
Bilancio e prospettive tratteggiate dal professor Luigi Cavanna.
“L’attrice Isabella Ferrari o il regista Marco Bellocchio potrebbero essere i testimonial per far conoscere le finalità della nostra Scuola Humanities in oncology”
“Ogni giorno in Italia mille persone hanno una diagnosi di cancro, oggi ci sono cure mirate che colpiscono le cellule malate. Ma non basta. Quelle persone hanno la loro vita fatta di lavoro, di famiglia, di figli, di svago…. Come medici dobbiamo tenere conto di questo”.
Argomenti forti, non nuovi, ma difficili da mettere in pratica di cui si è fatto interprete con convinzione il professor Luigi Cavanna, oncologo piacentino che ha spinto e sostenuto la nascita della scuola di umanizzazione. Si chiama Humanities in oncology ed è in attività da due anni. Promossa da Cipomo (Collegio italiano dei primari oncologi Medici Ospedalieri) di cui Cavanna è past president, ha sede a Piacenza e in due anni ha al suo attivo la formazione di 40 giovani medici provenienti da ogni parte d’Italia.
Dall’affermazione alla scelta: la nascita della scuola di umanizzazione rivolta a giovani medici oncologi italiani ha concluso da poche settimane il terzo ciclo del secondo anno di formazione. Anche nel 2025 infatti sono stati venti i giovani medici provenienti da quasi tutte le regioni italiane: da Sardegna, Sicilia, Calabria, Piemonte Trentino, Lombardia, Veneto…
Le richieste di partecipazione arrivano dai primari degli stessi reparti a cui appartengono gli oncologi che chiedono la formazione.
“I medici che frequentano il corso arrivano dietro segnalazione dei loro primari che sono informati e fanno parte del Cipomo”. Spiega il professor Cavanna. “I primari non ostacolano la frequentazione del corso. Del resto all’ospedale di provenienza non costa nulla perché tutte le spese sono pagate dal Collegio dei primari oncologi, fondi che Cipomo raccoglie rivolgendosi a vari sostenitori.
C’è un nodo però da tenere presente. Riguarda la carenza di medici in un momento in cui tutti i reparti sono sotto stress. Si potrebbero evidenziare problemi organizzativi come le guardie mediche, gli ambulatori da mantenere per cui anche questo è un impegno oneroso per i singoli reparti perché in quelli di oncologia i medici non sono tanti. Quindi, se da un lato c’è l’approvazione e si acconsente al desiderio di formazione del medico, dall’altra talvolta preme la difficoltà di tenere in piedi l’organizzazione dei reparti. Ma devo dire che in generale la percezione è che molti primari credano in questa iniziativa”.
I corsisti hanno trascorso a Piacenza tre fine settimana tra marzo, giugno e ottobre a ragionare su di sé, del loro modo di confrontarsi con la persona ammalata che hanno di fronte, a interrogandosi se in quella loro spinta alla cura ci sia stata anche l’attenzione alla vita della persona, dei familiari. Il percorso non è facile. È su un filo sottile perché se la cura è importante non da meno (soprattutto per il paziente) è non sentirsi tagliato fuori dalla propria vita di sempre. Perché, come hanno spiegato i responsabili di Cipomo durante l’ultimo incontro che ha chiuso l’attività del 2025, dopo una diagnosi di cancro si crea un prima e un dopo. E nel dopo parole come comprensione, dialogo, ascolto, tempo ed empatia possono rappresentare tante volte un bel pezzo di cura. La scuola è articolata in tre moduli annuali che si svolgono (anche il prossimo anno saranno queste le tappe) a marzo, a giugno per concludersi a ottobre. Nelle tre sessioni vengono trattati temi diversi. A marzo si inizia con “Il tempo e la parola”; a giugno “Il dolore e la speranza” a ottobre il confronto si incentra su “Il gruppo e i sistemi”. La finalità formativa della scuola intende sviluppare competenze comunicative e relazionali nella gestione di pazienti e familiari, e nel rapporto con i colleghi. Nelle tre sessioni annuali si sviluppa un percorso intensivo in cui tra i docenti sono inseriti anche i pazienti oltre naturalmente a professionisti di varie discipline: oncologi esperti, psicologi, pedagogisti.
