
E’ la sezione piacentina di Città dell’uomo, l’associazione politico-culturale fondata da Giuseppe Lazzati, lo studioso (1909-1986) il cui nome è accostato al più fecondo pensiero cattolico-democratico. E’ la sezione piacentina, ed è curioso vedere come nasce. L’hanno fondata, insieme a un gruppo di giovani, tre ventenni che due anni or sono – impegnati con l’entusiasmo dei neofiti nella campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale – si sono resi conto che ai banchetti i giovani (i loro coetanei) manco si fermavano, nemmeno una domanda, neanche uno straccio di curiosità. E nemmeno le donne, per dirla tutta. Lo spiega con partecipazione Angela Fugazza, 29 anni, venezuelana arrivata a Piacenza, dove risiede il nonno paterno, nel 2007. “Facendo campagna elettorale – racconta Angela – mi sono, ci siamo resi conto della totale apatia dei giovani nei confronti della politica, come se la politica, in quel caso l’amministrazione della loro città, non li riguardasse. In pochissimi si sono avvicinati ai tanti banchetti che abbiamo organizzato in quei mesi, la maggior parte non si accostava nemmeno per curiosità, per un’informazione”.
Angela, insomma, è rimasta colpita – in negativo, naturalmente – dal disinteresse, dall’apatia politica, come la definisce lei stessa, dei giovani piacentini (ma allargando il campo potremmo dire degli italiani). Da qui, archiviata la corsa elettorale – Angela era in lista con i giovani per Rizzi – l’esigenza di fare qualcosa, di approfondire, di continuare a fare politica comunicando, informando, coinvolgendo. Poco più di un anno fa, settembre ‘17, con gli amici e compagni Gianluca Bariola e Francesco Perini, fonda la sezione locale di “Città dell’uomo”.
Ma per fare che, Angela?
“Vogliamo promuovere, elaborare e diffondere una cultura politica che renda consapevoli le persone non solo dell’altezza e della nobiltà, bensì della necessità degli ideali che animano la nostra democrazia, ben espressi nei principi fondamentali della Costituzione repubblicana. Siamo animati da una visione cristiana dell’uomo e del mondo e non facciamo parte di nessun partito.”
Fugazza, Bariola e Perini, in sostanza, chiusi i tavolini dei banchetti mobili della campagna elettorale, hanno deciso di impegnarsi a fondo con l’obiettivo – come sottolinea Angela – “di formare politicamente e culturalmente i cittadini attraverso incontri, scambi di opinione, testimonianze. Ripeto: abbiamo una connotazione politica, non partitica, e i nostri punti di riferimento sono la Costituzione e il Concilio vaticano secondo”.
L’associazione, che ha sede presso l’Istituto Sant’Eufemia in via San Marco, è animato da una decina di attivisti (tutti under 35) e una decina sono gli incontri formativi finora organizzati.
“Quest’anno – riprende la portavoce – abbiamo promosso un percorso formativo rivolto a un pubblico giovane incentrato sui 70 anni della nostra Costituzione. Ci siamo avvalsi dell’intervento di esperti per illustrarne gli articoli fondamentali e per l’organizzazione abbiamo usufruito della collaborazione di Azione Cattolica, Acli e Movimento ecclesiale di impegno culturale”.
Il percorso si concluderà il prossimo 5 dicembre con la partecipazione del professor Rinoldi mentre, per l’anno prossimo, “Città dell’uomo” sta lavorando a un programma che contempla le attualissime, e urgenti, tematiche europee. Nel 2019, maggio, si rinnoverà il parlamento europeo e il progetto ha senza dubbio i contorni dell’attualità.
Ma il vostro impegno ottiene il riscontro sperato?
“Il numero dei partecipanti ai nostri eventi è in crescita ma indubbiamente il percorso è ancora lungo. E’ difficile coinvolgere i giovani, e devo dire anche le donne, ma noi ci stiamo provando. D’altronde non vogliamo imporre un pensiero, vogliamo fornire gli strumenti per pensare politicamente”.
Che cosa hai ricavato dalla tua esperienza in campagna elettorale?
“Abbiamo constatato che la gente parla solo di diritti e mai di doveri. Questo mi ha convinto ad impegnarmi nell’associazione: il fondatore, Lazzati, voleva creare una città dell’uomo a misura d’uomo, per attuare comportamenti che contribuiscano al bene comune. Che significa sì avere diritti ma anche essere responsabili e consapevoli dei propri doveri”.
Ti sei candidata per Rizzi sindaco, ora qual è il tuo giudizio sull’amministrazione Barbieri? E come vedi Piacenza?
“Preferisco offrire la mia impressione sulla città, sulla società in generale. E quel che vedo mi fa pensare alla prevalenza dell’individualismo e, viceversa, allo smarrimento del senso di comunità, dell’idea condivisa di società. In questo humus culturale anche per un’amministrazione diventa difficile soddisfare le esigenze dei cittadini. Io ho visto in Venezuela che cosa può succedere e sono preoccupata”.
Sei arrivata in Italia dal Venezuela nel 2007. Perché?
“La situazione in Venezuela è drammatica da ogni punto di vista: economico, sociale, sanitario. I miei genitori mi hanno dato la possibilità di frequentare l’università all’estero e di venire a Piacenza dove ho il nonno paterno. Piacenza doveva essere una tappa per andare altrove ma poi l’esperienza della campagna elettorale mi ha fatto apprezzare il ‘piccolo’ e sto facendo qualcosa per cercare di migliorare la realtà, anche se piccola, in cui vivo. Sono rimasta per cambiare le cose. Ed è il messaggio che voglio dare ai giovani: se non contribuisci a migliorare la tua città, non potrai contribuire a cambiare il mondo. La situazione gravissima in Venezuela mi ha fornito una prospettiva diversa. Devo essere ottimista, lo devo a mio padre che è rimasto là. Per cambiare, per innescare un processo virtuoso di cambiamento non serve chissà che cosa, sono convinta che basti – per cominciare – anche un piccolo contributo”.




