
Il movimento svolge numerosi servizi Caf a sostegno dei lavoratori: patronato, pratiche amministrative, gestione colf e badanti e un progetto, in via di sviluppo, di formazione professionale
Mezzo secolo di vita ed un’unica stella polare: la dottrina sociale della chiesa. Giovedì 8 dicembre il Movimento cristiano dei lavoratori (Mcl) ha compiuto i suoi primi 50 anni. Un momento celebrativo, da festeggiare anche a Piacenza: l’occasione per guardarsi indietro, ripercorrendo il filo di una storia costruita sul fondamento del sostegno ai lavoratori, soprattutto quelli più deboli ed emarginati, ma anche per volgere lo sguardo avanti, pronti ad affrontare le sfide del futuro in un quadro socio-economico fortemente mutato rispetto ai primi anni ’70, quando il movimento era agli albori. La genesi ufficiale risale all’8 dicembre 1972, con la fusione del Movimento cristiano dei lavoratori italiani (MoCLI), la Federazione Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani (FederACL) e alcune sezioni delle Libere ACLI, componente “scissionista” delle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani che non si rispecchiava nella linea di “autonomia politica” verso la DC portata avanti dall’associazione nel post 1968. Tra i consiglieri della neonata realtà c’era Leone Pera, fondatore e primo presidente della sezione piacentina del movimento insieme a, tra gli altri, Giuseppe Castioni e Sandro Pinotti.
“Mi definisco un sopravvissuto – ha detto in occasione dell’evento Mcl, 50 anni di testimonianza nella diocesi e nel mondo del lavoro a Piacenza, organizzato il 12 dicembre presso l’Auditorium delle scalabriniane in piazzetta san Savino -. Ricordo che alla fine degli anni ’60 per pagarmi gli studi universitari davo lezioni di matematica e fisica presso un istituto della città. La retta era piuttosto alta e quindi proposi a don Antonio Tagliaferri, allora parroco della mia chiesa, SS. Trinità, di organizzare lezioni per lavoratori a prezzi decisamente più calmierati. Lui mise a disposizione una sala parrocchiale e quella prima esperienza fu alla base dello sviluppo dell’Mcl nella nostra città”.
“Fare le cose in modo diverso” – Per alcuni anni Mcl a Piacenza è stato anche sinonimo di impegno diretto nella politica cittadina. “Per 14 anni, dal 1980 al ’94, siamo stati presenti in consiglio comunale ed alcuni nostri membri hanno anche ricoperto la carica di assessore”. Il presente appare però nebuloso. “Oggi nella nostra società ci sono troppe incertezze e distorsioni, diventa difficile parlare ai giovani, dar loro regole ed obiettivi per i quali valga la pena spendere la vita – ha rilevato Pera -. Mi pare che il mondo si trovi come bloccato tra noia, incertezza e reazione emotiva. Sentimenti figli di una cultura che ha demolito i luoghi dell’educazione, della famiglia, della scuola e della chiesa. Mcl, coi suoi servizi, può aiutare a disincagliarsi da questi nuovi paradigmi. È importante iniziare a fare le cose in modo diverso rispetto a come si è sempre fatto”.
“Ospitiamo i profughi ucraini” – Il movimento prova a “diradare le nubi” lasciando la sua impronta nella società con diverse iniziative che toccano svariati ambiti. Nel territorio piacentino quelle più dirette ai lavoratori sono i servizi di Caf, patronato, assistenza nella gestione delle pratiche amministrative per colf e badanti e un progetto, in via di sviluppo, di formazione professionale. Mcl è un presidio sociale importante anche per luoghi più periferici, con 12 circoli attivi in tutta la provincia che contano un migliaio di iscritti. “La sede centrale di Piazzale delle Crociate a Piacenza, che necessiterebbe alcuni interventi strutturali, attualmente ospita anche la comunità di profughi ucraini giunti qui con lo scoppio della guerra – ha spiegato l’attuale presidente provinciale e regionale Umberto Morelli -. La nostra mission è stare al fianco delle persone ed ascoltarle, essere un punto di riferimento per il mondo del lavoro e per la nostra comunità”.
“I giovani non si accontentano più” – Il convegno del 12 dicembre ha visto intervenire anche il presidente nazionale del movimento, Antonio Di Matteo, e il vescovo della diocesi di Piacenza-Bobbio Adriano Cevolotto. Proprio quest’ultimo ha voluto sfruttare l’importante ricorrenza per interrogarsi sul futuro di Mcl nella comunità ecclesiale. “La centralità della persona non è un’astrazione, il mondo del lavoro è in grandissima trasformazione – ha rimarcato, appoggiandosi esplicitamente ad una recente analisi del docente universitario Alessandro Rosina -. Sta cambiando la domanda delle persone rispetto all’occupazione, soprattutto da parte dei giovani. La pandemia ha accelerato questo processo: i dati ci dicono che i ragazzi, soprattutto al Nord, si dimettono in massa perché convinti che il lavoro non possa essere tutta la loro vita: cercano nuovi stimoli, non vogliono accontentarsi”. L’invito verso Mcl è quello di rimanere protagonisti in una fase storica che sta riconfigurando la società con forti scossoni tellurici. “Mi preoccupa il progressivo invecchiamento della base sociale delle nostre associazioni, la Chiesa su questo tema ha un difetto – ha ammesso Cevolotto -: lo sguardo al passato può diventare una zavorra, insufficiente nei confronti di una realtà che corre su binari nuovi e diversi. Per questo serve l’aiuto delle nuove generazioni: vanno trovate strade di relazione, soluzioni comuni”.
Pur nella necessità di variare approcci e visioni, rimane immutato il nucleo essenziale di Mcl. “Il movimento oggi è totalmente cambiato rispetto a 50 anni fa – ha affermato il presidente Di Matteo -, soltanto una cosa è rimasta uguale: la fedeltà al magistero della dottrina sociale della chiesa. È la bussola che continuerà ad accompagnarci. Siamo certi che la nostra esperienza associativa durerà nel tempo, c’è una prospettiva forte, radicata e strutturata che ci permette di guardare avanti, di interrogarci su come affrontare un contesto mutato e più ampio: è un problema non solo nostro, ma di tutta la Chiesa”.




