LA DIGA IN VAL NURE PUO’ ATTENDERE Fabrizio Binelli: “Prima i risultati dello studio della Regione”

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Il protocollo d’intesa siglato oltre un anno fa da Consorzio di Bonifica e Iren Enegia non cessa di alimentare la preoccupazione e far crescere l’allarme tra i cittadini della Val Nure. Il documento contempla infatti tre ipotesi fra le quali scegliere per realizzare la prima diga della valle. Tre progetti (a Biana, Olmo e Gambaro) ritenuti “folli”, per motivi diversi ma con esito uguale, dai cittadini che si sono riuniti in comitato e dagli ambientalisti piacentini. Questi ultimi durante l’estate ne hanno discusso con la cittadinanza in numerose occasioni e in diversi incontri pubblici. Rumors che si sono riverberati fino a Bologna, con la Regione che si è mossa concordando con i sindaci – accogliendone le richieste – uno studio per conoscere le effettive necessità di acqua necessarie alla valle.
“Credo che qualsiasi ragionamento – afferma Fabrizio Binelli di Legambiente – debba ora aspettare la conclusione di questo studio. La Regione ha deciso di farsene carico per mettere a disposizione dati sulle esigenze idropotabili ed irrigue della valle”.

Fabrizio Binelli


In cosa consiste, più precisamente, lo studio?
“Sappiamo soltanto che verrà fatto sulla base della delibera dell’Unione dei comuni della Val Nure, la quale ha proposto di compiere un ‘assiemaggio’ dei dati sulle necessità di acqua, sia per l’agricoltura sia per uso potabile. Cosa succederà dopo, sulla base di questi dati, è un mistero. Non è chiaro, intanto, se in questo studio verranno indicate le soluzioni – cosa che io non credo – oppure se dai dati ottenuti potrebbe scaturire un percorso di pubblica discussione sul da farsi. Questo d’altronde è ciò che auspichiamo”.
In base ai dati ricavati dallo studio, dunque, far seguire le migliori decisioni: sembra un percorso ragionevole. Anche l’iter avviato dal Consorzio di bonifica è ora in attesa?
“Il Consorzio può sempre decidere di formalizzare uno di quei tre progetti che ha selezionato, farlo diventare progetto esecutivo e presentarlo alla Regione per la valutazione di impatto ambientale. Ma non credo che lo faccia in questo momento: il Consorzio dovrà almeno sondare la disponibilità della Regione e/o dei comuni, non credo che si muova al buio. Fino a quando la Regione non formalizzerà i risultati dello studio, secondo me non si muoverà niente”.
I cittadini della valle possono dunque stare tranquilli?
“Purtroppo no, tranquilli proprio mai. Il problema, purtroppo, è legato a doppio filo alla politica. Il governo caduto, per esempio, era impegnatissimo nell’investimento ‘politico’ dell’acqua per l’agricoltura. E sappiamo che progetti di questo tipo subiscono accelerazioni o rallentamento in base alla prospettiva di ottenere o meno finanziamenti pubblici. Le scelte in Italia, e ribadisco purtroppo, sono spesso di natura politica, non di natura tecnica. Se fosse finanziato un fondo, a quel punto il Consorzio – che è il vero ente interessato, Iren energia è lì per rappresentanza perché nessuno crede che il problema sia quello dell’idroelettrico, vogliono presentare un invaso ad uso plurimo per cercare di indorare la pillola – avrebbe una posizione molto più forte sul territorio perché potrebbe vantare soldi in arrivo, occupazione, eccetera. Sulla testa dell’ambiente pende sempre questa spada di Damocle”.
Che fate per scongiurare il pericolo?
“Consci che la denuncia non basta, stiamo portando avanti attività finalizzate alla conoscenza del territorio. Organizziamo camminate naturalistiche il cui scopo è la valorizzazione dell’ambiente della Val Nure per come è. Cerchiamo di costruire consenso attorno all’idea della conservazione del territorio: determinante per la sua salvaguardia è l’orientamento della gente, di chi l’ambiente lo vive e lo abita”.

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