
La presentazione del Rapporto congiunturale numero 47 di “Piacenz@ Economia Lavoro e Società” presentato recentemente in Provincia è stata un’occasione per incontrare Filippo Cella vicepresidente vicario della Camera di commercio dell’Emilia risultata da una fusione tribolata tra le Camere di commercio di Piacenza Parma e Reggio Emilia, la più grande realtà del sistema camerale regionale, è stata un’occasione per una informale verifica dello stato dei lavori.
Prendiamola un po’ larga, lei sa che tra pochi giorni, il 12 luglio, saranno passati due anni dall’insediamento del Consiglio generale della nuova Camera di commercio dell’Emilia di cui Stefano Landi, già presidente della Camera di Commercio di Reggio Emilia è il primo presidente.
Proviamo a fare un check. Come sono andati questi due anni, tenendo conto delle polemiche che avena accompagnato questa nuova esperienza. Lei sa che a Piacenza quando si tratta di perdere centri direzionali le polemiche si fanno roventi…
“Siamo stati costretti ad accorparci obtorto collo, i penultimi a farlo. Subito dopo ha avuto luogo l’ultimo accorpamento della Lombardia: anche le Camere di Commercio di Pavia, Cremona e Mantova si sono accorpate. Le nostre discussioni precedenti riguardavano il timore che Piacenza rimanesse schiacciata tra due territori che esprimevano numeri molto superiori e quindi perdere la sede che rappresentava la centralità.
La sede legale è a Parma, ma tutte le sedi restano riconosciute operative: quindi, a livello operativo non abbiamo perso nulla, la sede rimane funzionante. Da un punto di vista politico, il timore riguardava invece gli equilibri tra il numero di amministratori e consiglieri di ciascun territorio. Timore venuto meno perché è stata poi rispettata la pari dignità e rappresentatività negli organi, tant’è che dal punto di vista del funzionamento e delle decisioni si è sempre trovato un accordo all’unanimità, determinando quindi una Camera dalle potenzialità enormi. Quinta Camera per export, la settima per valore assoluto con un patrimonio notevolissimo. In questi due anni sono stati fatti numerosi interventi promozionali: per esempio lo scorso anno per una cifra superiore ai dieci milioni. Quest’anno si prevede un aumento degli interventi promozionali fino a 12 milioni. Si può dire che la potenzialità della Camera è diventata molto importante per le aziende che necessitano di rappresentatività ad alti livelli istituzionali, far parte della prima Camera di Commercio dell’Emilia offre sicuramente un valore aggiunto.
Cosa ha funzionato meno? Il fatto che tre strutture con modalità operative differenti e contesti differenti, improvvisamente si siano dovute interfacciare: mi riferisco a dirigenti e funzionari.
Quindi il rodaggio è stato lento perché le aree funzionassero al meglio. Abbiamo poi avuto la sfortuna di perdere, per ragioni diverse, due segretari generali: prima il segretario nominato
Michelangelo Dalla Riva tornato a Verona, poi il facente funzione vicario Alessandro Saguatti di Piacenza che è andato in pensione. A soffrirne è stato il coordinamento organizzativo della Camera causando qualche malcontento in termini di tempestività nel dare risposte o erogazioni. Alla fine, si può dire che ciò che viene deliberato, ciò che viene stabilito e distribuito è più che soddisfacente. Non ero tra i sostenitori a spada tratta dell’accorpamento, però vedo più aspetti positivi che negativi”.
Relativamente alle erogazioni, il nostro territorio ne ha beneficiato in misura maggiore?
“No, non è cambiato nulla. Tutti i territori, con buon senso, hanno continuato a rispettare i rapporti pregressi. Tutte le iniziative di eccellenza del territorio di Piacenza hanno potuto contare sullo stesso sostegno. Sono aumentati di molto le potenzialità in valore assoluto dei bandi. Che le aziende piacentine siano state capaci di intercettarli più o meno di quelle di Parma e di Reggio Emilia, non sono in grado di dirlo, il dettaglio di questi valori non lo abbiamo. La mia sensazione è che comunque ci siano state più opportunità”.
La sua posizione in Camere di Commercio dell’Emilia, quindi di area vasta, le offre un punto di osservazione più interessante. Per esempio, nell’ottica dei dati presentati dal “Rapporto Congiunturale n. 46 di Piacenz@ Economia Lavoro e Società 2024” presentato recentemente in Provincia. Non solo, fa parte come invitato permanente del Consiglio generale di Presidenza di Confindustria, un altro punto di osservazione molto qualificato. Si sa che Confindustria è dotata di un ufficio studi molto ben organizzato. Tutto ciò premesso le chiedo: come vede Piacenza dal punto di vista economico e sociale in un contesto così vasto?
