I primi anni del Liceo scientifico di Fiorenzuola d’Arda

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Fiorenzuola vanta un primato per quanto attiene la presenza delle scuole pubbliche. Nel 1828 Antonio Gatti, al quale è intitolata la locale scuola media, lasciò una cospicua somma per ampliare l’attività di pubblica istruzione allora presente. Nel 1863 funzionò una scuola tecnica superiore, che comprendeva tre corsi. Per quei tempi la cosa rappresentò certamente una grande innovazione e conquista. Gli amministratori laici e la Chiesa cattolica posero sempre grande attenzione all’istruzione dei giovani fiorenzuolani indirizzando significative risorse, umane ed economiche, alla loro formazione.

Nel 1941, a seguito di pressanti richieste, l’amministrazione comunale avanzò la proposta dell’istituzione di un liceo scientifico comunale con la previsione di un graduale sviluppo. L’anno precedente, lo stesso provveditore agli studi, nell’ambito di un riordino scolastico provinciale, propose al ministero dell’educazione la creazione di un corso di istruzione superiore a Fiorenzuola. Il ministero autorizzò, pertanto, per l’anno scolastico 1941-1942, l’istituzione della prima classe del liceo scientifico. Tra l’altro la localizzazione parve opportuna, essendo Fiorenzuola baricentrica rispetto alla val d’Arda e al confine con la provincia di Parma. Poteva, quindi, attrarre numerosi studenti. Si trattò di un esperimento. Dopo due anni, i successi sia nella frequenza sia nella didattica suggerirono all’amministrazione comunale di chiedere l’istituzione di un regio liceo autonomo. Il provveditorato concesse, invece, una semplice sezione staccata del regio liceo di Piacenza.

Nell’anno scolastico 1944-1945 furono attivate cinque classi con novantacinque allievi; in quello 1946-1947, quattro classi con cento allievi. A pochi giorni dalla Liberazione, il 21 luglio 1945, su istanza espressa dall’amministrazione insediata dal CLN, il provveditorato chiese all’Ufficio regionale alleato per l’educazione, l’istituzione di un liceo scientifico di Stato autonomo. Le ristrettezze finanziarie, le persistenti difficoltà logistiche e l’incertezza sul numero dei possibili frequentanti, misero, invece, in discussione anche la sezione esistente. Il 28 maggio 1946 i genitori riuniti in assemblea manifestarono a sostegno della scuola. L’amministrazione comunale, sensibile alle richieste delle famiglie e convinta di dover difendere con ogni mezzo la scuola, continuò a battersi in ogni sede, dal provveditorato agli studi all’amministrazione provinciale . Di fronte alle difficoltà finanziarie dello Stato, il Comune offrì di provvedere direttamente alle spese vive per il funzionamento. Il liceo di Stato, con le garanzie comunali, avrebbe potuto iniziare, come istituto autonomo, a far corso dall’anno scolastico 1947-1948. Purtroppo, si dovette lottare contro la burocrazia statale che voleva nuovamente la chiusura della sezione decentrata. Le argomentazioni del Comune, delle famiglie e della comunità scolastica che evidenziavano le difficoltà dei trasporti e i maggiori costi per i contribuenti furono sufficienti per far rientrare questo pericolo. Il sindaco Rossi disse testualmente: «La soppressione della sezione avrebbe conseguenze così gravi per gli studenti del popolo che io non oso neppure rappresentarle». Il Comune rinnovò la disponibilità a sostenere le spese per i locali, il riscaldamento, i bidelli e i materiali scolastici: a queste condizioni il liceo scientifico, sia pure come sezione distaccata, poté continuare l’attività.

Nel 1951 la sezione autonoma del liceo non era ancora stata riconosciuta. Le forze politiche e i cittadini ritornarono così alla carica con determinazione e caparbietà: le frequenze scolastiche erano peraltro ben superiori alle aspettative più rosee formulate. «Fiorenzuola e la sua zona hanno effettivamente di che alimentare una nuova scuola […] merita di essere indipendente e perciò eretta in regolare Scuola di Stato». La città contava ormai più di dodici mila abitanti e i Comuni contermini, compresa la fascia confinante del parmense, erano densamente abitati e sostenevano il progetto.

Nel 1953 di fronte a una nuova minaccia di chiusura dell’esperienza, ancora una volta, le istituzioni, i partiti e le comunità locali fecero un fronte unico chiedendo e, alla fine, ottenendo dal ministro della pubblica istruzione Antonio Segni la prosecuzione delle lezioni. Queste iniziarono, nell’anno scolastico 1953-1954, il 15 ottobre, con una solenne inaugurazione e settantatré iscritti. Finalmente, qualche giorno dopo il ministro Gaetano Martino annunciò, con un telegramma ufficiale e definitivo che il liceo scientifico di Fiorenzuola era autonomo.

Il sindaco Orsi ufficializzò la buona notizia con un manifesto: «La pluriennale aspirazione della istituzione di un liceo scientifico autonomo di Stato […] è un fatto compiuto». In conclusione, rivolse un invito alla popolazione: «[…] Fiorenzuola non tanto deve essere orgogliosa di possedere una scuola media superiore quanto di saperla custodire e di saperla valorizzare con l’apporto di ogni suo contributo migliore». Il 17 dicembre 1953 la giunta deliberò di dedicare la scuola allo scienziato Enrico Fermi, decisione ratificata nel consiglio comunale dell’8 gennaio 1954, nel tripudio generale.

Tutte le amministrazioni del dopoguerra, di ogni segno, con l’unanimità dei partiti, in piena convergenza tra di loro, lavorarono proficuamente: alla fine riuscirono a ottenere l’autonomia e la statalizzazione del liceo scientifico. Un risultato di tutti, di cui andare fieri. Ora diventava necessario adeguare i locali, di questo ne erano consci sindaco e assessori uscenti. Nel 1956 gli amministratori dell’epoca, parlando della necessità di adeguare gli spazi scolastici, commentarono con preoccupazione che senza nuovi e più adeguati locali si potevano incontrare serie difficoltà per la permanenza del liceo: «[…] lo sviluppo e forse la conferma della nuova scuola che non è solamente lustro cittadino, ma reale necessità per l’avvenire dei nostri figli, dipende anche da locali adatti e confacenti». Ma questa è una storia che riguarderà gli anni a venire.

(tratto da Augusto Bottioni – Maurizio Migliavacca, Il coraggio dei nostri padri, Papero editore, Piacenza, 2020)

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