni di origini russe, fa la coordinatrice didattica di un master universitario. Il loro è un amore nato fra i corridoi del dipartimento di economia della Columbia University di New York. “Eravamo entrambi assistenti dello stesso professore, lei arrivava da Mosca, io dalla pianura piacentina” ricorda Francesco. I Zambelli frequentano la chiesa ortodossa piacentina dei Santi Tre Vescovi affiliata al Patriarcato di Mosca:”Rimango un cattolico praticante ma accompagno volentieri mia moglie alle feste comandate, ci siamo persino sposati con una cerimonia di rito ortodosso celebrata proprio a Piacenza”, dice l’economista.

Che cosa hanno in più le donne russe rispetto a quelle italiane? “Innanzitutto hanno dei bellissimi occhi”, scherza Zambelli. “Le russe non sono affatto di indole sottomessa, anzi sono donne dal carattere forte e indipendente, sono molto determinate e combattive. Posso assicurare che i pregiudizi su di loro sono infondati”, aggiunge Francesco Zambelli.

Dagli economisti italo-russi facciamo un salto anagrafico in avanti di una generazione e passiamo a una giovane coppia italo-nigeriana. L’ambito è il liceo Gioia dove Alessandro Francini, 19 anni, studente e appassionato di rap, ha conosciuto Hope. Quest’ultima è una 18enne di origini nigeriane. “Siamo fidanzati da più di un anno. Stiamo bene insieme, abbiamo gli stessi interessi e gusti musicali. Non considero Hope una straniera perché è nata e cresciuta a Piacenza, è di cultura italiana anche se ha la pelle scura”, dice il giovane. Hope e Alessandro rappresentano una società che cambia sotto i nostri occhi:”A scuola non è infrequente incontrare altre coppie miste e non destano alcun scalpore, qui a Piacenza non abbiamo mai subito episodi di razzismo”. Anche in famiglia l’approvazione è stata unanime:”Mio fratello maggiore è fidanzato con una ragazza brasiliana quindi i miei genitori erano già abbastanza “rodati””, scherza il ragazzo.

Incontriamo, infine, Javier e Maria Hernandez. Questa coppia cubano-rumena è il prodotto diretto dell’evoluzione multietnica di Piacenza e dei suoi infiniti e suggestivi incroci etinci. Quello di Javier e Maria è un amore nato in una corsia d’ospedale. Javier ha 49 anni ed è originario di Santa Clara, nell’isola di Cuba. Emigrato in Italia nel 2000 per motivi di studio si laurea in scienze infermieristiche e oggi lavora presso l’Ausl di Piacenza. Anche Maria, di origini rumene, fa l’infermiera. “Ci siamo conosciuti sul lavoro”, ricorda il cubano che per amore ha aderito alla religione della moglie: il cristianesimo ortodosso.

“Prima non avevo particolari credenze, a Cuba c’è l’ateismo di stato quindi non è stato difficile per me, una volta lasciata l’isola, avvicinarmi all’Ortodossia”, racconta Javier.

Che cosa hanno in comune Cuba e la Romania? “Quasi niente – dice l’uomo – a parte il comunismo e la lingua di derivazione latina. Mangiano diversamente e hanno usanze differenti rispetto a noi cubani. Poi c’è il clima a cui è difficile abituarsi, in Romania fa molto freddo d’inverno, un problema non da poco per un cubano”, dice Javier.

La coppia ha due figlie. Due ragazze rumeno-cubane nate e cresciute a Piacenza. “Parlano tre lingue: rumeno, spagnolo e italiano. Un vantaggio importante in quanto a patrimonio culturale”, osserva Javier Hernandez.

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