“Tutto sommato la sto vedendo bene, anche meglio di quanto potessi pensare. Vedendo i numeri 2024 che registrano una variazione del valore aggiunto solo dello 0,5%, non dobbiamo distarci e non vedere che c’è stata una esplosione esponenziale dell’export di circa 7 miliardi. Sappiamo che il valore dell’export è per un 50% piacentino, cioè, generato dalla produzione locale, mentre l’altro 50% è generato dalla componente logistica, cioè produzioni extra piacentine. che aggiungono valore all’export generato dal territorio condizionandone gli indicatori.
In questo scenario internazionale che presenta una situazione geopolitica molto confusa di dazi annunciati o paventati, introdotti o da introdurre, costi energetici molto elevati, il primo trimestre 2025 evidenzia il sistema Piacenza in difficoltà. L’export piacentino verso la Germania sta subendo una flessione a causa della crisi economica tedesca che nel 2024 ha registrato numeri al limite della stagnazione. Questa situazione allunga un’ombra sul nostro 2025 che quindi andrà vigilato con grande attenzione.
Le realtà degli altri due territori, Parma e Reggio Emilia, sono differenti: sono caratterizzate da aziende di dimensioni maggiori e quindi molto più strutturate, soprattutto Parma. Nel momento in cui ci sono situazioni particolari il loro sostegno al territorio con investimenti sulla promozione e sul marketing hanno una ricaduta superiore. Noi avendo una forte vocazione agricola, siamo un territorio molto diverso. Un altro aspetto da non sottovalutare è la qualità dei sistemi di comunicazione, perché la loro efficacia può favorire un passo in avanti o, in mancanza, una frenata. Per Reggio Emilia l’opportunità della Stazione Alta Velocità Stazione Mediopadana è stata importantissima, un momento chiave per il rilancio del territorio.
Ora si sta lavorando per una possibile Stazione AV Alta Padana, che però non è così sostenuta e accolta dalla loro centrale. Semmai si potesse portare a Piacenza, una situazione di quel tipo ci farebbe fare un salto triplo in avanti perché il nostro territorio diventerebbe molto più attrattivo. Come del resto è avvenuto a Reggio Emilia. Questa è una “battaglia” a cui si sta pensando, o almeno di avvicinarla a Piacenza tenendo conto che il tratto dalla Mediopadana a Milano è sguarnito.
Lasciamo i sogni e torniamo alla realtà per dire che dal mio osservatorio vedo il nostro territorio certamente resiliente, ma che esprime numeri e rappresentatività inferiori a Parma e Reggio Emilia. Certo che, se sei un territorio con più aziende strutturate e vuoi volare alto, una Camera di Commercio grande riesce a farti volare alto. Invece, più sei piccolo e più la Camera di Commercio grande viene percepita lontana. Questo è il rischio. Non bisogna lasciare indietro tutto quel sistema dell’artigianato degli esercizi commerciali, delle microimprese…
La Camera di Commercio dell’Emilia continua a prestare grande attenzione a tutto questo sistema: è questa la chiave di lettura corretta per dire se la Camera funziona. Al momento nessuno è rimasto indietro”.
Le aziende italiane, specialmente nel settore manifatturiero e artigianale, stanno riscontrando sempre più difficoltà nel trovare lavoratori specializzati, un problema che sta diventando strutturale. Questo fenomeno è particolarmente sentito anche a Piacenza, tra gli artigiani e gli operai specializzati nell’edilizia e nell’industria, oltre che per le professioni tecnico-scientifiche. Esiste una via di uscita?
“Nel settore artigianato la difficoltà ha raggiunto esponenziali e l’industria segue a ruota. Non c’è imprenditore che non abbia ben chiaro l’importanza delle risorse umane nell’azienda, soprattutto quando la competenza è strategica. Dove trovarle, poi come formarle è il problema. La prima considerazione è che il sistema collocamento in Italia non funziona: l’interlocuzione tra domanda e offerta di lavoro andrebbe lasciate molto più vicino al sistema delle imprese perché il sistema di collocamento è superato, non intercetta la domanda con l’offerta.
A livello formativo Piacenza è cresciuto molto grazie ai Poli universitari e gli ITS formativi. Il vero tema è accrescere quella formazione intermedia di alta specializzazione, ma che non è universitaria. Questa zona grigia, che poi è quella a cui attinge l’artigianato, è scoperta. Un lavoro di rete tra enti formativi e associazioni di categoria per organizzare ITS formativi di alta specializzazione potrebbe offrire un ritorno per il settore artigianato. Poi dobbiamo essere bravi a convincerli di rimanere a Piacenza.
Il mondo del lavoro è cambiato, i giovani non si accontentano solo del “posto fisso”: l’ambiente di lavoro, le relazioni all’interno dell’azienda e prospettive di crescita sono importanti. Non solo, ma anche flessibilità nell’orario di lavoro per un migliore l’equilibrio con la vita sociale. Lo smart working, seppur in forte diminuzione dopo l’emergenza covid, è spesso determinante nella valutazione complessiva. Il tema delle risorse umane, unito agli scenari internazionali che non governiamo, è il problema che potremmo invece governare meglio.”