La prima finalità sia la persona
Se in medicina la tecnologia è uno strumento, la finalità è la persona e questo è un punto imprescindibile. Il paziente dunque non è la sua malattia, è prima di tutto una persona e questo non va mai dimenticato. «La scuola consolida un’azione che ritengo essenziale, è un approccio “olistico” alla malattia e, soprattutto, al malato che non va identificato con la sua patologia. La cura – ha spiegato Luigi Cavanna durante la consegna degli attestati di partecipazione al corso 2025 – richiede continui controlli, sedute farmacologiche e tempo, ma i pazienti hanno anche la necessità degli impegni personali, la loro vita non si identifica, né si esaurisce con la terapia. Spesso si è troppo concentrati sulla malattia, e ancora di più sul sottotipo di malattia, perdendo di vista la persona che ne è colpita. La scuola aiuta i medici a gestire meglio una professione che li vede tante volte schiacciati dalla mancanza di tempo, anche a causa di una burocrazia che sottrae energia e attenzione verso il paziente».
Testimonial per far conoscere la scuola
Uno spiraglio per cambiare i rapporti tra medico e paziente esiste. Una prospettiva che si vuole aprire, passo dopo passo, con la Scuola Cipomo? L’attività è avviata ma come allargare oltre l’ambito medico conoscenza e attenzione sulla scuola? Idee ci sono e ci si sta lavorando. In che direzione?
Tutti i cittadini devono esserne a conoscenza – spiega Cavanna – e quindi l’obiettivo è riuscire a essere sostenuti da figure importanti, conosciuti dall’opinione pubblica, che si affianchino come supporter alla scuola e che ne diventino testimonial. Abbiamo bisogno che l’attività che vi si svolge non resti circoscritta all’ambiente medico o ospedaliero solamente perché, se ciò avvenisse, non avrebbe futuro. È necessario – e ci stiamo provando – che la finalità dell’umanizzazione diventi un argomento d’interesse di tutti i cittadini. Per questo stiamo cercando personaggi pubblici di rilievo che possano diventare nostri testimonial. Intanto la ricerca dei testimonial parte da Piacenza visto che la scuola Cipomo ha sede qui. E tra i nomi a cui si è pensato – cita Cavanna – ci sono quelli di Isabella Ferrari e Marco Bellocchio.
“Informati sugli obiettivi di questa scuola – segnala – potrebbero comunicare più diffusamente l’importanza che la scuola di umanizzazione in oncologia ha per tutti”. La diffusione della conoscenza e dell’attività della scuola è importante anche perché va sottolineato – spiega il professore – e il messaggio della comunicazione dovrebbe essere un questo: “c’è un settore della medicina molto particolare come quello dell’oncologia che porta avanti questa iniziativa di cui c’è un gran bisogno oggi. E poi sì, è necessario creare una sorta di vortice positivo che sostenga il progetto. E se tutto questo funziona, se un’iniziativa diventa più conosciuta a livello popolare le Oncologie che in Italia che oggi sono meno sensibili al problema diventano più attente, sono più portate a sensibilizzarsi a loro volta”.
Intanto l’attività procede, alle spalle c’è un’esperienza di due anni ed è in preparazione il terzo ciclo per il 2026; si inizierà a lavorare a gennaio con l’arrivo delle domande dei giovani medici (un massimo di 20 per corso) che ne faranno richiesta.
C’è un elemento che va sottolineato, le adesioni raccolte nei due anni di attività sembrano esprimere la richiesta di un bisogno concreto da parte dei medici. Aprire un canale di umanizzazione nella pratica medica. Un bisogno a cui mancava una risposta. Del resto l’idea della scuola – come è stato più volte spiegato – nasce proprio da questo.
Interesse e passione, non ce l’aspettavamo
“Non ci aspettavamo un interesse così significativo. Conferma Cavanna. Di umanizzazione si parlava, tuttavia negli spazi congressuali nazionali i temi in discussione per lo più sono sempre centrati non sul malato, ma su aspetti tecnici, anche infinitesimi come il tal recettore, il difetto genico, l’alterazione di un bersaglio su cui mandare un farmaco. Nell’ultimo congresso nazionale di Cipomo a Firenze due giovani medici hanno raccontanto la lor esperienza alla scuola di umanizzazione esprimendo valutazioni molto positive. Per loro è stato un evento significativo che ha inciso sul loro modo di essere medici oncologi.
