La rivoluzione inizia dalla tassa rifiuti

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di Ludovico Antiochia – In una ricerca, una delle cose più belle, più faticose, ma più utili, è la raccolta dei dati di base. Sono famose le parole che Galileo usa nella “favola dei suoni” pubblicata sul Saggiatore per fare capire il desiderio di sapere che spinge alla ricerca di questi dati, un discorso generale che lo stesso scienziato pisano non limitava al suo stretto campo di competenza. Dati difficili da trovare, ma anche no. A volte basta un po’ di buona volontà e di pazienza. Bisogna mettersi lì e darsi da fare per completare la collezione. Poi, da questa fase, fondamentale, si può elaborare una teoria, forse proporre dei cambiamenti.
In un recente convegno c’è stata la possibilità di vedere mettere in atto questo approccio empirico. Stavolta applicato non a grandi questioni accademiche, come, per esempio, fece Alfred Cobban, cambiando la storiografia della rivoluzione francese, ma a questioni più quotidiane, più piacentine. E’ quanto ha fatto la Cisl a Piacenza per disegnare la mappa della Tari in tutta la provincia, presentando poi gli esiti in un recente incontro in Amministrazione Provinciale alla presenza di amministratori locali, referenti di Iren e di Confcooperative, realtà cui aderiscono le imprese che operano per la raccolta dei rifiuti nei nostri comuni.


La Tari è il tributo destinato a finanziare i costi relativi al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti ed è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte suscettibili di produrre i rifiuti medesimi. Si tratta di importi che variano in base alle metrature degli immobili e che significano esborsi per centinaia di euro all’anno.
Raccogliendo e confrontando i dati di ogni comune della provincia di Piacenza, quelli della Cisl sono riusciti a chiarire che le variazioni tra comune e comune, non solo ci sono, ma che sono importanti. Per fare questo è necessario leggere e trascrivere i dati di tutte le delibere comunali in merito di tutti i comuni della provincia, un lavoro certosino che ha dato i suoi frutti, permettendo di evidenziare differenze di spesa, anche rilevanti, tra comuni confinanti, del tutto ignote ai cittadini. Il costo medio per una famiglia di tre componenti che abita in una casa di 100 mq ammonta a 230 euro, ma si parte da una spesa minima di 144 euro per arrivare a una massima di 295 euro. Più del doppio. Non è quindi realtà che tutto sia già deciso dalle normative e dai regolamenti vigenti, dai fattori di sistema.
Anche le percentuali di raccolta differenziata sono profondamente diverse: con comuni del territorio piacentino che superano l’80% e altri che non raggiungono il 50%. Lo stesso vale i quantitativi conferiti allo smaltimento indifferenziato: si passa da comuni con 70 kg/annui/abitanti, ad altri con 700/annui/abitante. Dieci volte tanto.
Il sindacato, insieme con l’associazione di consumatori Adiconsum, non ha inteso elaborare una lista dei comuni buoni e dei comuni cattivi ma effettuare un’operazione verità, strappando la “barba finta” di chi sostiene la teoria dell’inevitabile, ovvero di chi allarga le braccia per dire che in tema di Tari non si può fare nulla, dovendo subire il peso delle leggi e della burocrazia. Invece le leggi e la burocrazia ci sono per tutti, ma per i comuni che, insieme con i cittadini, applicano le “buone pratiche”, le prospettive di un risparmio consistente (a tre cifre) e la riduzione dell’impatto ambientale delle comunità sono realtà.
A titolo di esempio si prenda il caso del Comune capoluogo che è il più popoloso della provincia e comprende perciò la maggior parte dei lettori. La Tari media per cento metri quadrati a Piacenza costa quasi 274 euro, mentre a Podenzano il costo per la stessa tassa è di 130 euro più basso (si pagano solo 144 euro).
A Piacenza la Tari nell’ultimo quinquennio è passata da quasi 242 euro a 262 euro, cioè non è diminuita ma aumentata di 20 euro, mentre a Podenzano è diminuita di 10 euro (da 143,82 a 132,61).
Insomma il comune di Podenzano è stato molto ammirato al convegno in via Garibaldi. E invidiato, pure, per aver avuto il premio di regionale vinto in qualità di comune virtuoso: 64 mila 800 euro.
Anche gli indicatori di qualità ambientale confermano che molto può essere fatto.
Se, per esempio, a San Giorgio si richiede lo smaltimento pro capite di soli 70 kg di rifiuti per cittadino, mentre a Piacenza è necessario smaltire 246 kg di rifiuti a testa, un motivo ci sarà.
San Giorgio è al top della raccolta differenziata con l’88%, mentre Piacenza si ferma al 63,4%.
Insomma, i dati sanno parlare chiaro.
La ricerca empirica dimostra che la rivoluzione francese non è stata semplicemente la rivoluzione della borghesia e che a Piacenza può iniziare la rivoluzione della tassa rifiuti.

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