Graziano Terzoni: “Produrre vino mi rende felice”

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C’era di mezzo una ex morosa. Non ricordo bene quale fosse il tratto d’unione tra il vino scelto dagli sposi e questa ex morosa. Non ricordo nemmeno di chi fosse ex morosa. Comunque, alla festa di matrimonio, sul tavolo c’era Aquapazza di Podere Pavolini, Malvasia di Candia, ferma, secca, profumata, in una parola: buona. L’amico sommelier che ha visitato la cantina, non si è entusiasmato. Preferisce la versione frizzante, la Badessa. Che berrà con altri, per me Aquapazza targata 2017 è planetaria. Il sabato era consuetudine andare al canile di Castell’Arquato. Podere Pavolini è a Bacedasco, lo misi di strada. Trovare la cantina fu semplice. Trovare Graziano Terzoni, il titolare, molto meno. Quando è in vigna il cellulare non prende. La segretaria mi fece accomodare nella zona esposizione. Aquapazza stava vicino a tre bottiglie di metodo classico: Lady Giò, Lady Giò Rosa e Les Rois; a pavimento, un vuoto di Crystal. Quando strinsi la mano a Graziano, sapevo che della Malvasia avremmo parlato poco, le bollicine intrigano.
Più o meno è così che ho conosciuto la cantina, sicuro è così che ho trovato un’eccellenza piacentina. Si chiama Les Rois Pas Dosé Cuvée Premiere, la traduzione non serve. Il francese è quasi d’obbligo con questa tipologia di vini, ma è prodotto del territorio. Graziano è orgoglioso della creatura. Quando gli dico, convinto, che sta tra le prime dieci bolle italiane, mostra consapevolezza. Sono appena tornato da lui per rimpolpare la scorta. Siccome servono venti minuti per portare in temperatura la bottiglia, ne approfittiamo per una visita alla filiera di produzione e per i racconti annessi.


“Da piccolo sentivo suonare Barbera e Champagne di Gaber. Sapevo cos’era la Barbera, mio padre faceva il vino. Gli chiesi cos’era lo champagne, rispose di lasciar perdere, roba da signori. Non gli ho dato retta. Dopo il diploma all’ITAES Umberto I di Alba, ho cominciato a lavorare sul metodo classico, a studiare la bevuta, ad affinare la mia ricetta. Perché di ricetta si tratta”. Le parole scorrono, per chi vuole arricchire il bagaglio tecnico, con Graziano c’è di che prendere appunti. A me restano in testa due cose: la differente risposta dell’acino alla pressatura e la volontà di partire da uva locale, la Fortana, per arrivare a Reims. La bottiglia intanto si è rinfrescata.
Graziano ha gesti precisi per sturare e versare. Analisi visiva e olfattiva mi dicono: bevi è buonissimo. Lui con una punta di rammarico dice: “Tra 4 o 5 anni sarà uno spettacolo”. La bottiglia però non è durata mezz’ora. Gli chiedo se essere di Piacenza è penalizzante per un prodotto simile. Chi decide di bere bollicine, prima guarda i francesi, poi Franciacorta, poi Trento, e via via a scalare. Mi mostra la foto di uno scaffale: Bonarda in offerta a 1,50 €. “Per fare numeri smettono di fare vino. Produrre vino mi rende felice, se sono felice, contagio chi mi è vicino”. Non avevo pensato al contagio, ma quando bevo il Les Rois, sono felice.

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