Più in generale non mi aspettavo la passione, l’attenzione, l’interesse e la convinzione che hanno mostrato i giovani oncologi corsisti della scuola di Piacenza (hanno tutti un’età tra i 35 e i 40 anni o poco più) verso questa tematica. È una manifestazione d’interesse molto positiva verso l’istituzione della scuola di formazione ed al contempo è anche uno stimolo agli organizzatori, al Cipomo a non deludere questa aspettativa. Se ci sono giovani che nella prospettiva sono interessati a confrontarsi sui modi per introdurre l’umanizzazione nei processi di cura del rapporto con i pazienti, nel confronto con i colleghi, sarebbe un peccato non tenere alto questo entusiasmo. È un impegno che ci viene chiesto. Per non deluderli”.
Se l’università non si occupa di questi aspetti nella formazione dei medici oncologi si potrebbe immaginare che l’evoluzione della scuola Humanities in oncology possa essere un corso universitario o parauniversitario. Ma è un’eventualità che viene esclusa proprio per le caratteristiche stesse della scuola che – come spiega Cavanna – correrebbe il rischio di trasformarsi in qualcosa di formale, “lontano dall’essenza della scuola in cui si apprendono metodi e modalità pratiche da mettere in atto nel rapporto coi pazienti”. L’università è un centro di potere, è fondamentale però ha strategie in cui l’insegnamento, la ricerca diventano il fine…. Sì, ne abbiamo discusso – prosegue Cavanna – ma non è la strada perché la scuola correrebbe dei rischi: se venisse incanalata in un’istituzione rischierebbe di snaturarsi entrando in un gioco che potrebbe annebbiare il fine iniziale”.
Il terzo anno sarà un momento d’incontro
Per in prossimo anno oltre al corso su tre sessioni: marzo, giugno e ottobre, è previsto anche un momento d’incontro collettivo a cui parteciperanno i 40 medici che sono stati protagonisti nei primi due anni di attività. “Sarà un incontro plenario. A questo scopo stiamo raccogliendo i riscontri su quanto hanno realizzato in pratica nei rispettivi reparti dopo il corso.. E nel maggio prossimo anno i 40 medici formati nel primo e nel secondo anno di attività – segnala Cavanna – si confronteranno sui risultati, su quanto hanno messo in pratica delle modalità di comunicazione di cui si è discusso durante le lezioni. Obiettivo lavorare insieme e fare il punto di quanto si è portato a casa e quanto sta cambiando il rapporto nei reparti da cui queste persone sono venute. Tutto questo per capire la riuscita del percorso formativo ma non solo …”
Infatti sullo sfondo c’è anche l’idea di pubblicare i risultati dei feed back raccolti dai medici su una rivista scientifica. Diverse le riviste importanti, quelle americane, europee ecc. mostrano sempre più interesse a questo tema.
“L’obiettivo è tradurre questa esperienza – annuncia l’oncologo piacentino – in una ricerca da pubblicare. Il tema sarà questo: come, chi l’ha frequentata, ha arricchito il suo bagaglio di conoscenze… La nostra scuola di umanizzazione non è certo unica. Di umanizzazione si parla a tanti livelli, ma una vera e propria scuola come quella che Cipomo ha aperto a Piacenza non è così frequente. Ora siamo nella fase della raccolta dei dati”. Obiettivo in sostanza capire quanto e come sia cambiato il dialogo nello svolgimento del lavoro medico verso i pazienti… è così? “Sì, verso i pazienti ma anche verso i colleghi medici e gli infermieri. La ricerca ha lo scopo di mettere in evidenza le esperienza di chi ha partecipato ai corsi. Molti raccontano di aver avuto una restituzione positiva, di sentirsi meno stressati, di aver messo in pratica alcune modalità di comunicazione con i pazienti, i colleghi e di aver riscontrato una risposta positiva a questo comportamento. Raccogliendo, sistematizzando le valutazioni di 40 persone si può rappresentare un quadro scientificamente proponibile e d’interesse per la pubblicazione su una rivista scientifica. Sarebbe una novità visto che solitamente si sviluppano tematiche del tutto diverse legate a farmaci, al tema della sopravvivenza…” L’umanizzazione sarebbe argomento nuovo. Potrebbe far riflettere.




