La poco edificante giostra dei consiglieri comunali a Palazzo Mercanti lascia davvero esterrefatti. Sarebbe troppo tecnico e comunque legalmente opinabile discutere nei dettagli il merito della vicenda, meglio allargare lo sguardo e fare una considerazione di più ampio respiro.
Il pronunciamento del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso di Sandra Ponzini (Pd) contro la sentenza del Tar di Parma che la poneva fuori dal consiglio comunale a vantaggio di Marco Colosimo (Piacenza Viva), affermando quale sia la proporzione “corretta” tra maggioranza e opposizione nel Consiglio Comunale di Piacenza, sentenzia infatti in modo lapalissiano soprattutto l’inadeguatezza strutturale di un sistema che si dimostra incapace di risolvere perfino il banalissimo problema di come tradurre in un’assemblea il voto espresso dai cittadini.
Se le motivazioni con le quali il Consiglio di Stato ha smentito il Tar siano condivisibili o prestino il fianco a ulteriori (remote) possibilità di ricorsi, quindi, passa perfino in secondo piano rispetto all’imbarazzo che si prova a constatare che la giostra Ponzini-Colosimo-Ponzini (di cui loro stessi, da questo punto di vista, sono stati ugualmente parte lesa) sia tornata a girare proprio a pochi giorni dal voto per le Politiche.
Quasi a ricordarci di quante inefficienze si siano incrostate negli anni e quanta zizzania sia stata lasciata prosperare nel campo delle normative: in un mondo che viaggia a velocità supersonica, bizantinismi suicidi.




