Industria: più luci che ombre
Bene l’export, fatica l’edilizia

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Alberto Rota

Più luci che ombre per quanto riguarda lo scenario economico locale a fine 2017. Questo secondo i dati in possesso di Confindustria Piacenza, numeri e cifre presentati nell’ambito del tradizionale consiglio di fine anno. Le prospettive per le imprese piacentine sono dunque, e finalmente, improntate all’ottimismo, soprattutto per chi esporta.
Più difficile, invece, la situazione per chi opera sul mercato interno.  “Vi sono alcuni settori stagnanti – ha spiegato il presidente degli industriali piacentini Alberto Rota – che faticano ad uscire dalla crisi, ed è ormai uno stato di fatto. Mi riferisco principalmente ai settori legati al comparto edile.
Per uscirne sono necessarie infrastrutture ora mancanti, opere in grado di attrarre investimenti e far ripartire il lavoro, per ritrovarci infine in un paese moderno, ciò che ancora non siamo”.
Che cosa manca, in sostanza?
“A livello nazionale mancano autostrade, alta velocità, Wi-Fi 5 G. Ma allo stato è tutto bloccato, il precario equilibrio tra Pil e debito ci obbliga a rispettare parametri angusti: aspettiamo fiduciosi che il Governo permetta di crescere anche a coloro che non operano nell’export”.
Confindustria sottolinea il buon momento dei settori  metalmeccanico, alimentare, tessile, della logistica, del settore ambiente.
Ancora Rota: “Chi riesce ad esportare ha potenzialità imparagonabili rispetto a chi resta sul territorio, attivo in settori per i quali esportare è praticamente impossibile”.
Quanto ad aree geografiche, le previsioni sono rosee  per Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, il cui Pil si annuncia sul valore di 2.5, livello più che soddisfacente, con benefici e ricadute positive percepite dalla popolazione. Tra i fattori che potrebbero generare sviluppo – per l’associazione datoriale di via IV Novembre e per il suo presidente – i piani energetici firmati dai ministri Galletti e Calenda, qualora sostenuti da investimenti concreti sui territori.
Ecco la voce dei principali comparti, a partire dalla metalmeccanica. Secondo Marco Livelli (Jobs), vicepresidente di Confindustria, “le macchine utensili, dopo anni di scarsi investimenti, grazie all’iperammortamento e ad altre misure, vedono una ripresa sostenuta che andrà avanti un altro anno per il rinnovo delle agevolazioni. Una volta finite, però, ci si attende nel medio periodo una nuova sofferenza”.
In buona salute anche la logistica, come conferma il caposezione Roberto Daverio (Lyreco Italia) che parla di una distribuzione in crescita del 7 per cento ma con “un dubbio che ruota intorno all’effetto Amazon”, dopo gli scioperi e le proteste di questi giorni. “Eccezionale il 2017 per Chimica e Plastica” secondo il caposezione Lorenzo Marchi (Fornaroli Polymers) con il packaging sugli scudi, specie in campo farmaceutico. Bene, spiega il vice caposezione Sergio Dallagiovanna (Molino Dallagiovanna) anche l’Alimentare. Si tratta di un comparto che aumenta il fatturato del 10 per cento. Positivo anche l’anno del settore Ambiente con il caposezione Claudio Dodici (Trs Ecologia) che parla di un +25 per cento di fatturato.
Tengono Credito e Assicurazioni, come confermato da Mario Zurlini (Assiprime Euro Brokering). Gli istituti di credito assottigliano il loro residuo di crediti deteriorati pur restando di quattro punti sopra le medie europee.  Se questi diminuiranno ancora, tuttavia, cresceranno anche le erogazioni alle imprese.
E’ grazie a nuovi servizi, infine, che le Industrie Varie sono in espansione. Lo testimonia il vice caposezione Pietro Ercini (Metronotte Piacenza), il quale parla di una crescita  pari all’8 per cento.
Note ancora dolenti, come anticipato da Rota, per l’edilizia, ancora invischiata nel suo periodo nero: la Cassa Edile perde occupati (-3%), denuncia Maurizio Croci, (Croci Costruzioni), vicepresidente di Confindustria e caposezione Ance. Ancora pochi i lavori pubblici sul territorio, gli appalti, i finanziamenti, gli investimenti privati: “Piacenza è la sola provincia in regione che perde posti di lavoro nelle costruzioni edili, ma occupiamo il venti per cento del mondo del lavoro totale e se l’edilizia va male, la ricaduta è forte su escavatori e materiali edili”. In stallo, soprattutto per problemi burocratici, il settore dell’Energia. Giulio Gravaghi (Sciara) parla di 28 milioni di finanziamenti fermi, per il potenziamento della centrale di Isola Serafini, e della riforma della distribuzione del gas bloccata pur “interessando 7000 comuni e tutte le imprese”.

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