I cristiani non cattolici a Piacenza. L’arcipelago evangelico e le chiese etniche indipendenti

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Secondo le stime del Cesnur, Centro Studi sulle Nuove Religioni, in Italia ci sono più di 800mila fedeli di religione protestante divisi in molte denominazioni e sigle. A Piacenza sarebbero circa 2mila i credenti evangelici. Non esistono censimenti ufficiali o mappature da parte della Diocesi o del Comune per inquadrare la diffusione di questi gruppi cristiani non cattolici. Il panorama protestante in città risulta frammentato, con 15 luoghi di culto evangelico fra città e provincia: alcune chiese contano poche decine di fedeli, mentre altre realtà diverse centinaia. Si tratta di una religione in crescita, a Piacenza ogni anno si convertono almeno una decina di “nuovi cristiani”. Lo sviluppo di questa fede è legata in buona parte all’immigrazione africana e alle chiese etniche pentecostali.

La chiesa cristiana non cattolica più antica del nostro territorio è la Chiesa Valdese Metodista di Piacenza-Cremona. Fondata alla fine dell’800, si trova nel cuore del centro storico, in via San Giuliano. La dirige un Pastore di origine parmense, convertito da oltre 10 anni al protestantesimo e laureato presso la Facoltà Valdese di Teologia di Roma: Nicola Tedoldi. Nella vita secolare quest’uomo di mezz’età, sposato e con famiglia, è un dirigente d’azienda. “Nel 2018 i templi di Cremona e Piacenza si sono fusi in un’unica chiesa”, spiega il religioso che durante il confinamento ha celebrato messa e commentato il Vangelo per i suoi fedeli attraverso le reti sociali. L’organizzazione interna prevede una distinzione di ruoli. Se la parte religiosa è curata dal Pastore, ad occuparsi dell’amministrazione e della vita comunitaria è un Consiglio di Chiesa presieduto da Jan van de Pol, un cittadino olandese, piacentino di adozione e orticultore di professione.

Alla domenica, decine di fedeli in prevalenza italiana, si riuniscono per la Santa Messa. Non mancano però cittadini di origine africana e balcanica. “Seguiamo un calendario liturgico identico ai cattolici. Ma celebriamo altre feste particolari legate alla Riforma” aggiunge il Pastore.

I rapporti con la Diocesi e con la cittadinanza sono di collaborazione e di scambio. A livello ecumenico e culturale, i Valdesi Metodisti organizzano conferenze, incontri interreligiosi e promuovono iniziative sociali in concerto con cattolici, ortodossi e musulmani. “Offriamo conforto spirituale ai carcerati e lottiamo insieme contro il razzismo e lo sfruttamento della prostituzione”, precisa Tedoldi.

Ad eccezione dei Valdesi, quasi tutte le altre chiese di derivazione protestante hanno una connotazione etnica. Dagli anni ’80, ad arricchire l’universo evangelico locale, si sono aggiunte infatti le chiese indipendenti pentecostali legate ai cosiddetti “movimenti carismatici”, frequentate soprattutto da migranti dell’Africa sub-sahariana, ghanesi e nigeriani in particolare.

Il protestantesimo a Piacenza trova la sua manifestazione più vivace nei culti delle chiese africane anglofone come la Latter Glory Ministries International (LGMI). Questa chiesa pentecostale ghanese con ramificazioni nell’intera Africa nera, nel subcontinente americano e in Europa meridionale, sorge in via Passerini dove ha trovato sede una decina di anni fa riconvertendo un capannone industriale in tempio.

Ogni domenica, è una festa in questa piccola comunità che conta qualche centinaio di fedeli. Vestiti con i loro migliori abiti, si radunano per cantare il gospel, ballare e pregare. Il pastore e i predicatori sono di origine ghanese e il culto viene eseguito in inglese e tradotto in italiano. E’ una fede di migranti con forti affinità etniche, linguistiche e culturali. Non mancano però africani francofoni come Kouyate Maimouna.

Francofona, di origine ivoriana e residente da 20 anni a Piacenza, Maimouna è una mediatrice culturale presso l’Asl e il Comune. Ha una storia particolare poiché ha “lasciato” l’Islam per abbracciare la fede cristiana pentecostale. “Vengo da una famiglia musulmana, mi sono convertita cinque anni fa. Cercavo un contatto più profondo con Dio e non ero a mio agio con i riti islamici che mi sembravano freddi e troppo normativi”. Maimouna ha realizzato la sua conversione nella Casa Madre della LGMI a Reggio Emilia. Una cerimonia solenne che prevede il battesimo, la rinascita in Cristo e il cambio del nome. Oggi la giovane si chiama Abigael.

I pentecostali credono in un’interpretazione letterale delle Scritture e soprattutto nell’esperienza diretta della conoscenza del Sacro. “Senza l’incontro con Gesù non può esserci Salvazione”, spiegano i fedeli. Si tratta di un approccio molto rigoroso ingentilito da pratiche religiose più libere e dall’entusiasmo dei partecipanti.

Dopo la Santa Messa, il “culto di adorazione” è accompagnato da una base musicale con un Dj e un sound-system. Il vice pastore John Bah spiega questa esuberanza nei seguenti termini: “Lodare il Signore deve essere una gioia, noi balliamo e cantiamo per lui: essere cristiani significa essere felici”.

A contraddistinguere queste chiese è il loro carattere militante. La LGMI è impegnata in attività di proselitismo e di evangelizzazione ma ricopre anche una funzione di integrazione sociale e culturale:”Alcuni fedeli abitano a Piacenza da diverso tempo, molti invece sono rifugiati appena arrivati dalle coste africane e spesso sono spaesati, il nostro obiettivo è portarli in chiesa e tenerli lontani dalle tentazioni”, aggiunge Bah. L’azione di questi luoghi di culto mira a debellare anche la stregoneria e il voodoo, superstizioni in cui credono parte dei loro connazionali. Tuttavia, il fine ultimo per i pentecostali è la re-cristianizzazione degli individui, e poi della società.

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