La Ricerca: “Area Consulenze e ascolto è il nuovo servizio per superare traumi e ansie post-covid”

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Area Consulenze e ascolto è il nuovo servizio per superare traumi e ansie post-covid 19 in particolare l’angoscia e la disperazione per il frequente “lutto negato”, quindi il recupero della consolazione

DONATELLA PERONI

di Federico Tanzi

“Grazie al gruppo, stando a stretto contatto con chi ha vissuto la tua stessa esperienza, si può ritrovare quell’abbraccio virtuale che il coronavirus ha impedito”. Uno degli aspetti più tragicamente inediti che l’emergenza sanitaria ha fatto emergere è stato quello del cosiddetto “lutto negato”. Al dolore della perdita si è aggiunta la frustrazione, resa ancor più tangibile dalle “barriere” della quarantena, di non poter dire addio alla persona cara. Per provare a rimettere insieme questi frammenti di sofferenza, e ricostruire un mosaico di senso di fronte al mistero della morte, c’è l’associazione “La Ricerca”, realtà piacentina con sede sullo Stradone Fanese, dal 1980 a fianco dei giovani e delle famiglie contro dipendenze e fragilità.
Sviluppando un percorso già consolidato e con il ripristino parziale delle attività in presenza, partirà infatti a breve il nuovo servizio denominato Ar.CA (Area Consulenze e ascolto) rivolto alle persone e alle famiglie in difficoltà, con un focus particolare dedicato ai traumi post-emergenza covid 19. Coordinatrice del progetto – che mette insieme un’équipe formata da otto psicologi, un educatore professionale e dodici facilitatori per i gruppi di auto-mutuo-aiuto – è Donatella Peroni. Sarà lei, dopo un primo colloquio telefonico, a fare da tramite tra la persona che richiede aiuto e i professionisti dell’ascolto de “La Ricerca”.

DA NOI SI PUÒ TORNARE A RESPIRARE

“Lutti, crisi familiari, perdita del lavoro, dipendenze: questo sportello vuole essere una risposta alle tante situazioni di disagio e trauma che sono sorte, o sono state accentuate, durante l’emergenza sanitaria – spiega -. Esigenze non di carattere strettamente medico, ma che riguardano la dimensione relazionale e della persona. Questo è più che mai il tempo dell’ascolto – evidenzia -: le persone hanno bisogno assoluto di parlare delle proprie emozioni, ma soprattutto hanno necessità di avere il tempo adeguato per farlo”. Peroni ci tiene a sottolineare di come non esistano risposte preconfezionate: ogni storia, ogni dolore, ogni emozione o fragilità impone interventi diversi e mirati. “L’idea è di costruire percorsi ad hoc in cui impieghiamo tutte le risorse a disposizione, non solo quelle interne all’associazione, ragionando sempre in un’ottica di rete e andando a collaborare con i tanti servizi che il territorio offre. Il punto di partenza fondamentale – mette in chiaro – è quindi l’approccio, l’ascolto iniziale delle problematiche di un individuo, che ci permette di capire se questi ha necessità più o meno opprimenti, di natura esclusivamente psicologica o anche fisica ed economica. Le persone a “La Ricerca” trovano un ambiente protetto, che non ti giudica, dove è possibile esprimere le emozioni. Qui – afferma -, è il caso proprio di dirlo, si può tornare a ‘respirare’”.
Per “tornare a respirare” bisogna avere però anche la possibilità di passare oltre, congedarsi definitivamente da chi non c’è più. Ecco il senso dei gruppi per i “lutti negati”, la vera novità portata dal progetto Ar.Ca. “In questo periodo – commenta Donatella Peroni -, molte persone hanno accompagnato un proprio caro in ospedale non sapendo che quella sarebbe stata l’ultima volta che lo avrebbero visto: una dinamica completamente nuova a cui bisognava trovare una risposta appropriata. Stiamo per questo progettando di aggiungere al gruppo già esistente dedicato al lutto, formato da dodici persone, uno specificatamente incentrato sulla perdita in tempo di coronavirus. Siamo in attesa di un finanziamento ma sono già diverse le richieste di assistenza arrivate, quindi, in ogni caso, a breve partiremo: un servizio di questo tipo è parte del nostro Dna”.

IL LUTTO NEGATO GENERA RABBIA

Ma quali sono le emozioni che accomunano coloro a cui la pandemia ha negato la pienezza del lutto? “Angoscia profonda, senso di disperazione e, soprattutto, rabbia – spiega l’operatrice dell’associazione -. Rabbia per non aver potuto esserci, per non sapere se sia stato fatto tutto il possibile per salvare il proprio caro, a prescindere che sia così o meno. Il nostro cervello – aggiunge – ha necessità di comprovare direttamente la morte; senza è come se permanesse un senso di incompletezza, di irrisolutezza. Queste cose venivano date per scontate, considerate una sorta di ritualità vuota e di facciata: di quei gesti e parole, della presenza delle persone che ci vogliono bene, solo adesso che ci sono stati sottratti ci siamo resi conto di quanto ne avevamo bisogno, sia a livello fisico che mentale. Ecco perché – sottolinea – con il progetto Ar.Ca puntiamo a recuperare questo aspetto fondamentale della consolazione reciproca”.

ABBIAMO SCOPERTO L’ESSENZIALE DELLE RELAZIONI

Tra tanto dolore e paura, per Donatella Peroni il mondo capovolto dal coronavirus ci lascia anche alcuni esempi ed occasioni di cambiamento positivo. “Ho notato, nonostante tutto, che molte persone hanno saputo tirare fuori risorse inaspettate – la sua riflessione -. Ogni crisi è un’opportunità per riscoprire l’essenziale delle relazioni: nell’isolamento da lockdown ci siamo scoperti fragili, ma non abbiamo mai smesso di cercarci reciprocamente. Questo significa, ancora una volta, che senza gli altri non possiamo esistere. Al contempo, l’emergenza ha fatto emergere l’importanza della responsabilità collettiva: in ogni nostro comportamento non possiamo più tenere conto solo di noi stessi, ma pensare anche alla salute di chi ci sta accanto”.
COME ACCEDERE AL SERVIZIO AR.CA – Il cellulare di Ar.CA 346.6747670 è in funzione nei giorni feriali dalle 9 alle 13 e dalle 14,30 alle 17,30. Stessi orari di apertura della sede dell’associazione in Stradone Farnese 96 (numero del centralino 0523.338710)

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