
Un’altra giornata infernale per Piacenza che aggiunge 33 tacche al numero di morti che si fa via via più drammatico. In ospedale i medici vivono questi giorni come uno tsunami perpetuo che si sta protraendo ormai da un mese e che continua a essere affrontato come una maxi-emergenza.
Il direttore del Pronto Soccorso, Andrea Magnacavallo, nutre però delle speranze per i prossimi giorni. I malati che sono attualmente ricoverati in ospedale hanno contratto il virus presumibilmente 12 giorni fa e quindi, dice, se le misure restrittive sono state rispettate sarà proprio nei prossimi giorni che vedremo una riduzione dei casi. L‘iter di questo terribile virus sembra, infatti, essere il seguente: 4-5 giorni dopo il contagio compaiono i primi sintomi che si complicano con la polmonite dopo 7-8 giorni dall’inizio dei sintomi.
Ciò non toglie comunque che attualmente la situazione sia di difficile gestione, con posti letto che sono ormai insufficienti per garantire le cure necessarie a una media di 50 pazienti con polmonite al giorno. Questo, nonostante l’ospedale abbia dedicato praticamente tutti i posti letto alla cura dei pazienti Covid (circa 700 di cui 43 in terapia intensiva). Lo dice chiaramente Magancavallo in un’intervista rilasciata a “Libertà”: “Le terapie intensive di Piacenza sono in difficoltà malgrado gli sforzi dell’Ausl per aumentare i posti letto. Ma esiste un livello di coordinamento regionale e nazionale per il trasferimento dei pazienti verso altre strutture che ci sta aiutando”. Altra difficoltà da aggiungere è la mancanza di personale dovuta proprio allo stesso virus.
Per quanto riguarda i numeri del contagio, il direttore del Pronto Soccorse è convinto che il numero basato sull’esito dei tamponi sia ampiamente sottostimato anche perché la maggior parte delle persone ha avuto una forma lieve con sintomi gastroenterici o simil influenzali. Ne risulta perciò alterata anche la percentuale di mortalità, nonostante Piacenza abbia subito indubbiamente un gran colpo.




