L’Antonino d’oro 2025 ai Missionari vincenziani. “Da oltre 270 anni al servizio di Piacenza”

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“Un dono prezioso per la vita della nostra Chiesa e per la citta di Piacenza”. Sono le parole che incorniciano la premiazione con l’Antonino d’Oro 2025 della Congregazione dei missionari vincenziani del Collegio Alberoni. L’onorificenza, giunta alla 40esima edizione ed assegnata dai canonici del Capitolo della Basilica di Sant’Antonino, sarà consegnata dal vescovo della diocesi di Piacenza-Bobbio Adriano Cevolotto in occasione della messa di venerdì 4 luglio nella basilica di Sant’Antonino, organizzata per la festa patronale.

In rappresentanza della congregazione, a riceverla sarà il Superiore del Collegio Alberoni, padre Nicola Albanesi, in un ideale passaggio di testimone con i coniugi Lodovica Ghezzi e Mauro Carioni della Comunità Papa Giovanni XXIII, vincitori dell’edizione 2024 del premio. L’alternanza laici-religiosi nell’assegnazione è uno dei tratti distintivi dell’Antonino d’Oro, annualmente sponsorizzato e patrocinato dalla Famiglia Piasinteina.

“Al Collegio Alberoni seminaristi da tutto il mondo” – “Il conferimento del premio vuole essere un segno di stima e di gratitudine nei confronti della Congregazione della Missione che da oltre duecentosettant’anni, con passione e fedeltà, svolge un prezioso servizio a favore della Chiesa di Piacenza-Bobbio, in particolare accompagnando il cammino di crescita umana, spirituale, intellettuale e pastorale dei candidati al presbiterato della nostra Chiesa diocesana e di altre Chiese “sorelle” sparse nel mondo – si legge nella motivazione dei canonici di Sant’Antonino -. In questi ultimi venti anni sono passati in Collegio Alberoni seminaristi di tante parti del mondo: dall’Europa dell’Est al Libano, dall’Africa all’America Latina, oltre a quelli provenienti da diverse diocesi italiane”.

“Una realtà aperta” – Non solo luogo di fede, il Collegio Alberoni negli anni ha saputo collocarsi come punto di riferimento trasversale per la città. “Una realtà aperta sia verso la diocesi di Piacenza-Bobbio – dicono ancora i canonici di Sant’Antonino -, sia verso la società civile per un continuo interscambio umano e culturale. Non possiamo dimenticare che questa illustre e importante istituzione della nostra città, ufficialmente aperta dal Cardinale Giulio Alberoni nel 1751, fu affidata ai Padri Vincenziani per formare sacerdoti della diocesi di Piacenza che non avevano mezzi necessari per sostenere gli studi. Ancora oggi tale intento è rispettato grazie alla gestione dei beni di proprietà da parte del Consiglio di Amministrazione dell’Opera Pia Alberoni della quale, da dodici anni, è presidente il dott. Giorgio Braghieri. Il Collegio custodisce opere culturali, scientifiche e artistiche che lo hanno reso famoso nei vari campi della cultura, oltre che nel mondo religioso ed ecclesiale. Ne sono una prova i tanti strumenti scientifici, come pure la ricca documentazione bibliografica con testi antichi e moderni, che hanno fatto diventare il Collegio oggetto di visita e di attenzione sia per motivi artistici che scientifici intellettuali”.

Negli ultimi il senso della vita – E poi, inevitabile, c’è il richiamo al concetto di carità, centrale nell’universo dei missionari Vincenziani. “Grazie anche alla loro testimonianza e di tutta la grande famiglia di San Vincenzo” auspicano gli assegnatari dell’Antonino d’Oro, “la speranza è che ciascuno di noi possa sentirsi chiamato a partecipare alla costruzione di un mondo migliore ascoltando il grido lacerante di tanti giovani, adulti e anziani senza voce, senza futuro e senza speranza. Siamo certi che il metterci a servizio dei più poveri ispirerà in ogni tempo ed in ogni circostanza il nostro modo di sentire, di vedere, di giudicare e agire. In fondo, con San Vincenzo, possiamo scoprire che tutti siamo poveri e bisognosi di aiuto per ritrovare il senso della vita. L’auspicio è che possiamo fare tesoro dell’esortazione che San Vincenzo de’ Paoli rivolse ai primi membri della Congregazione: “Coraggio dunque, fratelli, dedichiamoci con rinnovato amore al servizio dei poveri, cerchiamo anzi i più miserabili e più abbandonati. Riconosciamo dinanzi a Dio che sono essi i nostri signori e padroni, e che non siamo degni di prestare loro i nostri umili servizi”.
La spiritualità di San Vincenzo de’ Paoli aiuti la nostra Chiesa diocesana e l’intera comunità civile a ritrovare la bellezza e la profondità di questo “sguardo” che sa riconoscere nei “piccoli e nei poveri” i nostri “signori e padroni” ai quali non siamo degni di prestare i nostri servizi. La qualità delle nostre relazioni umane ne riceverà sicuramente un impulso positivo, arginando il pericolo di essere inquinata da varie forme di chiusura e di discriminazione, purtroppo mai del tutto debellate”.

Chi era San Vincenzo

 La Congregazione della Missione nasce il 17 aprile 1625, per volontà di San Vincenzo de’ Paoli, nella Francia del dopo Concilio di Trento. In quel periodo, la Chiesa ha cercato di affrontare la crisi causata dallo strappo con il mondo protestante puntando sulla formazione del clero e sull’amore ai più poveri. L’opera di San Vincenzo si inserisce in questo desiderio di rispondere alle necessità spirituali ma anche materiali dei più poveri. Coinvolgendo religiosi, religiose e laici, nel tempo ha accolto in sé forme diverse: dalle missioni di evangelizzazione al popolo alla formazione dei sacerdoti per giungere all’impegno caritativo grazie alle “Dame di carità” – oggi Volontariato Vincenziano -, al servizio dei poveri a tempo pieno con le Figlie della Carità.  A Piacenza la Congregazione della Missione arriva per volontà del cardinale Giulio Alberoni. I primi seminaristi entrano al Collegio Alberoni nel 1751. Quello piacentino è l’unico Seminario guidato dai Vincenziani in Italia. Oggi il Collegio Alberoni ospita seminaristi provenienti da tutto il mondo.

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